Il rapporto aureo del MIUR

23 marzo 2012 Francesco Lippi

La  governance dell'accademia italiana è soggetta a un grande numero di vincoli normativi.  Rimugino su uno dei più recenti, piuttosto curioso.

Un decreto ministeriale del 2011 (articolo 5, punto b) impone agli atenei che desiderino arruolare nei loro ranghi uno studioso (impiegato presso altro ateneo) il rispetto del seguente requisito:

" il numero di professori incardinati nel ruolo in riferimento per il quale si dispone la chiamata, sia inferiore a quello degli incardinati nel ruolo dei docenti immediatamente inferiore"

In soldoni (mi perdonino i giuristi) il rapporto tra  ordinari  e associati non deve essere maggiore di 1  (stessa cosa, immagino, per il rapporto tra  associati e ricercatori). Uno sprovveduto lettore, senza rispetto per questo bellissimo numero naturale, potrebbe chiedersi quale sia l'origine di questo valore numerico.  La supposizione che dietro al numero ci sia un ragionamento (nonostante la fonte) è rafforzata dal fatto che il primo verso dell'articolo 5 spiega che la ratio della norma  mira a 

"[...]  favorire una più razionale distribuzione del personale docente"

Non è una norma irrilevante. Sta capitando a diversi colleghi  di non riuscire a trasferirsi presso un ateneo che li vorrebbe perché a ciò si oppone il rapporto aureo.  Si può chiudere la questione pensando che l'accademia italiana sia il classico cavallo disegnato dal comitato (quello con le gobbe), dal quale al massimo ci si può aspettare una strenua resistenza alla sete del deserto.  Con sempre meno regimi totalitari al mondo, gli esempi di pianificazione centralizzata sono perle da studiare con interesse.

È altresi divertente provare a fare 2 conti, e qualche ipotesi, per vedere se sotto qualche condizione si riesce a trovare una ratio a questo numero  (chi vuole il cammello può fermarsi qui;  se qualcuno del MIUR ci legge è invitato a segnalarci le ipotesi originali sottostanti la "razionale distribuzione del personale docente").  Immaginiamo un Ateneo  composto di Senior (gli ordinari)  e di Junior (gli associati).   Chiamiamo S  il numero  dei senior, e J  quello dei junior. Immaginiamoci ancora che la carriera dei Junior duri T anni (cioe': un Junior resta tale per T anni) e  quella dei Senior R×T anni (cioe': una volta diventato Senior, una o uno resta tale per R×T anni, diciamo fino al pensionamento), cosi che R  denota il rapporto tra lunghezza della carriera di un senior e quella di un junior. In Italia, R potrebbe essere un numero compreso tra 2 e 4  (cioe': si resta nel rango Senior per un numero di anni che va dal doppio--se si diventa Senior tardi--al quadruplo--se si diventa Senior presto--degli anni trascorsi nel rango Junior, vedi sotto).  Ipotizziamo infine  che  una frazione P  di Junior  siano promossi a  Senior alla fine del "tirocinio" (è il tasso di promozione).   Un semplice calcolo suggerisce che, a regime, il rapporto tra Senior e Junior, quello che la legge impone inferiore a 1, è  dato da (per la derivazione e una discussione si veda la Nota per i secchioni a fine post)

S/J  =  P×R

La  formula ha una semplice  interpretazione:  in un mondo in cui tutti vengono promossi (P=1), il rapporto S/J è pari al rapporto della lunghezza delle carriere R  (esempio: se tutte le scimmie piccole diventano scimmie grandi,  il rapporto tra grandi e piccoli nella popolazione è R).   Se invece pensiamo a un mondo selettivo, in cui solo una parte dei Junior riesce a passare di livello, allora il rapporto S/J è  piu basso. (Esempio:  per avere una squadra come il Barca serve un vivaio pulcini piuttosto folto).  L'aureo rapporto si ottiene se P = 1/R.

