Titolo

Il governo rosso-brunato. V

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Ho dato, in ognuno dei cinque articoli, definizioni precise. Come le daro' in quelli che seguiranno. 

Se non sai leggere o capire, il problema e' tuo. Non ho tempo per pretestuose discussioni basate sul nulla.

Non ho mai apprezzato l'ignoranza o la voglia di parlare senza aver nulla da dire. Con l'eta' le tollero sempre meno. 

e per maggior sicurezza le ho rilette prima di rispondere, facendo pure una ricerca delle occorrenze. Nella puntata I, del populismo politico fornisce questa definizione tra parentesi

del Populismo politico ("uno vale uno", "noi siamo i difensori del popolo", "basta tecnici, decide il popolo" ....).

e poi niente altro. Nelle puntate II e III non è presente nessuna occorrenza del termine. E nella IV esso compare solo nell'autocitazione della I (la stessa frase riportata qui sopra).

Per vedere il termine "populismo" comparire numerose volte deve arrivare la V puntata, questa qua, in cui Lei cita il populismo "politico", quello "cattolico", quello "marxista" ma senza dare una definizione dei diversi tipi: ci rimanda a Ricker, può darsi che le definizioni siano lì.
Nel suo testo c'è solo questo passaggio:

(i) La democrazia consiste nell'attuazione della volontà del popolo o, meglio, della sua maggioranza, contro i suoi nemici. Quando la maggioranza del popolo "esprime" una preferenza essa va realizzata e gli oppositori ridotti al silenzio o ignorati. La democrazia compiuta tende alla democrazia diretta, ovvero ad una relazione non mediata fra popolo ed esecutivo. Il potere esecutivo ha un rapporto diretto con il popolo la cui "volontà" esiste e va interpretata/realizzata. Il potere legislativo è secondario e svolge puramente una funzione di ratifica o di camera di risonanza. La volontà del popolo si esprime con il voto che "elegge" un leader, un capo dell'esecutivo. Ma si esprime anche fra un'elezione e l'altra, nelle piazze, nei sondaggi, nei social network, nel consenso espresso dai media verso le azioni dell'esecutivo. I governanti mantengono un rapporto continuo, non mediato da corpi intermedi, con il popolo che essi rappresentano.

E' questa la definizione precisa?
La mia nota non era volta tanto a sollecitare una definizione più chiara, ma a rilevare come e quanto questo termine sia divenuto biased nell'attuale dialettica politica, in cui ci si accusa reciprocamente di "populismo" ogni quando non si sa cos'altro dire.
Qui sopra per esempio si è palesato il suo disaccordo con il professor Federico: secondo lui il partito comunista era "del tutto anti-populista: era il partito che sapeva e guidava le masse", come anche il cattolicesimo post bellico "il cattolicesimo anni Cinquanta era again anti-populista: Pio IX sapeva e decideva", mentre Lei sostiene il contrario, e potete aver ragione entrambi, dipende da cosa "populismo" sia.
La parola "populismo" si usa troppo, e si usa male: è diventata un'etichetta generica, con cui squalificare quello che non ci piace. I "populisti" oggi sono Grillo e Salvini, ieri erano Berlusconi e Renzi, domani saranno Pinco e Pallino.

Le elites politiche italiane che hanno guidato il paese dagli anni '80 - e ancora di più dalla discesa in campo di Berlusconi nel 1992 - si sono guadagnate sul campo il diprezzo degli elettori, giorno dopo giorno. La "casta" non è una invenzione di Beppe Grillo o di qualcun altro, esiste davvero (lo ha scritto anche Lei questo), e colpevolmente ha dato per tre decenni la sensazione (eufemismo..) di preoccuparsi solo degli affari suoi, e di fare scansare la galera al capo, con il che ha creato la domanda politica per l'avvento di questo "populismo".
I soggetti che sono arrivati al governo il 4 marzo, portando a compimento il processo storico iniziato nel 1992, dovevano essere per forza alternativi a quella casta, essendo il risultato della crisi di rigetto prodotta dalle indecenze di questa. E quindi dovevano essere per forza "populisti", visto che dovevano proporsi come rinnovatori rispetto a una classe dirigente che aveva tradito la sua missione, se "populismo" è genericamente il richiamo ad una politica "per il popolo" contro una élite corrotta, come è secondo la definizione più comune.
Che fossero piuomeno capaci o piuomeno ciarlatani, di destra piuttosto che di sinistra, pro o contro la spesa pubblica, provax o novax, favorevoli o contrari all'immigrazione, eccetera è assolutamente secondario. Infatti nel calderone sotto tutti questi aspetti è entrato dentro di tutto.
Il processo storico è reazionario, non nel senso di "conservatore" ma nel senso che è una reazione allo schifo di prima, e si deve analizzare mettendolo in relazione punto-punto con il quarto di secolo precedente del berlusconismo, contro cui reagisce. Come la Costituzione antifascista si comprende solo mettendola in relazione al ventennio fascista, che l'ha preceduta e contro cui è reazione.

