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Il governo rosso-brunato. V

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A parte il tipo di maggioranza per arrivare ad una decisione e la procedura, ci sono  anche principi che sono considerati d'ordine superiore, come per esempio quanto sta scritto in CEDU.

Avendo ratificato quanto lì scritto, ogni legge, anche costituzionale, in contrasto, implicherebbe il sottrarsi agli obblighi imposti da trattati e convenzioni internazionali. In particolare vedo che sono più di 200 le convenzioni, trattati e protocolli ratificati che implicano un limite alla nostra legislazione, anche costituzionale. 

Faccio notare che il populismo vede negativamente questi vincoli, in quanto limitanti della cosiddetta sovranità

l'osservazione del lettore non è così pellegrina da  potersi liquidare con una battuta.
Uno stato di diritto Costituzionale, democratico o meno che sia, è possibile solo dove esista e sia universalmente condiviso un nucleo di valori fondamentali, religiosamente e/o filosoficamente fondati, su cui basare la parte non negoziabile della carta costituzionale. Parte che non può non esserci, altrimenti la Costituzione fallisce nella sua funzione fondamentale di elemento limitatore del potere politico.

Nella prospettiva di estendere al mondo l'idea dello stato di diritto costituzionale ci si scontrerebbe con questa difficoltà, che allo stato attuale delle cose è insormontabile. 
Questo di Franz Forti è un buon tentativo, forse il migliore possibile, ma insufficiente: come tutti sappiamo, anche i principi fissati nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (ad onta del nome) sono lontani dall'essere universalmente condivisi.

La stessa difficoltà si potrebbe incontrare in futuro anche nel più ristretto universo del nostro stato territoriale, qualora alcuni di questi principi fondamentali, o principi supremi, per qualche ragione risultassero essere non più condivisi da tutti gli individui che devono sottoscrivere quel patto su cui si fonda la civiltà giuridica.

Qualsiasi forma di governo diversa dalla tirannide presuppone l'esitenza di un nucleo di valori condivisi da parte dei governati. Lo stato di diritto costituzionale non fa eccezione, anzi, rende concreta questa precondizione, trascrivendola nella lettera della carta costituzionale.

si trovano in qualsiasi ordinamento, persino il fascismo ne vantava ... anche se non ebbe mai il controllo pieno dello Stato, perché il Re conservò un suo potere, magari senza esercitarlo se non nel colmo dell'emergenza (ma Carl Schmitt definiva sovrano chi decide nello stato d'emergenza).

Il quesito è se il costituzionalismo rimandi a principi di ordine superiore alla costituzione formale o se questa sia essa stessa la fonte di tali principi: in altre parole, se esista un diritto naturale immutabile o se si diano solo principi storicamente determinati. La nostra Costituzione lascia intendere, in alcuni articoli, di volere riconoscere qualcosa di preesistente, in altri articoli, invece, crea essa stessa il principio di ordine superiore.

A me pare che l'alternativa non possa essere decisa in maniera netta: le costituzioni occidentali hanno accolto principi e valori che erano già presenti nella cultura dell'epoca, magari in opposizione a quelli propri del potere sconfitto (penso alle costituzioni rivoluzionarie francesi, alla nostra Costituzione contrapposta sia allo Statuto albertino, sia alla legislazione fascista), quindi principi e valori pre-giuridici. Le costituzioni li preservano nel tempo, pur attraverso processi di adeguamento; la nostra Costituzione, anche grazie alla giurisprudenza della Consulta, ha finito per rimandare alle Carte europee ... ma la forza dei principi di ordine superiori e dei valori che essi esprimono, nel lungo periodo, presuppone che dalla società non ne emergano altri incompatibili. 

Non sono sicuro che ciò sia già avvenuto, ma qualche avvisaglia non manca.       

non sia incompatibile con quanto affermavo, anzi mi pare (se non interpreto male la sua ultima frase) che Lei abbia colto anche le sottintese implicazioni. Principi di ordine superiore si trovano in qualsiasi ordinamento proprio perché essi sono necessari come elemento limitatore del potere politico. In assenza di essi il potere, una volta legittimatosi (con il voto, con il sangue, o con altri mezzi di giustificazione) non incontrerebbe più alcun limite, e quindi la tirannide sarebbe l'unica forma di governo possibile.
Il quesito che Lei pone - se il costituzionalismo preveda come precondizione dei principi di ordine superiore, oppure se li ponga - è marginale rispetto a ciò: avevo solo rilevato - come l'utente massimo che aveva formulato la prima osservazione - che di tali principi superiori non modificabili il costituzionalismo ha bisogno, se vuole concretizzarsi.
Questi principi devono essere condivisi unanimemente, e senza esitazioni, da tutti gli individui che partecipano della Civiltà giuridica. Se dalla società ne emergessero altri incompatibili, ossia se questo implicito accordo di fondo sui principi supremi venisse meno, il Costituzionalismo non sarebbe più possibile.