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Ma io tifo Renzi

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Quella sera del 10 febbraio al Quirinale Renzi era agitato. Mentre aspettava di essere portato dal Presidente si guardò in un vecchio specchio cinquecentesco, passandosi un fazzoletto sulla fronte lucida. L’inquietudine era però positiva, come il giorno del matrimonio, pensò, l’adrenalina gli dava la carica. «Buonasera Segretario» disse una voce alle sue spalle. Si voltò e vide il Presidente in persona. «Buonasera Presidente» rispose Renzi sorpreso. Rapidamente si accomodarono in una stanza dove c’erano delle poltrone e un tavolo apparecchiato per la cena. Il Presidente si informò su di lui e i famigliari, tenendolo un po’ sulle spine, poi rapidamente venne al punto. «Ci sono molti settori importanti della società italiana molto preoccupati per la situazione.» iniziò il Presidente, «se si andasse a votare con questa legge elettorale Grillo bloccherebbe qualsiasi maggioranza stabile. Se si andasse a votare con la nuova legge è altamente probabile che vinca Berlusconi…..» «Sul serio?» interruppe educatamente Renzi « sì, certo» continuò il Presidente, «soprattutto tenendo conto che all’ultimo momento Berlusconi candiderà la figlia Marina, che sposterà un 2-3% di voti femminili che saranno determinanti. A questo punto all’estero ce la faranno pagare, lo spread tornerà a crescere e scatterà il piano di abbandono dell’Italia da parte degli investitori esteri, l’Italia non sarà più vista come un paese affidabile. Tra l’altro, come saprà, caro Renzi, ogni tre mesi mettiamo sul mercato 300 miliardi di titoli, basta un niente per farci cadere, abbiamo bisogno di apparire affidabili e soprattutto rispettabili presso la comunità internazionale». Il Presidente si interruppe un attimo, sembrando addirittura affaticato dal peso di quello che stava dicendo. Renzi, a cui non piaceva per niente la piega che stava prendendo il discorso, ne approfittò per dire: « ma Presidente, come posso fermare tutto questo? In questo momento non posso che sostenere Letta e lavorare per il futuro» «… rischia di non esserci futuro» lo interruppe il Presidente, «Renzi, devo chiederle di intervenire subito, in questo momento lei è la persona più indicata. Deve fare un governo che duri e che  faccia le riforme. La aiuteranno, non sarà solo» « Ma come faccio a mollare Letta adesso!» si chiese Renzi « penseranno che sono inaffidabile, dovrò rimangiarmi quello che vado dicendo da settimane, penseranno che sono impazzito o che mi sono fatto di coca..» Alla parola coca, pronunciata alla toscana, ‘o’a, il Presidente non gradì è resto serio. Renzi capì che la battuta non era andata a segno, cercò di non arrossire e continuò: « … e poi, Presidente, come posso farcela e fare le riforme che servono con la stessa maggioranza di Letta? Alfano è sempre Alfano.. » Il Presidente sorrise, capendo che Renzi era arrivato direttamente al punto ed apprezzando anche il fatto che non volesse rinnegare le cose che aveva detto nelle settimane precedenti. Guardò dritto Renzi negli occhi e disse: «Alfano ci sta. Non chiederà molto, capisce che se si vota dovrà andare con Berlusconi e ne sarà stritolato. Con due o tre anni di governo ha la possibilità di acquistare peso politico. Non le farà ombra. Le lascerà l’iniziativa. Ha chiesto solo di non fare la legge sulle frequenze. Questo pensa di doverlo a Berlusconi» (già un regalo da tre miliardi) pensò Renzi, e interruppe per un attimo: « lascerà fare anche la legge sul conflitto di interessi?»; il Presidente rispose pronto: «sì anche quella». Tutto sembrava già deciso a Renzi. Ma una cosa non gli tornava. Disse: «Presidente, perché non Enrico?» Qui Napolitano fece un grande sospiro; si capiva che questa era la parte dell’operazione che gli piaceva di meno. Dopo un attimo di riflessione, sollevò di scatto la testa e continuò: «il presidente Letta è una brava persona che si è impegnata senza risparmio. Però una parte essenziale dell’operazione che le propongo prevede la neutralizzazione di quella parte di burocrazia, che approfittando dell’incapacità dei politici, sta bloccandoil Paese imponendo ovunque il suo potere discrezionale dove in altri paesi le cose sono quasi automatiche. Enrico conosce troppo bene questa classe di funzionari, si ritiene che sia troppo coinvolto per essere in grado di azzerare poteri incrostati da anni. Lei Renzi appare invece come un battitore libero, che non ha mai trattato o ricevuto favori da questa gente. Ci sono quasi 500 nomine da fare negli enti pubblici, il nuovo dovrà passare anche da lì». Renzi si agitò sulla poltrona « 500 nomine?» disse spalancando gli occhi, «come posso essere in grado di azzeccare 500 nomine?» Il Presidente alzò leggermente la mano e disse: «lei deciderà in autonomia, ovviamente, ma non sarà lasciato solo, sarà consigliato» … «da chi?» interruppe Renzi impaziente; il Presidente continuo: «le persone che fanno riferimento a me non sono poteri occulti, ci sono aziende, persone che hanno investito capitali in Italia, vedrà che anche i sindacati l’appoggeranno» … qui Renzi non potè fare a meno di ricordarsi dell’atteggiamento morbido di Landini, negli incontri che avevano avuto (già, qui se affonda l’industria affondano anche i sindacati, pensò). Dopo questo inizio di colloquio, Renzi e Napolitano si sedettero al tavolo della cena, che si protrasse per poco più di un’ora. Discussero molti dettagli del progetto, solo con qualche divagazione che Napolitanpo seppe dosare con saggezza per allentare la tensione. All’uscita Renzi, prima di salire sull’auto che lo avrebbe riportato in albergo, respirò l’aria frizzante e umida di pioggia che stranamente non sapeva di smog (uno dei miracoli di Roma, pensò) e si disse: eh sì, the devil alternative, ricordando il primo romanzo in inglese che aveva letto capendolo praticamente tutto. La macchina parti sgommando sul porfido nero del piazzale. Le pietre bagnate si opacizzarono un attimo al passaggio delle gomme, disegnando la scia delle ruote. Poi la pioggia ricoprì velocemente le tracce e tutta la piazza tornò a luccicare uniforme.

fra "fosse vero" e "probabilmente è più o meno così". Diciamo la seconda che ho detto. :-)