Sarebbe interessante avere qualche dato per l' Italia, e altri paesi.  La mia sensazione è che R  sia almeno pari a  2 (forse di piu, secondo alcuni amici molto di più). Imporre quindi il vincolo S/J≤1 (come fa il drecreto) implica richiedere agli atenei un tasso di promozione non piu alto del 50%.  Ben venga, ma allo stato attuale mi pare  un criterio piuttosto selettivo rispetto a quello che si vede in giro.  Che si tratti di un tentativo surrettizio per indurre una selezione di qualità? O semplicemente, come in molti altri casi,  si naviga a vista, sparando numeri e vincoli,  senza chiedersi quali mai siano le conseguenze delle mille norme che regolano la nostra vita e settori fondamentali per il paese come l'istruzione e la ricerca?

Nota per i secchioni. La formula si ricava dall'equazione di moto del numero di Senior:   St+1   =  S(1 - 1/(RT) ) +  Jt(P/T). Partendo da questa equazione e imponendo stazionarietà  (S e J costanti)  si ricava il rapporto della formula. Disclaimer: Le formule forniscono una prima approssimazione  per interpretare la volontà del  legislatore (e le sue conseguenze). Per un modello piu realistico  potremmo volere tenere conto di  ulteriori  aspetti  (per esempio la durata stocastica  delle due fasi, o altre forme di eterogeneità). 

32 commenti (espandi tutti)

Francesco mi piace moltissimo il pezzo, semplicissimo e chiaro. Ma "rapporto aureo", da secchione quale sono, non te lo posso far passare :-)

Se fosse J/S=S/(J-S) allora sarebbe un rapporto aureo, ma mi riesce difficile immaginare il MIUR a fare cose del genere!

(Ok lo so, sono un secchione tremendo, chiedo venia, ma qui Fidia sarebbe dalla mia parte)

Grazie Federico.  Hai ragione! Perdona(te)mi l'abuso. Mi scusero anche con Pitagora passando dal limbo (dovrebbe essere li no?), scendendo al mio cerchio.  

A parte motivi storici, esiste una ratio economica per la quale i professori ordinari sono nominati praticamente a vita?

Da un lato gli stipendi dei professori (per non parlare dei ricercatori) sono in qualche caso veramente inadeguati, ma dall'altro hanno una serie di privilegi di "casta" che certo non li rendono simpatici a chi fa fatica a far quadrare i conti.

e' che per fare bene ricerca occorra liberta' accademica, e se ti possono cacciare allora la liberta' non ce l'hai piu. Il ragionamento non e' assurdo, ma ovviamente limita gli incentivi per molti a darsi da fare, quale sia l'ottimo non lo so. Pero' si tratta di un settore "delicato" in cui il potere di perseguitare qualcuno per le sue idee esiste e puo' creare non pochi danni. 

Quanto ai salari, e' vero che sono inadeguati per qualcuno, ma non per tutti. Per molti, oserei dire la maggioranza, sono anche troppo alti in rapporto al carico di lavoro. L'assurdita' e' che sono uguali per tutte le discipline, e che crescono solo in base all'anzianita'. 

Tra le motivazioni di ordine storico credo ci sia anche il fatto che il fascismo nel 1931 chiese il famoso giuramento di fedelta' ai professori universitari (che rifiutarono in 12 su milleduecento). Quindi dopo la guerra gli accademici chiesero garanzie granitiche con la scusa di essere protetti da simili soprusi.

scacciavillani centra un punto corretto.

Questo è il paese in cui Gasparri chiese l'allontanamento dei Professori di Fisica della Sapienza che criticarono l'offerta di una Lactio Magistralis al Papa [NB: in Italia è bandita la Teologia dall'Università Pubblica, giusto o sbagliato che sia].

RR

Gli stipendi di ingresso dei ricercatori sono effettivamente bassi, ma quelli degli  professori ordinari non sono affatto inadeguati. Vanno (per un ordinario a tempo pieno) da minimi sui 2700-2800 a massimi di 4500-4700 euro netti al mese (oltre bisogna avere vinto la cattedra nella tarda adolescenza, un privilegio per pochi). A questo si aggiungono i proventi delle attività professionali, che sono trascurabili per letterati e scienziati puri ma possono essere ingenti per medici, avvocati, ingegneri etc.

