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Il governo rosso-brunato. V

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A dire il vero ho in mente una definizione "pragmatica" di populismo (che sto cercando di articolare nella sequenza di articoli che spero poter continuare ora che le vacanze son finite ...) e che si applica sia a sistemi elettorali dove vota la maggioranza o totalita' della popolazione che a quelli dove la partecipazione al voto e' invece ristretta. Per questo ho citato quei nomi per il periodo risorgimentale, perche' sia la loro retorica, che i contenuti, che i gruppi di persone a cui si rivolgevano erano molto piu' ampi delle piccole % che avevano diritto al voto. 

Per una discussione seria dovremmo forse dilungarci entrambi in citazioni ed esempi pero' credo ragionevole dire che sia Garibaldi che Mazzini (cito i due esempi piu' importanti) si rivolgessero al "popolo" in genere e non solo agli "elettori" (che al tempo nel complesso di quella che poi divenne l'Italia manco esistevano, tipo Regno delle Due Sicilie ...). La spedizione garibaldina di certo non avrebbe potuto funzionare senza un certo livello di supporto "popolare", comunque sia stato ottenuto. 

Sono perfettamente cosciente che la parte "attiva" del movimento risorgimentale era ristretta alquanto ed ho ben presente che il "popolo", in media, non fosse poi cosi' favorevole (lo scoprirono, per dire, i 300 di Sarpi ...). Ma rimane il fatto che la retorica usata ed anche il pubblico di riferimento andavano ben al di la' delle ristrette elite borghesi. Che poi tale appello al popolo sia stato spesso fallimentare non toglie nulla al fatto che il messaggio e la cultura che esso indusse fossero, a mio avviso ovviamente, populiste. Ma la grande proletaria che si muove non nasce certo da una cicogna nel 1911: se quel testo pote' essere scritto ed ebbe la ricezione popolare che ebbe e' perche' gia' allora il terreno su cui seminare era ben arato e fecondato ed i temi che Pascoli usa ben diffusi nella "cultura" del popolo italiano.

Su Mussolini ed il fascismo, invece, mi permetto di dissentire. Se alle origini-origini vi sono gli arditi ed alcune elite militari e nazionaliste (ma anche il movimento socialista ...) , il ruolo dei reduci dalla prima guerra fu cruciale (e questi erano popolo) ed ugualmente cruciale fu il ruolo in Padania della piccola borghesia, che era "popolo". Questa - davvero mi sbaglio? - e' una delle cose che appresi da giovane nel leggere De Felice ... Vale per il movimento fascista lo stesso argomento usato per la componente non "cavouriana" o "sabauda" del Risorgimento: senza l'appoggio, spesso attivo ma comunque ideologicamente chiaro, di strati ampi del "popolo" a cui il loro messaggio si rivolgeva, sarebbero stati controllati ed avrebbero fallito. 

Provo a mettere l'argomento in forma di modello (che a mio avviso vale per il fascismo ma anche per il movimento risorgimentale e poi, ma meno, per le forze politiche di massa del post WWII). I protagonisti attivi e militanti sono elite (con le origini che hai detto nei due casi e condivido) che agiscono "imprenditorialmente" (come sempre fanno i rivoluzionari di successo) parlando sin dall'inizio alle masse ed invocando l'appoggio del "popolo" genericamente inteso al loro obiettivo/programma. Il messaggio, quindi, e' populista dall'inizio: siamo la voce del vero popolo italiano oggi diviso ed oppresso da potenze straniere e despoti, siamo le avanguardie del popolo italiano minacciato e villipeso, eccetera. Popolo seguici che se prendiamo il potere noi facciamo i tuoi interessi, di popolo italiano. In entrambi i casi l'azione politico-militare (1850-70 in un caso, 1919-22 nell'altro) e' condotta e gestita da elite imprenditoriali con un seguito attivo relativamente limitato ma con un supporto silenzioso o idelogico ampio e crescente. Una volta preso il potere per via "militare" quel potere si consolida e dura perche' riesce rapidamente a convincere grandi % del popolo di esserne il legittimo rappresentante. Ed in queste operazioni di acquisizione di consenso e consolidamento del potere la componente "populista" del messaggio e' assolutamente cruciale e vincente.

Il punto di fondo che cerco di fare rimane quindi quello iniziale: sto cercando di capire da dove un certo messaggio, i suoi contenuti, immagini e visioni della politica vengano. Sto, insomma, parlando della "cultura politica" del popolo italiano e di come si e' andata formando dal Risorgimento in poi. Che votassero o meno e' certamente importante alla fine della determinazione di chi vinse o perse ma e' meno rilevante per seguire i vari percorsi del sistema culturale che e' andato creando nei decenni la cultura politica degli italiani. 

Questo vale quindi anche per la DC post WWII ed il suo messaggio. La mia definizione (con quelle quattro colonne ed il collante, menzionate nei due primi articoli) implica che sia iniziato ben prima di BS, il quale ne raccoglie alcuni (non tutti, al tempo esisteva ancora il populismo di ispirazione marxista, quello della gioiosa macchina occhettiana ...) fili e li mette assieme. Ma quei fili vengono, culturalmente, da lontano.