Titolo

Buona volontà ma idee ancora confuse

2 commenti (espandi tutti)

L'universita', per me, non si regge solo sulla ricerca. L'universita', nella mia idea di mondo, grazie alla ricerca, dovrebbe preparare persone competenti ed in grado di essere produttive nel mondo del lavoro in breve tempo dop la laurea, ottenuta comunque ad una eta' non avanzata. Preparare ottimi potenzioni ricercatori, che non verranno mai assorbiti dalle universita' in Italia e che non hanno reali contatti ed esperienze di come funziona il mondo reale, fuori dall'universita', non rende un buon servizio a chi, per frequentare l'universita' decide di investire 4 anni della propria vita, spendendo anche denaro in quantita' non indifferente e non avendo introiti.

Ci vogliamo riflettere a cosa vuole "produrre" l'Universita' o pensiamo che basti fare ricerca ad alto livello ed il resto seguira'? Le aziende, le consultiamo, per sapere cosa vogliono? E gli studenti, vil razza dannata, visto che investono una fetta cosi' grossa della loro vita e delle risorse della loro famiglia, vogliamo chiedergli un parere? Troppi professori non si sono resi ancora resi conto che senza studenti, non vanno da nessuna parte. Nonostante questo continuano a prenderli in giro con corsi di laurea inutili e di nessuno sbocco lavorativo.
Si potrebbe, magari, ascoltare cosa dicono gli studenti e le aziende, prima di lanciare riforme dell'universita'?

I professori, per chi ha esperienza di consigli di corsi di laurea e di dipartimento, sono i peggiori conservatori che esistano sulla faccia delal terra. A parte poche eccezioni, sono decenni che insegnano in un modo le stesse cose e non hanno alcuna intenzione di cambiare nulla. Sentiamo anche i professori, certo, ma spieghiamogli che la devono piantare di fare "escamotages" per eliminare le conseguenze delle riforme.

Quanto al metodo per giudicare la ricerca, non ho la soluzione, ma non si potrebbe prendere a modello cosa si fa in paesi in cui le cose vanno meglio e cercare di usare le stesse metodologie?

MA senza dare agli studenti ed alle aziende quello che vogliono, si continueranno a sfornare laureati che faranno molta fatica ad inserirsi nel mondo del lavoro.

In Usa, a Baltimore, la universita' che mi sono scelta per il master mi ha gia' detto che se mi do una mossa e finisco in due anni il corso di studi e' garantito altrimenti sono dolori perche' fra tre anni il mio corso di master verra' soppresso in quanto gli studenti non lo scelgono piu' perche' con l'economia che non tira in USA e' un corso senza sbocchi lavorativi sicuri...mi dirotterebbero verso lidi piu' commerciabili ma essendo io "vecchietta (53 anni ora 55 al compimento di master)" ed essendo il mio obbiettivo ultimo un lavoro x non una vera carriera mi lasciano fare cio' che voglio . Questo per dire che, dove sei in un sistema basato sul privato (l'universita' paga gli insegnati con i soldi raccolti dalle tuitions degli studenti) i corsi e i dipartimenti si "estinguono' a seconda della domanda e dell'offerta sia degli studenti che del mercato del lavoro.