Non capisco la prima domanda. Tutti i professori universitari sono dipendenti di ruolo dello stato e quindi hanno le tutele degli statali. L'unica differenza è che possono (non debbono) andare in pensione a 70 anni invece che a 66.

stipendi?

VT 24/3/2012 - 23:08

Quindi offrire agli ordinari uno stipendio pari a quello di un dottorando del nord europa (o nel migliore dei casi a quello di un postdoc), pare una buona strategia per attirare (e/o trattenere) i migliori, vero?

????

giovanni federico 25/3/2012 - 08:28

Propone un aumento proporzionale degli stipendi di tutti ordinari, un cambiamento nella loro struttura (la fine delal progressività), l'abolizione dei contratti a lungo termine (i contratti dei dottorandi e dei post-doc nel nord Europa sono a termine) o cosa?

I rapporti tra le fasce vennero normativamente fissati nel 1980, quando ancora esisteva (a causa del centralismo Ministeriale, venuto meno nel 1989) l'equivalente dell'"organico nazionale".

In quell'aureo testo di legge, si fissò come **obiettivo** per una situazione "a regime" (dopo il transitorio previsto dalla "costituzione" delle fasce di Associati e di Ricercatori), questo organico: 15.000 PO, 15.000 PA e 16.000 RU. A causa della bulimìa del Baronato Italico, questa configurazione venne raggiunta già all'incirca alla fine degli '80 (e non nei tardi '90).

Il rapporto "teorico" PO:PA=1:1 viene da lì, per quanto sia oggi cambiato molto in termini normativi e organizzativi. La cronica incapacità di svolgere concorsi regolari ha poi fatto il resto nel "rendere disomogeneo a sbalzi" tale rapporto. Ad esempio il "blocco" di PO negli anni '90 causò un loro declino numerico, dal quale si ripresero con gli interessi una volta sopraggiunta la 210/98 ("Berlinguer"). Ci fu allora qualche bello spirito, sui giornali (economisti e giornalisti, si sintende), che scrisse che il sistema avrebbe dovuto essere "piramidale", sicchè i politici cominciarono anch'essi a dire che i PO avrebbero dovuto essere meno dei PA.

Sic stantibus rebus, spero di aver reso un servizio informativo, anche al Prof. Lippi.

RR

Caro Renzino L'Europeo,

 

grazie.  La Storia spesso  e'  interessante. Forse sarebbe utile anche avere qualche dato sul presente, per capire quanto ''morde'' il vincolo e,  di conseguenza, quanto ``stretti''  dovranno essere    i criteri per il passaggio di grado  nei prossimi anni (nei diversi Atenei).   

 

Oggi che non esiste più un organico nazionale, nè una norma nazionale sui valori assoluti degli organici locali come tali, l'Autorità Pubblica si è dedicata con fervore missionario, da qualche anno, a imporre regole specifiche sul turn-over. Quindi è su tali regole che vengono indirettamente condizionati gli organici e i rapporti tra le fasce. Il ginepraio è tale, ma soprattutto in fieri, che io stesso, che ne discuto giornalmente su altri blog, di ricercatori precari, ho perso il filo.

E' talmente in fieri, poi, che oggi stesso ne sapremo già di più, perchè il Consiglio dei Ministri deve licenziare la versione definitiva di un altro dei decreti attuativi della 240/2010, quello sulla "disciplina per la programmazione, il monitoraggio e la valutazione delle politiche di bilancio e di reclutamento degli Atenei".

Le settime Commissioni di Camera e Senato ne hanno discusso fino a ieri, con scorno finale del PD (che però fino al giorno prima era più o meno d'accordo).

RR

Comunque mi sia consentito dire che l'argomento centrale di queste ultime controversie, e sul d.lgs. in particolare, non è certo il rapporto aureo fra PO e PA, bensì i limiti sul turnover, che causeranno la progressiva estinzione del sistema universitario italiano.

