Titolo

Che fine hanno fatto gli squilibri commerciali dell'area euro?

15 commenti (espandi tutti)

Certo, non li cambiano. Piuttosto li illuminano, nel senso detto nel post:

non c'è relazione di necessità tra gli avanzi commerciali di Olanda e Germania da un lato e il saldo commerciale del sud Europa dall'altro

Certamente, ma si tratta di due situazioni molto differenti. Gli avanzi attuali derivano in larga parte dalla contrazione della domanda interna. Ora, a meno che non si voglia sostenere che sia possibile mantenere per decenni un livello di domanda che in alcuni casi rasenta il Terzo Mondo in paesi che sono (erano?) tra le economie più avanzate del pianeta, occorre riconoscere che è un equilibrio insostenibile.

Guido, il mio punto non e' questo, il mio punto e' un altro. Provo a ripeterlo usando altre parole.

Questi dati mostrano che per avere un avanzo commerciale la Germania non ha bisogno che Italia, Spagna, ecc. abbiamo un disavanzo commerciale. Siamo d'accordo su questo?

Se si, allora siamo d'accordo sul fatto che  l'euro non e' lo strumento imperialistico necessario alla Germania per inondare il sud Europa con le proprie esportazioni. L'inversione del disavanzo dell'Europa mediterranea (a qualunque cosa l'inversione sia dovuta, qualunque cosa succeda alle partite correnti italiane, spagnole, ecc., quando queste economie usciranno dalla recessione) non ha minimamente intaccato l'avanzo tedesco, che continua a crescere.

Questo semplice punto e' l'unico punto che mi interessava fare nel post.

Senz'altro è possibile, non ho difficoltà a riconoscerlo, ma non in condizioni normali. Il mio punto è che se accade, è solo per le particolarissime condizioni attuali. Il suo punto quindi mi pare meno generale del mio.

Detto in altri termini: nel momento in cui vi fosse una ripresa che coinvolgesse i paesi periferici dell'Eurozona e quindi uscissimo dalla particolare situazione attuale, essi si ritroverebbero nuovamente come durante i 2000s (o come la Francia adesso). O forse peggio: l'austerità ha ridotto la competitività dei paesi periferici, (cfr. questo articolo di Francesco Saraceno, OFCE). Se è così, i deficit con l'estero potrebbero essere anche più larghi di quelli negli anni pre-crisi.

Tu ammetti che il surplus commerciale della Germania non richiede necessariamente un deficit della periferia. Dunque, esattamente che cosa impedisce alla periferia di seguire l'esempio della Germania? Loro sono di pura razza ariana e noi no? Pizza, paella e moussaka sono meno nutritivi delle salcicce? La musica di mandolini e chitarre causa inevitabili perdite di produttivita' che possono essere compensate solo con la svalutazione?
Nota che la Germania nel 2003-2005 con le riforme Hartz ha seguito una politica di compressione della domanda interna, con moderazione salariale e spostamento della tassazione da quella diretta a quella indiretta. Se l'Italia ha una qualche speranza di uscire dalla crisi, questa passa attraverso lo stesso tipo di percorso: smantellamento di rigidita' nel settore privato e sprechi in quello pubblico, e in generale miglioramento della competitivita' del paese, non certo in  politiche reflattive come quelle promosse sul tuo blog.

Dunque, esattamente che cosa impedisce alla periferia di seguire l'esempio della Germania?

La logica. Se tutti vogliamo esportare, abbiamo bisogno di un altro pianeta a cui vendere. Attualmente ci stiamo spartendo delle briciole di domanda estera, la Germania è messa meglio e prende più briciole di noi. Gli Stati Uniti sono in una stagnazione, gli emergenti sono in difficoltà e comunque cresceranno molto meno che nel passato, nessuno può ragionevolmente pensare che l'intera Europa, la prima area economica del pianeta (mica una piccola economia aperta), diventi una macchina da esportazioni, tanto più in queste condizioni. 

Se poi il discorso è farsi concorrenza tra noi per raccogliere le briciole, beh a questo punto è legittimo che ce la facciamo riallineando i cambi. Ma non è questo quello che dovremmo fare, è una strategia che ci consegna, se tutto va bene, alla crescita tra zero e uno. Infatti come vedi la Germania ora è lì, nonostante le esportazioni. No, non è un gran successo. Se persino la Germania cresce sotto l'1% (la stima per quest'anno è un mirabolante 0,4%), come pensi che potrebbero tornare a crescere Spagna Italia, Grecia e Portogallo? 

Ma davvero pensi che il commercio internazionale sia un gioco a somma zero? Dico, nel medio-lungo periodo... comparative advantages?

