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Letture del fine settimana, 26-10-2013

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Mi fa venire in mente un libro di Pinker dei vari che ho letto (non ho controllato ma memoria direi "Fatti di parole") in cui si narra tra le tante cose di un popolo nel centro america che vive a ridosso di una grande montagna che (sempre a memoria) non ha nelle parole destra o sinistra  ma verso il monte e verso valle. E le usa in modo appropriato anche lontano da casa.

Sul problema dei numeri, se i Pirahã non li usano nel linguaggio significa che nel loro ambiente non ne hanno bisogno. In effetti i numeri precisi servono soprattuto ai contadini, e da li' via. A livello di cacciatori raccoglitori non è necessario una enumerazione precisa, a livello comunicativo. Pochi o tanti bastano. Uncontable basta per sopravvivere. Un po' come un lupo che vede tre orsi entrare in una grotta  e due uscirne subito dopo. Sul piano della sopravvivenza basta capire che se entra nella grotta ne trova pochi, non un mucchio e non zero.  E sul piano comunicativo se è capace di trasferire questa comunicazione va benissimo. Ogni ulteriore precisione sarebbe uno spreco.

 

Questa lettura divulgativa è, secondo me, allo stesso tempo scorrevole e non banale; leggendo l'articolo de Il Post offre qualche risposta.