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Che fine hanno fatto gli squilibri commerciali dell'area euro?

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hai ragione, i problemi sono tanti, c'è solo l'imbarazzo della scelta...:-)

io mi ero limitato a quello in qualche modo legato al tema del post, vale a dire impatti sulla balance of payment. Come detto, affermare che "se usciamo dall'euro la moneta si svaluta di X% sulla base del PPP, e data la elasticità degli export al cambio, gli export cresceranno di X%, e quindi il gdp crescerà di X%", è francamente imbarazzante, soprattutto se venduta come "scienza" o come "opinione di tutti i piu imporntati economisti del globo"...impatto di euro break up su sistema finanziario europeo, e di conseguenza su economia e domanda globale? Niente, un dettaglio...l'esperienza Lehman non ha insegnato nulla...

Caro PJ, condivido la tua preoccupazione di fondo sulle conseguenze di una rottura dell'area euro, soprattutto se dovesse avvenire senza preventivi accordi (es sull'onda di vittorie dei partiti anti euro, ecc). L'esperienza Lehman è li a ricordarcelo.

Ritorno però a porre la questione di fondo del mio intervento: è pensabile uscire da questa situazione di crescita zero (o negativa) solo emulando tutti quanti la "virtuosa" Germania? Bastano le exportazioni a tirarci fuori dal tunnel? o forse dovremmo far si che chi è in forte surplus (germania e satelliti) espanda la sua domanda interna trainando gli altri?

 Mi sembra che questo sia il nodo che spazza via i dogmi: o si torna a crescere ad un buon ritmo (specialmente noi PIGS e forse anche Francia), o i nodi (leggi crisi di fiducia sulla capacità di ripagare i debiti) torneranno al pettine. A quel punto la tanto paventata crisi stile post Lehman ci piomberà fra capo e collo con o senza euro rottura! Non credi?

Aumentando le esportazioni non si esce da nulla. La svalutazione del 1992 e quelle precedenti hanno aumentato le esportazioni, ma non hanno risolto i problemi strutturali del Paese anche perché le stesse svalutazioni hanno creato o ampliato distorsioni.

In Europa la spesa pubblica è troppo elevata, questo è uno dei problemi. Posso essere d'accordo che in una recessione l'austerità non è la soluzione per il breve periodo, ma prima o poi va fatta insieme ad altro come per esempio le riforme (solite cose dette e stradette qui).

Non si esce da questo, a meno che non ci rassegnamo a diventare meno ricchi di prima e rimodellare le nostre stesse abitudini. Non credo sia il caso di arrivare a questa possibilità (inoltre i cittadini non lo accetterebbero), l'Italia non è diverso da altri Paesi e quindi le prospettive di crescita ci sono e ci saranno solo se si inizia a cambiare il sistema economico nazionale, probabilmente dalla radice.

Anche la Germania ha alcuni problemi simili ai nostri, qualcosa hanno fatto in passato ma ci sono le condizioni per poter fare di più. Politici e popolo permettendo. Uguale l'Italia e gli altri.

o forse dovremmo far si che chi è in forte surplus (germania e satelliti) espanda la sua domanda interna trainando gli altri

Come si otterrebbe questo risultato? Frau Merkel fa una bella legge che obbliga i tedeschi a spendere di piu'? Mi sembra che tu e quelli che tirano fuori l'argomento "non possiamo essere tutti esportatori netti" trascurino un fatto banale, la Germania esporta perche' ha una produttivita' dei fattori piu' alta. Mano mano che il divario diminuisce i beni italiani diventano piu' competitivi e i tedeschi abbandonano le loro Volkswagen per le Fiat. Ma pretendere che i tedeschi non si sa come inizino a consumare di piu' dei beni prodotti in Italia e' una boiata pazzesca, e non capisco come facciano persone intelligenti a sostenerla.

Facciamo le quote

valerio 22/10/2013 - 17:22

Basta fare delle quote, come per la Politica Agricola Comune (PAC).

Imponiamo alti dazi per l'importazioni dei beni nel mercato comune, e se la WTO o chi per esa protesta, basta fare una regolamentazione restrittiva sulla tracciabilità in nome della salute dei consumatori.