Lei sta tirando fuori un altro argomento che non ha molto a che vedere con la questione che ho posto. Io dico solo che non è possibile che tutto il mondo sia in surplus commerciale. Spero che almeno questo sia universalmente accettato. Anche riferendosi alla sola Europa, non è praticabile una crescita basata sulle esportazioni di tutto il continente (la prima economia mondiale) verso l'extra-UE. E spero che anche questo sia abbastanza scontato. 

Io dico solo che non è possibile che tutto il mondo sia in surplus commerciale. Spero che almeno questo sia universalmente accettato.

Certo, ma il punto di partenza dell'articolo era la critica alla teoria secondo la quale:

- la periferia dell'Eurozona e' condannata a permanenti deficit commerciali col "core", e  alla stagnazione perenne, dall'uso di una moneta unica in assenza di trasferimenti fiscali; 

- questa e' la conseguenza di una subdola strategia teutonica per instaurare il Quarto Reich more œconomico;

- e l'unico modo di tornare a crescere e' "riacquistare la sovranita' monetaria" (cioe' svalutare le monete della periferia).

Nei fatti, i deficit commerciali della periferia in poco tempo si sono quasi azzerati: e il fatto che questo sia accaduto tramite la riduzione dell'import anziche' espansione dell'export dipende da problemi strutturali nella periferia (e in Italia in particolare) che andrebbero affrontati con opportune riforme che ripristino la competitivita' e incoraggino gli investimenti, piuttosto che con continue svalutazioni come vorrebbero B&B. La Germania fece queste riforme tra il 2003 e il 2005, l'Italia mai, e i rispettivi risultati si vedono.

Perdona, ma tu mi stai dicendo che è possibile che l'Europa, la prima economia del mondo, divenga tutta intera una macchina esportatrice netta verso la Cina. E i cinesi a chi esportano? Su. Neanche la Germania se la passa bene ormai, ma di che parliamo?. E anche se ci riuscisse è una strategia sarebbe? Abbassare i salari e diventare un po' più poveri per essere più competitivi dei cinesi.

Le economie emergenti hanno una potenzialita' di crescita del mercato interno molto superiore a quelle avanzate, e la Cina in particolare sta passando da un modello di crescita trainato dall'export a uno piu' basato sui consumi. E poi perche' la competizione dovrebbe essere sul prezzo di ogni singola merce? Non erano i keynesiani italiani attenti lettori di David Ricardo? Mai sentito parlare di vantaggi comparati?

Ma a parte questo, al di la' dell'immediato l'unica fonte sostenibile di crescita e' la tecnologia, che permette di aumentare la produttivita' globale. Tutto questo concentrarsi neo-mercantilista sulla bilancia commerciale e' fuorviante e distoglie l'attenzione da quello che dovrebbe essere l'obiettivo centrale: metter su un sistema economico che allochi le risorse umane e finanziarie in modo efficiente e ricompensi chi investe nella crescita.

Essere "attenti lettori di Ricardo" non significa essere d'accordo con tutto ciò che ha scritto Ricardo. Soprattutto contando che nel modello ricardiano i capitali non erano mobili.
Quanto agli emergenti, dubito che abbiano così tanta voglia di diventare importatori netti.

Dovrebbe

Andrea Grenti 17/10/2013 - 20:36

Dovrebbe essere chiaro che il problema dei PIGS e della stessa Germania non è il saldo commerciale, a questo punto. I vari Paesi hanno problemi simili all'interno dei propri confini, a livello statale, burocratico, nei mercati interni, ecc., oltre al fatto che l'eurozona è divenuta zona a rischio per via delle proprie carenze istituzionali che non danno sufficienti garanzie.

Poi non so se può valere qualcosa, ma per esempio USA e Australia sono in deficit commerciale da decenni (a parte qualche sporadico episodio) e continuano a crescere.

Germania

Giovanni Vera 17/10/2013 - 21:20

Nel leggere i dati tedeschi bisogna ricordarsi di una cosa: la Germania è, come il Giappone, in stagnazione se non in declino demografico. Ad una piccola crescita reale corrisponde una crescita pro capite di pari entità, se non superiore. Paesi come la Francia o gli Stati Uniti invece sono in espansione demografica e la crescita reale pro capite è più bassa di quella reale. I dati comunque sono questi: (http://epp.eurostat.ec.europa.eu/tgm/table.do?tab=table&init=1&language=...) . Dal 2007(anno precrisi) al 2012 il Pil pro capite americano è calato dello 0,2%, quello francese -2,1%, quello del Regno Unito -6,6%, quello tedesco è cresciuto del 4,2%. Il -9,3% dell'Italia e il -21% della Grecia non necessitano di commenti ulteriori

Il mio punto è che se accade, è solo per le particolarissime condizioni attuali

Il mio punto e' che accade.