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Che fine hanno fatto gli squilibri commerciali dell'area euro?

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Il breve post di Zanella è incontrovertibile perché basato sui dati.

Si, è vero, una suddivisione fra bilancia intra-Uero ed Extra Euro avrebbe aiutato, ma, anche facendola questa suddivisione (basta dare una rapida occhiata  dati eurostat - chi ha tempo li può lavorare e avrà percentuali precise) il risultato non cambierebbe: l'attivo della bilancia corrente dell'aggregato EURO è in crescita forte perché i periferici (non la Francia) sono tornati in territorio positivo e i Core continuano ad esserlo sempre più. Quindi ha ragione Zanella: l'Euro non impedisce il riequilibrio degli squilibri esterni. In effetti siamo diventati tutti Esportatori netti!

Ora, per allargare la logica, ripeto corretta, che sta sotto i dati presentati, ci si possono porre alcune  domande che credo servano a riportare la discussione Euro si / Euro no, su binari più economici e meno ideologici. Proverò a dire la mia su ciascuna di esse, ma, se vi sembrano pertinenti, mi piacerebbe che fossero oggetto di dibattito e di risposte dai differenti punti di vista.

1) La prima questione è già stata introdotta: come mai nonostante un surplus crescente il cambio non si apprezza se non marginalmente? Eppure non siamo la Cina, dove la Banca Centrale sterilizza i surplus: da noi la BCE non interviene. Si, è vero, lo fanno altre Banche Centrali al suo posto (FED, BoE, BoJ), ma questo dovrebbe, anzi, favorire l'apprezzamento dell'Euro vs valute volutamente "svalutate" da politche monetarie non convenzionali. Dal mio punto di vista l'effetto apprezzativo delle partite correnti è stato più che bilanciato dai flussi finanziari in uscita soprattutto per le logiche di asset allocation di Fondi, Istituzioneli ecc, che, una vota esplosa la crisi Euro, hanno sotto-pesato l'Europa periferica (debito e azioni) nei loro portafogli. In questo senso il $ è stato visto come "porto sicuro", così come lo sono stati, all'interno dell'Euro, il Bund e il DAX. C'è voluto l'intervento "persuasore" di Draghi con la minaccia dell'acquisto illimitato del debito a breve-medio termine (OMT) per riportare pian piao i flussi sull'Euro ed oggi gli effeti si vedono: quando c'è di nuovo "paura finanziaria" (rik-off) il $ non si riapprezza. Cosa impedisce allora l'ulteriore  forte apprezzamento  dell'€? La convinzione, sotto-traccia, che la crisi dell'euro zona non è stata risolta, ma forse solo rimandata. E veniamo, infatti, alla seconda domanda.

2) Anch questa è stata accennata, ma vorrei riproporla con forza: visto che il ritorno all'attivo corrente dei PIGS (senzaG che è ancora negativa) è dovuto più  al crollo dell'import+ che alla crescita dell'Export, che succederà se si arresta il calo della domanda interna (perché se non riparte quella, almento in It e SP, penso si sia tutti concordi nel ritenere che dalla recessione non si esce)? I disequilibri ritorneranno? Io credo che molti degli operatori che muovono i miliardi di investimenti finanziari, siano tatticamente tornati (a tappe) sull'Euro, ma pronti ad uscirne perché consci che tutto si regge sulla "put Draghi" e sui "germogli" di ripresa del PIL. Qualora questa ripresa non si manifestasse o, peggio ancora, se con essa tornassero anche i problemi di deficitc corrente dei PIGS, questi soldi riprenderebbero altre strade. Oltretutto, una nuova crisi di liquidità sul debito italiano (o spagnolo)  si trasformerebbe purtroppo, questa volta, in crisi di solvibilità data la situazione molto più compromessa rispetto al 2011.