Poi, per il mercato interno, fissiamo una quota massima di beni che ogni paese può produrre e sovvenzioniamo i produttori affinché abbiano un reddito garantito se le condizioni di mercato sono avverse.

Lo so: sono un genio.

Speriamo che Fassina non ti legga se no lo ritroviamo nel prossimo programma del PD.

Firmato Tafazzi.

Ormai sei diventato neoliberista pure tu. Com'e' andata la macelleria sociale oggi?

da frequentatore di svariate cantine sociali il termine "macelleria sociale" mi ispira l'immagine di una cooperativa a cui svariati allevatori conferiscono suini, equini e bovini per essere trasformati in succulente bistecche.

a) l'uscita concordata è una cosa che non esiste. Cosi come non esistono i default ordinati delle banche. Tra l'altro chi sostiene che ci si puo sedere a un tavolo e mettersi d'accordo su come uscire (il che implica una comune assunzione di impegni e costi), sono gli stessi che sostengono che a quello stesso tavolo non ci si puo sedere per discutere su come modificare la struttura europea, perchè i paesi "forti" non vogliono assumersi impegni e costi...interesting...:-) Quindi, regola numero uno, diffidate da chi vi parla di uscite ordinate e concordate. Ho già riportato a commento del post del prof Monacelli come economisti (de Grauwe, Roubini, Manasse) e esperti del calibro di Soros concordano nel ritenere che "il gioco non vale la candela", in quanto i potenziali costi (economici e sociali) che si accompagnerebbero ad una break up sarebbero molto ma molto alti.

b) sono d'accordo che l'attuale struttura europea debba essere modificata, ma se mi si propone una cura che è peggio della malattia, allora non ci sto. Soprattutto se a propormi una usciata negoziata sono quelli che ritengono che con certi soggetti è impossibile negoziare, o che analizzano i costi di un break up "dimenticandosi" degli impatti sulla domanda globale.

c) Per quanto riguarda i poveri piigs, spesso rappresentati come "vittime" di un sistema crudele o nel peggiore dei casi di chissà quali complotti internazionali, un bellissimo paper del Levy Institute (“Unit Labor Costs in the Eurozone:The Competitiveness Debate Again”), spiega molto bene come l'attuale ritardo in termini di competitività di alcuni paesi UE non è da ricercare nelle politiche di dumping salariale tedesco (e lo stesso paper sottolinea come agire sulla compressione dei salari non è raccomandabile per i piigs), ma nel ritardo in termini di valore aggiunto dei beni prodotti e nella scarsa competitività nei settori non tradable. Ne consiglio caldamente la lettura. E' pieno di numeri molto interessanti, e soprattutto si sfata il mito che la competitività tedesca è stata raggiunta a colpi di tagli salariali (aumento del valore aggiunto dei beni prodotti e riduzione anche della remunerazione dei capitali- leggi riduzione delle posizioni di rendita - hanno giocato un ruolo determinante. E questi sono gli aspetti virtuosi che devono essere emulati). Eliminazione posizioni di rendita (e quindi riduzione dei costi energetici e dei servizi non tradable alle imprese), aumento del valore aggiunto della produzione (come modo virtuoso per abbassare il CLUP, e non tagliando i salari). Alla fine si torna sempre li. Ma appena qualcuno cerca di affrontare questi problemi, viene fatto accomodare alla porta (il povero Monti, nel suo piccolo, aveva provato a portare questi temi al centro del dibattito, parlando di liberalizzazioni e "premi produttività", ed è stato preso a pesci in faccia da chi starnazza di lotta contro l'imu e cuneo fiscale...)

a, b, c,

dragonfly 23/10/2013 - 11:50

mi piacciono assai, in particolare b).

l''esperienza di lehmam purtroppo ci paralizzerà ancora per anni, e gli euro-exit, azzardando un paragone fuori tema, assomigliano nella sicumera ai riformatori del sistema di rating d'agenzia.

anzi, forse son gli stessi, che si cimentano su un bersaglio ancor più popolare.

http://www.youtube.com/watch?v=2fTHU57ucKQ

Forse non sono stato chiaro: cerco di esserlo in sintesi. Proviamo a immaginare la storia dei prossimi mesi.