Qui un pezzo di W. Tocci che spiega la situazione, da cui estrapolo, per chi non abbia voglia di beccarselo tutto, questo estratto:

La relazione tecnica che accompagna il decreto offre una stima degli effetti delle nuove regole: le riassunzioni crollano dall’attuale 41% al 21% delle cessazioni. Si noti che le leggi vigenti prevedevano invece riassunzioni per il 50% delle cessazioni e comunque solo fino al 31/12/2012. In seguito alle proteste non solo nostre ma di tutti i soggetti consultati nelle audizioni il Ministro si è impegnato al Senato a modificare l’algoritmo del decreto per riportare la quota di riassunzioni almeno al precedente livello del 41%. Sulla base di questo impegno e di altre modifiche ottenute i senatori PD si sono convinti a votare a favore del decreto. Ma lo stesso Ministro, il giorno dopo, non ha mantenuto la parola data in sede di dibattito alla Camera poiché nel frattempo ha subito passivamente il diktat del Ministero dell’Economia che lo ha costretto a tornare indietro all’algoritmo di partenza, accettando nel testo del parere della Commissione Cultura della Camera solo un invito molto generico alla rideterminazione dei parametri nei prossimi anni. A questo punto il PD ha votato contro, non solo per stigmatizzare il mancato rispetto degli impegni ma per ragioni ancora più gravi che attengono alla illegittimità del provvedimento.

RR

Come al solito, una delle tante scempiaggini della burocrazia all'italiana; quella sovietica era fatta da dilettanti al confronto.
In ogni caso un Senior non dovrebbe rimanere tale per più di 5 anni. Dopo, se vale la pena, l'Università lo riconferma, altrimenti si prende una bella zappa o una rete da pesca e si procura la cena per la sera come facevano i suoi avi. Idem per i professori delle scuole di ogni altro ordine e grado.

Stanford ha professori divisi in Assistant Prof., Associate Prof. e Professor, grossomodo equivalenti ai titoli italiani. Sono cosi divisi (http://facts.stanford.edu/faculty.html):

839 Professors
246 Associate
265 Assistant

 

Qui alla University of Chicago ci sono 302 professori che non hanno ancora ricevuto la tenure (tipicamente assistants) vs 790 con tenure (tutti associate o full professors).

 

Chiaramente, la proporzione 1:1 tra junior e senior non e' possibile da mantenere senza massiccio sfoltimento nei ranghi piu' bassi (pura fantascienza).

Alla domanda se valesse più acconciarsi al modello British (Piramide) o al Modello USA (Piramide rovesciata delle Research Universities) il Corpo DOcente Italiano rispose: Nu, Famo Un Cilindro, che è cosa Buona e Giusta.

 

RR

adjuncts

andrea moro 24/3/2012 - 03:56

Per confronto andrebbero contati anche gli adjuncts no? Io vorrei scommettere che la distribuzione distorta di stanford e' dovuta all'alto numero di cattedre in humanities che stanno scomparendo per lasciare posto alla marea di adjuncts che oramai un po' dappertutto si usano per insegnare le grosse classi di undergraduates.

Una  caratteristica importante (credo) del sistema USA e'  che  difficilmente un assistent professor rimane tale a lungo  (oltre, diciamo, il tenure track).  Questo tende a spingere R  in alto rispetto all'Italia (dove alcuni rimangono ricercatori fino alla pensione) e  quindi a far crescere il rapporto S/J.   Volendo azzardare a portare il mio "modellino" sui dati, i numeri riportati da Stefano per Stanford e Chicago si situano tra   3 e 4 , un valore   non  cosi lontano dal rapporto tra la lunghezza delle carriere  (un po' scontato da un tenure rate ovviamente non uguale a 1).       

  

 

non si possono equiparare i ricercatori ex 382 agli assistant professor USA che non hanno tenure.

Ho trovato l'analisi interessante e, nel tentativo di comprenderla meglio, mi sono ritrovato a portarla un po' avanti; ringrazio e invito a correggermi se sbaglio.

La durata attesa della carriera junior si può scrivere come

T = PU+(1-P),

dove U è il tempo atteso per la promozione, quando la promozione si realizzi, mentre si è posto pari a uno il tempo atteso per la pensione, di modo che U sia in realtà una porzione di carriera.