3) Da quanto detto ne consegue una terza domanda:  per riequilibrare "durebolmente" il quadro intra Euro non sarebbe forze il caso che la Germania e i suoi satelliti aumentassero la loro domanda interna (riducendo quindi il surplus stratosferico vs l'estero, che è l'uico vero motore della  pur bassa crescita del loro PIL), facendo così da traino all'export intra-euro degli altri paesi? E' direi incontrovertibilmente dimostrato dai dati che  le percentuali risibili di ripresa del PIL aggregato Euro sono (anche) frutto di una logica economica basata tutta sulla domanda estera e sulla compressione della domanda interna. Come si può tornare ad un percorso di crescita adeguato dei periferici (che quindi assicuri la sostenibilità del nostro  debito pubblico) se la domanda interna del più forte paese Euro rimane così bassa? Se questa logica è condivisibile, che cosè che e  impedisce di andare lungo questa strada? Certo la visione a senso unico ed il patto che lega i paesi Euro, rafforzato dal Fiscal Compact, dal pareggio di bilancio in costituzione e da tutte le logiche che individuano negli squilibri del bilancio pubblico il solo ed unico "male", non aiutano a trovare strade armonizzatrici e collaborative. A questa domanda non ho, putroppo risposte da dare, se non solo tenue speranze  che i nostri Politici Europei si convincano  a metter mano a questa tremenda asimmetria (la vedo dura!).

4 - Se si è seguito  il filo fin qui, riname un ultimo, coerente quesito? quanto può durare una unione monetaria che ha al suo interno questi squilibri? O, se la vogliamo mettere in un altro modo, si può pensare di riequilibrare l'Area Euro fondando il tutto solo sulla domanda estera? Siamo certi che ne uscirà un qualche cosa che assicuri crescita armonica e strutturalmente stabile? Faccio solo notare che in 5 anni di crisi (compresa la parentesi del 2010) abbiamo perso quasi il 25% di produzione industriale. Gli Investimenti calano al ritmo del 7% annuo.  Insomma, una nuova crisi di fiducia quasta volta sarebbe molto più difficilmente superata.

Scusate la lunghezza, ma mi sembrano questi i nodi da affrontare, al di la dell'ideologico dibattito su euro si euro no.  

Grazie dello spazio concessomi.

RB

 

Alcune considerazioni sul punto 3)
A me pare che la domanda interna tedesca risulti compressa a causa di una deformazione prospettica. A fronte di grosse esportazioni (640 miliardi) ci sono 526 miliardi di importazioni (piu del doppio dei 214 miliardi importati dall'Italia) e che queste importazioni, a mio avviso di beni economici di largo consumo, consentano ai tedeschi di fare la spesa in modomolto  economico. Tra salari elevati e beni poco costosi, non hanno il problema di arrivare a fine mese.  Differentemente dall'Italia, che deve importare materie prime ed energia, la germania ha una certa sufficenza energetica (centrali nucleari, solare ed eolico molto sviluppati) e quindi puo' proporzionalmente importare piu' beni di largo consumo.  Ed inoltre importa il doppio di noi ma non ha il doppio delle popolazione.

A naso una nazione ricca se importa beni ed ha una struttura distributiva efficente li compra ad un prezzo basso li metterà a disposizione delle famiglie di basso reddito.  La domanda interna sembra compressa (come volume monetario) ma credo che i tedeschi non si facciano mancare niente. Solo che in DE la merce costa molto meno che in Italia. 

In teoria se noi esportassimo molto di più, potremmo fare come la germania (salvo resistenze protezionistiche). Ma per ora i  prezzi tedeschi (in base ad alcuni indizi) sono del 30-35% inferiori a quelli italiani (nei generi alimentari di largo consumo).

