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Il governo rosso-brunato. V

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Le osservazioni di MB (che perlopiù condivido) sono centrate sulla situazione italiana presente, non si tratta di un saggio sul populismo come categoria. Infatti nelle prime IV puntate la categoria era comparsa una sola volta, e dentro una parentesi. È comparsa più massicciamente in questa V puntata, ed immediatamente ha condotto a incomprensioni (mi riferisco allo scambio tra MB e GF).
Questo perché la categoria è lungi dall'essere neutra: contiene un giudizio, e viene abusata così tanto, nel dibattito politico quotidiano, che a parer mio sarebbe consigliabile farne un uso moderato.
Se un malato di leucemia e uno con un ascesso hanno entrambi la temperatura di 38 gradi, e noi diciamo che hanno entrambi la febbre, (forse) tecnicamente avremo detto cosa giusta ma abbiamo portato un contributo nullo al raggiungimento delle diagnosi corrette.
Il "populismo" come categoria di analisi è quindi prima di tutto inutile proprio ai fini dell'analisi.
Ma ancora peggio è dannoso, perché contenendo un giudizio, polarizza il dibattito trasformandolo in una sterile zuffa.
Rileggiamo, ad esempio, quello che ha scritto lei. "Populista" sarebbe quello (uomo politico, si presume) che per ottenere consensi mira a "compiacere le masse".
Sorvoliamo sul fatto che ciò sottintende l'esistenza di non meglio precisate "masse" (di metecatti, si capisce) contrapposte a una "crema" (di illuminati, cui noi naturalmente apparteniamo), e con questo tradisce una concezione aristocratica - e dunque per definizione non-democratica - della prassi politica; e soffermiamoci sul "compiacere". Che significa "compiacere"? In una democrazia rappresentativa (a suffragio universale, come correttamente sottolinea GF) il potere si giustifica attraverso il principio del consenso. Qualunque forza politica che voglia (legittimamente) occupare le istituzioni deve quindi ottenere il consenso della maggioranza degli aventi diritto, che sono tutti i cittadini maggiorenni che godono dei diritti politici. Per farlo deve convincerli, e per convincerli essa deve rispondere a quella domanda politica che da essi proviene. Se

La storia è piena di esempi di politici che hanno preso il potere promettendo lacrime e sangue, ovvero attuando dure pedagogie rivoluzionarie, ovvero cavalcando gli interessi di un blocco sociale contro quelli di altre categorie

mi porti qualcuno di questi esempi. Nel caso due (rivoluzioni) siamo fuori dalla prassi democratica, nel caso tre se quel blocco sociale è minoritario allora quella forza politica è di nuovo non-democratica, se è maggioritario allora è quello la "massa" e dunque quella forza politica è di nuovo "populista". E nel primo caso, quei politici che "hanno preso il potere promettendo lacrime e sangue" possono averlo fatto solo ingannando gli elettori (e allora sono dei populisti, della specie peggiore) oppure mostrandogli che quelle lacrime e quel sangue si sarebbero trasformati successivamente in benefici (e allora sono ancora dei populisti, solo della specie migliore).
Sono le contraddizioni del principio del consenso: se si afferma democraticamente che il potere si giustifica con il principio di maggioranza e si accoglie il suffragio universale, poi si deve fare i conti con la necessità di "compiacere le masse" per legittimarsi al potere.
È la democrazia, bellezza. Il termine "populismo" ha certamente un suo significato, anzi ne ha molti (può essere impiegato per Napoleone Bonaparte come per Guglielmo Giannini) ma così come viene usato ogni giorno nel nostro dibattito politico, è solo il lamento di una classe dirigente spodestata che non sa più che pesci pigliare.

Le propongo...

gspadaro 11/9/2018 - 15:56

...un piccolo esperimento mentale. Prenda le piattaforme politico programmatiche e lo stile comunicativo di - mettiamo caso - Margaret Thatcher da una parte e Giggino Di Maio dall'altra parte. Li confronti. Se non riesce a notare differenze, non si affatichi oltre.
Se Le dovesse capitare di scorgere qualche differenza, Le potrà essere utile, a livello informativo, sapere che esiste una comunità di parlanti (due esemplari dei quali sono costituiti dal sottoscritto e, con ogni probabilità, da MB, ma ne conosco personalmente degli altri) che sono soliti designare con la qualifica di populista Giggino, mentre non adoperano la stessa qualifica per Margaret. Detti parlanti, tra loro, comunicano scorrevolmente in base a detta convenzione linguistica.
Naturalmente, la rilevazione di tale uso linguistico non La obbliga ad aderire allo stesso, specie qualora Lei, per ragioni Sue, preferisca astenersi dall'uso di termini non rigorosamente neutri ed a-valutativi.
Credo che la minestra non possa essere allungata oltre.

Ringrazio anche per lo sforzo didattico. Temo che il soggetto a cui tale sforzo e' diretto sia incapace di apprezzarlo ed usarlo. E' una vecchia frequentazione, purtroppo. E non sembra capire quel che da lungo tempo gli e' stato spiegato. Non capira' neanche questa volta, ci scommetto. 

Sono consapevole di quella convenzione linguistica. Mi ero adoperato appunto per spiegare perché essa sarebbe a parer mio da evitare accuratamente: essendo grossolana, giudicante e divisiva, non aiuta né ai fini del dialogo, né ai fini della comprensione del processo storico.
Naturalmente ne Lei ne altri è tenuto ad accogliere questo mio modesto suggerimento, né io mi aspetto che lo si faccia.
Sorbiamoci la minestra così com'è.