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L’insostenibile pesantezza dell’euro?

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uscire dall’euro è una scelta coerente. Lo ribadiamo:   ciò significherebbe allineare  il reddito degli italiani a quello dei paesi meno sviluppati.

Non prendiamoci in giro: anche restando nell'Euro il reddito degli Italiani lentamente si allineerà (anzi si sta già allineando da anni) a quello dei paesi meno sviluppati. Se dopo un ipotetico ritorno alla moneta nazionale vi fosse una svalutazione di un n%, ciò vuol dire che restando nell'Euro vi sarà un deflusso di moneta dall'Italia all'incirca di pari entità.

 

Se invece vogliamo giocare la partita nella serie A, e portare i salari italiani a livello di quelli tedeschi, non esistono scorciatoie legate al regime di cambio: si devono fare le riforme che permettano alla produttività di ricominciare a crescere

Anche qui: smettiamo di prendere in giro i lettori dando loro per assiomatico che l'Eurozona sia la "serie A" mentre altre soluzioni sarebbero qualcosa di inferiore: in Europa fuori dall'Euro ci sono paesi che ammiriamo (Islanda, Gran Bretagna, Norvegia, Svezia, Danimarca e Svizzera) e paesi che, sebbene più poveri di noi, stanno recuperando il gap (Polonia, Rep. Ceca, Ungheria), e che dunque temo che i nostri posteri ammireranno. Non esattamente la serie C2.

Le riforme le si possono fare sia stando nell'Euro che uscendone: di riforme istituzionali, delle pensioni, del lavoro, degli ordini professionali, di liberalizzazioni e privatizzazioni si discute in Italia da ben prima dell'adesione alla moneta unica. E non mi pare che il fatto di avere l'Euro abbia dato un'accelerata al processo riformatrice.

E ancora: se passiamo dai wishful thinking di lungo periodo alla realtà concreta, un aumento della produttività in parole povere significa una riduzione dei salari.

Per la verita' sei tu che prendi in giro: da che deduci che restare nell'euro causi deflussi di moneta? Io me ne aspetto molti di piu se usciamo.

Islanda, Gran Bretagna, Norvegia, Svezia, Danimarca e Svizzera hanno una credibilita' che noi ci sognamo. La Finlandia o l'Olanda possono uscire dall' euro restando credibili, noi no.

Last but not least: un aumento di produttivita' non significa assolutamente una riduzione dei salari, semmai spinge verso un loro aumento. Semmai una siduzione del costo del lavoro (come quella causata dalla svalutazione) si traduce in riduzione dei salari.

Sono d'accordo che le riforme si fanno con o senza euro.Ma di regola si vuole svalutare per evitare di farle

L'eventuale svalutazione di una nuova moneta nazionale emessa da un paese al posto dell'Euro sarebbe in ultima analisi causata dalla differenza negativa fra domanda e offerta di detta valuta, ovvero fra domanda e offerta di beni e servizi di quel paese.
Ma restando quel paese nell'Euro, se detto saldo è negativo, significa che i soldi gradualmente stanno uscendo da quel paese: di qui il mio riferimento al deflusso di moneta.

È vero che nel breve periodo detta domanda di valuta è influenzata dalla credibilità di quel paese e di quella valuta; il che tradotto in un italiano semplice si può esprimere con: "nel breve periodo detta domanda di valuta è influenzata dalle aspettative di svalutazione". Cioè dalle aspettative di saldo fra domanda e offerta di essa. Ma anche restando nell'Euro la zuppa non cambia di molto: la domanda di titoli di stato di quel paese è influenzata dalle aspettative di performance in termini di crescita del PIL, bilancio in ordine, etc..., e la domanda di titoli azionari e obbligazionari di aziende di quel paese è influenzata dalle aspettative di performance in termini di risultati aziendali, etc... etc.. (le due cose sono collegate).

Che a nessuno piaccia cambiare i propri risparmi da una moneta forte a una debole è una banalità. Ma è la ragione per la quale ipoteticamente un governo, se lo vuole fare, prende la decisione all'improvviso: l'abbandono dello SME nel 1992 fu negato fino a un minuto prima da tutti i governi che poi invece lo fecero. Idem la convertibilità del Peso argentino nel 2001.

È vero che in teoria si può raggiungere un aumento della produttività senza diminuire i salari, ma migliorando invece altri fattori (e di conseguenza raggiungere addirittura salari più alti); ma in pratica - vai tranquillo - lo scopo verrà raggiunto attraverso l'unico modo realisticamente praticabile nel breve-medio periodo: diminuendo i salari, come già sta avvenendo.

Infine dire che si svaluta per evitare di fare le riforme postula l'affermazione che l'Italia, siccome con ogni probabilità è destinata a rimanere nell'Euro, dette riforme sta per farle, dato che non ha altra scelta.
Oppure mi ribatterai che può scegliere di restare nell'Euro e di non farle? In effetti sì, per usare il vostro lessico, può non farle proseguendo nel "declino". Fino ad oggi mi pare che l'Italia abbia scelto la seconda strada più che la prima. E siccome la metafora del "baratro" sul cui orlo l'Italia sarebbe stata nel 2011 secondo Repubblica & co era una balla, a uso e consumo del popolazzo, coadiuvante al cambio di governo, tutto mi indica che si proseguirà a lungo su quella strada.

Ma allora se svalutare è anch'esso un modo per evitare di fare le riforme, bisognerebbe avere l'onestà, il realismo o se preferisci la modestia di chiedersi se tutto sommato sia meno peggio la padella dell'attuale declino o la brace della svalutazione.