ammirevole

bonghi 10/9/2018 - 12:28

il tuo desiderio , nasissimo , di instaurare un dialogo con chi non ne ha assolutamente voglia ; per tornare all'argomento di interesse riporto quanto gia' riportato da wikipedia che lo trae da treccani : "atteggiamento ideologico che, sulla base di princìpi e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. Con sign. più recente, e con riferimento al mondo latino-americano, in partic. all'Argentina del tempo di J. D. Perón (v. peronismo), forma di prassi politica, tipica di paesi in via di rapido sviluppo dall'economia agricola a quella industriale, caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione»"

sarebbe abbastanza ilare chiedere in questa sede quanto fu populista il buon oscar giannino

non desidero mica instaurare un dialogo per forza. Sono da molti anni lettore e contributore di nFA, leggo tutti i contributi, che sono quasi sempre interessanti (non solo quelli del prof. Boldrin, anche quelli di altri) e come gli altri lettori ogni tanto intervengo, cercando di essere rispettoso, degli interlocutori e della policy. Come bene dice Lei, il dialogo poi si instaura con chi ne ha voglia: se al prof. Boldrin io sono antipatico pazienza, posso scambiare opinioni con qualcun altro, come Lei per esempio.

Osserviamo quindi la definizione di populismo di Wikipedia, che lei cita. A parte il riferimento al peronismo, che è interessante solo per notare in quanti rivoli ci si perde con questa parola - qui esso è una "forma di prassi politica", ma è "tipica di paesi in via di rapido sviluppo dall'economia agricola a quella industriale", ciò escluderebbe che questa definizione possa applicarsi all'Italia di adesso; e "caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari" il che la renderebbe adattabile più al berlusconismo che al M5S o alla Lega - il Populismo qui è un "atteggiamento ideologico" (quindi non una condotta politica/istituzionale, può essere "populista" pure il fornaio), "genericamente ispirato al socialismo" (E chi non lo è, da Gesù a Capitan America ci rientrano tutti) che "in modo demagogico e velleitario esalta il popolo".
Ora si potrebbe chiedere cosa si debba intendere esattamente con "popolo" (io e Lei apparteniamo al "popolo"?) ma sarebbe complicato. Più interessante è soffermarsi sul "velleitario": populista è chi, per compiacere il popolo, propone delle ricette "velleitarie", cioè impossibili da realizzare (lo inganna quindi, si presume sapendo di ingannarlo, cioè in malafede).
In questa caratteristica, unica parte di questa definizione che dica appena qualcosa, è contenuto un giudizio: visto che naturalmente ogni parte politica ritiene che le proposte degli altri, quelle che non gli piacciono, siano velleitarie, i "populisti" son sempre quegli altri.

Quel che io sostengo, quindi, non è tanto che la categoria "populismo" non sia applicabile a quello che MB chiama "governo rosso-brunato", l'etichetta può anche starci, soprattutto per il M5S (per la Lega un po' meno); quanto che trattandosi di una categoria abusata, generalista e contenente un giudizio, non è utile: non serve a capire.

P.S. alla sua domanda conclusiva un po' provocatoria (quanto fu populista il buon Oscar Giannino) che mi era sfuggita, io risponderei "molto poco".
Ma questa domanda può esser presa come spunto paradigmatico per vedere quanto grossolana e banale sia la categoria del "populismo". Al di fuori di casi estremi (Thatcher vs "Giggino", o Garibaldi vs Disraeli) praticamente qualsiasi soggetto della scena politica (di quella attuale, E anche di quella passata, come giustamente rileva MB) è un po' populista e un poco non lo è, e il livello di "populismo" che gli si può attribuire è estemamente variabile in base alle categorie di giudizio di chi gli appiccica la trita etichetta. Gli ultimi 5 presidenti USA sono tutti stati accusati a segni alterni di "populismo", per questa o per quella decisione.
E noti che pure quando si sia attribuita in modo non controverso una figura storica alla categoria dei "populisti" o a quella dei "non-populisti", si cade in implicazioni imbarazzanti non appena si cerchi di dedurre da ciò che nel primo caso quella è una figura negativa, e nel secondo positiva.
Il Garibaldi citato da MB, Martin Luther King, Gandhi, Gesù Cristo, furono sicuramente dei "populisti". Caligola, Attila, Saladino, Ivan Il Terribile, Stalin, non lo furono.

carissimo naso

bonghi 13/9/2018 - 13:54

se veramente credi che giannino non fu populista , evidentemente non ascolatavi radio24 ( buon per te ) ... il web e' comunque ancora pieno di esempi del suo modo poco ortodosso ( urla e schiamazzi ) di relazionarsi col proprio elettorato ; nel caso giannino " c'e' stato il leader carismatico , che stabilisce un rapporto non tradizionale con i propri elettori , la continua denigrazione delle elites al potere e l'esaltazione dell'elettorato di riferimento ( piccoli e medi imprenditori ) come portatore di sole buone caratteristiche , soffocato dall'attuale classe dirigente"