Gli indizi li vedo in un sito svizzero che confronta i prezzi di varie categorie merceologiche tra svizzera, francia, germania, austria ed italia.  Sono prezzi rilevati in supermercati di confine. Il confronto CH-ITA è gradualmente passato da un 25% di economicità dei prezzi italiani (generi alimantari) all'attuale 5%. Questo un po' per le oscillazioni di cambio che per IVA ed altre tasse che si ribaltano sui prezzi. Il confronto CH-DE e CH-FRA era attorno al 45% ora è al 36% e quindi per uno svizzero di Basilea o di Ginevra è molto piu' conveniente fare la spesa in germania e rispettivamente in Francia di un luganese che vada a Como o Ponte Tresa.  Sugli alimentari quindi pare che germania e francia siano piu' economici del 31%, rispetto ai prezzi italiani. Considerato che i negozi sulla fascia di confine con la svizzera tendono ad essere piu' cari, probabilmente il dato vero è superiore. Chi vuole dilettarsi, qui trova i 4 confronti per 8 categorie merceologiche.

Un primo indizio lo avevo colto qui (divertente ma ha innescato mia curiosità).

A mio avviso non è che la domanda interna tedesca sia compressa. È la nostra ad esserlo: siamo noi che in gran parte non riusciamo ad arrivare e fine mese perché tutto costa di piu' e siamo quasi a prezzi svizzeri, senza averne i salari.

La domanda è: come mai la merce in germania costa cosi' poco? Per me è perché importano un buon 25-30% di beni a buon mercato. Poi sicuramente avranno strutture e reti di vendita migliori, meno burocrazia, meno imposte sulle persone giuridiche, non hanno IRAP, non hanno 60 miliardi di  corruzione (magari ne hanno 10 ma sempre meno che da noi), insomma meno costi da traslare.

 

Non ho dati al momento sotto mano, ma sono certo che una buona parte dell'import tedesco è fatta di semilavorati (provenienza soprattutto EU lato est) che vengono poi esportati come prodotti finiti (vedi auto).
Per ragionare sul complesso non basta guardare i prezzi. Il differenziali di questi, fra l'altro, si sta riducendo in questi mesi (rischio deflazione in area PIGS). Per il fenomeno complessivo si deve osservare il contributo delle varie voci aggregate alla crescita del PIL: in Germania il contributo viene quasi tutto dall'Export. I consumi ed in parte anche gli investimenti ultimamente) sono ben poca cosa.
Ripeto un concetto banale ed elementare: pensare che tutta la ripresa (crescita del PIL) dell'Area Euro venga dall'exoport (modello tedesco) vuol dire condannare la zona a percentuali di sviluppo risibili. Se non c'è domanda interna vigorosa la crescita solida latiterà sempre!

Nemmeno io ho dati ma se la cosa è interessante non dubito che qualcuno sarà piu' bravo e veloce di me a trovarli. Sul documento indicato da marco, a pagina 3 vedo che nell'area euro (EA-17) abbiamo circa un 6.26% di import per food&drink. Ora si tratta di vedere la stessa percentuale in Germania, Francia ed Italia.

PS: mi pare che la categoria food&drink si riferisca solo ai beni primari, messi insieme alle materie prime. Immagino esistano anche semilavorati e prodotti finiti (alimentari).
L'ideale sarebbe avere la tipologia "generi di largo consumo".

food&drink

valerio 17/10/2013 - 19:30

si tenga conto che in questo settore l'europa importa principalmente cibo per animali e in subordine pesce, mentre esporta alimenti di lusso quali alcolici, vino, formaggi e altri prodotti lavorati (cioccolato, pasta, biscotti, ecc.).
quindi stiamo attenti al considerare gli import/export di food&drinks come scambio di beni di largo consumo.

si', in effetti pochi minuti prima avevo realizzato la inconsistenza della voce rispetto a ciò che vorrei evidenziare. la caccia contiua. La domanda riamane quella: perché la vita in germania costa meno. In termini assoluti (prezzi in euro). Poi su quelli relativi considarandioi salari si vede ... ma non credo che troveremo una realtà a 180 gradi.