La durata attesa della carriera senior si può invece scrivere come RT = (1-U) e pertanto

R = (1-U)/(PU+1-P);

il tempo atteso per la promozione sarà allora

U = 1-R/(1+PR).

Poiché necessariamente deve aversi U>0, il regime stazionario può esistere solo se

P>PR/(1+PR);

porre un tetto a PR=S/J (es. 1) vuole dunque dire abbassare l'asticella delle promozioni necessarie.

Va da sé che mi guardo bene dall'interpretare la volontà ministeriale, nonché dall'argomentare in favore o contro la soglia scelta.

Segnalo questo dettagliato lavoro di Paolo Rossi sulle prospettive del reclutamento (a normativa vigente).

RR

Importantissimo studio comparativo dei salari accademici in 28 Paesi del mondo, curato da un gruppo di ricerca di alto livello, fra i cui coordinatori noto Philip Altbach (una garanzia assoluta). Esperto corrispondente per l'Italia è stato Giliberto Capano.
Pubblicazione su libro in uscita il 26 aprile; molti dati interessanti già pubblici sul sito.

Editoriale del "Times Higher" sull'argomento.

RR

 

 Secondo la tabella, gli ordinari italiani sono i più pagati del modo dopo i canadesi ed anche i ricercatori sarebbero fra i più pagati. Il valore di 9200 $ PPP per un ordinario corrisponde a ca 5000 euro e non ci arriva nessuno in busta paga.  In realtà si riferisce al costo totale, comprese tasse e contributi. Anche i professori sono soggetti al cuneo fiscale, mica solo i metalmeccanici

Evidentemente hanno calcolato il salario lordo per tutti, che è la cosa giusta.

Se in un qualche sistema si lascia libbertà di pensione è un altro conto; tali sistemi culturalmente inferiori non devono incidere nella comparazione globale.

RR

COme chiaramente spiegato, i totali includono tutti i pagamenti, inclusi i constributi pensionistici. Il salario lordo (quello del modello 101) invece, li esclude. Sono concetti elementari.

Evidentemente hanno calcolato il salario lordo per tutti, che è la cosa giusta.

 

Sicuro che sia questa la cosa giusta? Io ho l'impressione che i contributi pensionistici versati dai professori universitari sian poco correlati con l'ammontare del trattamento pensionistico di cui poi godranno (tanto più che in genere vanno in pensione a 70 anni).

 

In effetti il cuneo fiscale (pesante per tutti) è piuttosto correlato all'evasione e alla cattiva amministrazione.

Io ho l'impressione che i contributi pensionistici versati dai professori universitari sian poco correlati con l'ammontare del trattamento pensionistico di cui poi godranno (tanto più che in genere vanno in pensione a 70 anni).

I professori universitari sono soggetti alle stesse regole degli altri statali. Quindi vanno in pensione col sistema retributivo quelli con 19 anni di anzianità nel 1995, col sistema misto quelli con anzianità 0-18 nel 1995 e col contributivo per quelli assunti dopo il 1995. I primi in genere ricevono di più di quanto abbiano pagato in contributi. Il fatto di andare in pensione a 70 anni (invece di 60) riduce il gap

Sicuro che sia questa la cosa giusta?

Io avrei usato il costo del lavoro, ma ovviamente il mio è il punto di vista del contribuente.

Salari

Renzino l'Europeo 27/3/2012 - 10:54

Non so che cosa hanno usato. Lo scopriremo leggendo il libro perchè non mi pare che sia sufficientemente chiaro dai dati che presentano, e già sto facendo parecchie discussioni con italiani imbufaliti dalle comparazioni.

RR

In ogni caso il parametro giusto dipende dallo scopo della comparazione. Se è il costo del sistema, è il costo del lavoro al lordo dei contributi. Se si vuole confrontare il benessere dei professori (e quindi l'attrattività del paese per uno studioso) forse il reddito netto, che però è molto difficile da calcolare. Inoltre sarebbe necessario conoscere la distribuzione per fasce e la varianza attorno alla media per ciascuna fascia e sopratutto la sua origine - se da anzianità per lo stesso individuo (Italia) o fra individui (USA)

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