 1 - la rottura dell'euro, che tutti sappiamo essere comunque un parto mal riuscito (prematuro, ecc), sarebbe sicuramente un problema, a prescindere da come si verificherebbe, per la stabilità dei mercati. E' un rischio enorme, ma purtroppo non è l'unico.

2 - La "bonaccia finanziaria" con lo spread che si restringe, nonostante  i pessimi dati attuali e previsionali dei ns conti pubblici, è prima il frutto della BCE che ha minacciato i mercati di intervenire (OMT) e nessuno va mai contro il prestatore di ultima istanza, poi la conseguenza di afflussi di fondi dall'estero alla ricerca di un qualche rendimento dato i bassissimi tassi di mercato dei titoli "core". I nostri fondamentali purtroppo (delta PIL, delta Invstimenti, delta Prod. Ind. delta Consumi)  non confermano assolutamente questa positività letta dagli operatori finanziari.

3 - Quindi la stabilità dei mercati è solo "temporanea": quando qualcuno ri-farà  i conti (o deciderà che il rischio di restare sull'Italia  è oramai troppo alto dati i rendimenti che ne ottiene) i flussi si invertiranno ed allora ritornerà prepotente l'attenzione alle prospettive di crescita che sono le uniche che rassicurano gli investitori circa la solvibilità del debitore di cui comprano le obbligazioni.

4 - Giunti a questo stadio le  turbolenze finanziarie (like post Lehman, quelle che tutti noi paventiamo in caso di eruo rottura) torneranno di botto in maniera esponenziale: non sarebbe la rottura euro ad innescarle, ma la paura di una insolvenza del ns paese (e con esso della Spagna, Portogallo.... e forse Francia a seguire!).

5 - Certo, in questo caso la BCE minaccerebbe di  intervenire, ma il mercato questa volta andrebbe a vederne le carte ed allora, sicuramente, Draghi sarebbe con le spalle al muro e dovrebbe chiedere il via libera al suo principale azionista, la Bundesbank. Siamo certi che riceverebbe il via libera? A quanto ammonterebbe il pegno che l'Italia sarebbe costrettta a  pagare per il salvaaggio? Commissariamento? Sovranità ultra limitata del ns Governo/Parlamengto?

6 - Nel frattempo i mercati sarebbero in completa crisi di panico e, come sempre succede in questi casi, la già stentatissima mini-ripresa di Consumi e Investimenti, si bloccherebbe immditamente.  Fine dei giochi! Alziamo bandiera bianca e ci affidiamo alla Troika, ma con il forte rischio che da parte tedesca ci sia un rifiuto di soccorso (se ci dovessero aiutare lo farebbero, ovviamente, per salvare i crediti loro e delle loro banche!).

Risultato finale: lo stesso melt down che si potrebbe rischiare con l'euro exit, ma con l'aggravante di avere, nel frattempo, distrutto completamente la nostra economia reale.

Il canovaccio può sembrare fanta-economia (politica), ma a queste conclusioni si può arrivare davvero se non riparte il PIL! E, purtroppo,  anche in minor tempo di quanto si può credere! Perché il PIL riparta non si può prescindere da un aumento della domanda interna dell'Euro-zona, trainata da coloro che se lo possono permettere: i tedeschi!

Come si può ottenere ciò? con delle politiche fiscali adeguate? Con una ridistribuzione dei redditi che aumenti il potere di acquisto dei salari? con un "concerto" europeo che metta questo al primo posto?

Certo non lo si può fare lasciando operare in modo autonomo i meccanismi di mercato perché il principale fra essi, il cambio, è stato soppresso!

Mi fermo qui, già troppo ho scritto, ma spero di avere espresso i miei timori sul difficilissimo momento che stiamo vivendo e, purtroppo, sui nuvoloni che si addensano sul nostro capo anche senza paventare l'eruo rottura.

 

ok

dragonfly 23/10/2013 - 18:08

abbiamo il fuoco a bordo. la soluzione non è affondare la barca per spegnerlo.