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A New York si torna al passato

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Riguardo a questo, vorrei porre una questione. Vero che nessuno è obbligato a tentare di vivere in posti dove non può permettersi il costo e lo stile di vita, ma come fare ad impedire che, soprattutto nelle città, si creino dei quartieri di soli poveri o immigrati con la conseguenza di disincentivare ancora di più l'integrazione nella società e molto probabilmente aumentare la criminalità dato il contesto sociale che si creerebbe? Lo Stato dovrebbe sostenere costoro con dei sussidi o altri mezzi simili oppure è meglio attivare dei finanziamenti per l'edilizia pubblica (a questo sono fortemente contrario)? O trovare altre soluzioni?

A New York sono state attuate tutte le politiche abitative che menzioni nel tuo commento. Ci sono circa un milione di appartamenti ad equo canone, sparsi ovunque nella citta'. Ci sono decine di migliaia di appartamenti in case popolari (di proprieta' del Comune), anch'essi sparsi ovunque. C'e' un sistema di vouchers finanziato dal governo federale riservato ai meno abbienti. Non e' questo il foro per valutare questi interventi -- un' opera complessa. Mi limito and una considerazione ovvia: obbligando due persone a vivere accanto non implica affatto che avranno interesse a conoscersi.

Voucher

Andrea Grenti 29/11/2013 - 22:41

Mi limito and una considerazione ovvia: obbligando due persone a vivere accanto non implica affatto che avranno interesse a conoscersi.

Infatti ritengo le case popolari e gli appartamenti ad equo canone dei fallimenti, perché accentuano ancora di più le differenze da quartiere a quartiere ed inoltre la gestione delle prime da parte delle istituzioni ed amministrazioni locali e statali ha sempre lasciato a desiderare per i noti motivi. Meglio decisamente i voucher: almeno uno può decidere dove andare e come preferisce stabilirvi.