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Guantanamo, il Giudice e la Legge

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A mio parere il punto è che l'attività di applicazione di una norma al caso o ad una classe di casi concreti è spesso (e purtroppo) politica in senso lato.

Nella sua essenza, la situazione descritta nell'articolo è identica a quella che si verifica in Italia quando la Cass. forza le interpretazioni per evitare, per esempio, che migliaia di cartelle esattoriali o migliaia di multe diventino inesigibili dall'oggi al domani. Gli esempi che potrebbero farsi sono tanti.

Un giudice che dichiara illegittima guantanamo sa che la sua decisione potrebbe mettere a rischio (a torto o a ragione) la sicurezza del proprio paese, come la Cass. sa che annullare migliaia di multe potrebbe creare buchi nel bilancio dei comuni.

E' evidente che un giudice dovrebbe solo applicare la legge, senza preoccuparsi delle conseguenze dell'applicazione, perchè fare altrimenti significherebbe applicare la legge solo quando questa produca effetti desiderati dal giuidice.

Tuttavia, è anche comprensibile che quando le conseguenze di una applicazione della legge sono macroscopiche, diventa necessario avere una buona dose di palle per far finta di niente.

Io credo che questo meccanismo sia assolutamente deleterio, ma sinceramente non ho idea di come si possa evitare. Criteri di selezione dei giudici? Formazione? Attendere che i computers siano in grado di emettere sentenze (ci tengo a precisare che non è una battuta)?