Paginetta di appunti (I): Come si "ripaga" il debito pubblico

9 dicembre 2011 alberto bisin

I nostri collaboratori, da terre vicine e lontane, ci cazziano che non produciamo abbastanza analisi della crisi debitoria europea. Io ho note, fisiche e mentali, che contavo di ordinare per bene. Ma ci vuol tempo, e nel lungo periodo siamo tutti falliti... Inizio quindi con delle paginette di appunti per calmare l'ira dei collaboratori - alcuni di loro hanno volti e menti segnati da tempo, esperienza, battaglie,.. e mi fanno paura.

Ci sono essenzialmente 4 modi per ridurre l'indebitamento:

tasse: si paga; cioe' si delinea un piano credibile di rientro dal debito, specificando chiaramente chi dovra' affrontare quali sacrifici quando;

ristrutturazione/default: si fa default; cioe' si ristruttura il debito, affrontando i costi reali e in termini di reputazione per il parziale default;

inflazione: si produce inflazione, cioe' si ripaga il debito ma con una moneta dal minore potere d'acquisto;

svalutazione: si esce dall'Euro e si svaluta la valuta; cioe', anche in questo caso, si ripaga il debito ma con una una moneta dal minore potere d'acquisto (beni esteri sono presenti nel paniere di italiani e non).

Alcuni commenti in calce.

Default veri e mascherati. Le opzioni {ristrutturazione/default, inflazione, svalutazione} sono tutte forme di default: il paese non ripaga il debito appieno. Non per nulla, l'anticipazione di qualunque di questi fenomeni ha lo stesso effetto sul mercato del debito: ne alza i rendimenti.

Aspettative e spirali. Se i mercati anticipano {ristrutturazione/default, inflazione, svalutazione} i rendimenti salgono, per compensare il (rischio) di default vero o mascherato. Perche' quindi {ristrutturazione/default, inflazione, svalutazione} riducano l'indebitamento, essi devono essere non anticipati (o non completamente) dai mercati. Ad esempio, inflazionare il debito nel corso del tempo richiede tassi di inflazione superiori alle aspettative incorporate nei rendimenti e quindi genera con alta probabilita' una spirale inflazionistica.

Effetti redistributivi. Nel caso dell'opzione {tasse}, paga chi viene tassato per ripagare il debito, diciamo in generale i cittadini (in uno stato in cui le tasse sono piu' o meno ben distribuite tra i cittadini); mentre nel caso di {ristrutturazione/default}, paga chi ha prestato al debitore, cioe' allo stato sovrano. In sostanza, in entrambi questi casi gli effetti diretti del rientro dal debito rimangono all'interno degli agenti coinvolti nella transazione - i cittadini che hanno preso a prestito (attraverso lo stato sovrano) e coloro che hanno prestato ai cittadini. Ma nel caso di {inflazione} e/o di {svalutazione} c'e' un'enorme effetto redistributivo al di fuori degli agenti coinvolti nella transazione. Nel caso di {inflazione}, pagano i creditori del debito sovrano, come nel caso {ristrutturazione/default}, ma paga anche chiunque abbia prestato a qualcun altro (a tassi non indicizzati ex post). Questo include chi ha un reddito da lavoro nominale, e cioe' presta il proprio capitale umano ad una impresa in cambio di un salario. Naturalmente, al contempo guadagna chiunque abbia preso a prestito a tassi non indicizzati, incluso le imprese che pagano salari nominali ai propri dipendenti. Il caso {svalutazione} e' simile: paga chiunque consumi beni importati e guadagna chiunque esporti beni per il consumo estero.

Io non so quale sia il modo migliore di ridurre il debito oggi in Italia. So pero' che tutti coloro che tirano la giacca (o i pomodori) alla Merkel perche' permetta di inflazionare il tutto e via, senza minimamente nominare la questione aspettative e spirali ne' gli effetti distributivi di questa strategia, sono dei banditi.

 

29 commenti (espandi tutti)

Esistono studi sulle procedure di sterilizzazione dell'aumento di liquidità determinato dall'acquisto di titoli di stato dalla BCE (ad oggi l'unica strategia per contrastare il crollo dei prezzi ed il credit crunch) e soprattutto sui loro limiti? A quanto ho capito per ora si parla di qualche decina di miliardi di euro: cosa succederebbe se la BCE fosse costretta ad accumulare 400-500 o magari 1000 miliardi di titoli - eventualità non del tutto irrealistica se continua così? Riuscirebbe a sterilizzarli? Può la BCE costringere le banche a depositare tutti i surplus di liquidità o può solo consigliarle caldamente?

E' sempre interessante ribadire alcuni punti essenziali della teoria (e della pratica economica), a beneficio dei tanti che propongono di non pagare il debito (il debito non è nostro, l'hanno fatto le banche e gli speculatori) o di tornare alla lira e all'inflazione; io ricordo gli anni 70-80, l'inflazione al 20%, e non mi sembra di dover rimpiangere quella situazione.

Scusa alberto, ma cio' che elenchi (4 modi)  riguarda il debito in termini assoluti.
Tutto giusto ma io direi che c'è un altro modo da aggiungere alla lista (e non li esclude) che è bloccare la crescita del debito (stabilizzare) e lavorare sul fronte della crescita economica (sviluppo). Nel senso che si puo' ridurre il rapporto deficit PIL e Debito PIL se il PIL cresce di un certo tot. Mi pare che la drammaticità della nostra posizione sia dovuta non solo all'entità del debito ma al fatto che siamo fermi da 15 anni dato che cresciamo pochissimo e meno degli altri.
Come spiegava tempo fa Boldrin su OilProject, quando si hanno debiti ci si rimbocca le maniche e si lavora di piu'. Questa la strada maestra. Sicuramente bisogna bloccare l'emorragia e poi si deve lavorare di piu', altrimenti le tasse per la soluzione 1 difficilmente si troveranno, in un paese ad alta evasione come il nostro.

fantaeconomia?

Ogni mese il governo greco deve pagare gli stipendi dei suoi dipendenti, il cibo per le mense scolastiche, la manutenzione degli acquedotti, etc. Ogni mese si trova a non avere abbastanza euro per questi pagamenti.

Supponiamo che dica a tutti coloro che devono essere pagati: "senti, so che ti devo 1000 euro, ma non li ho: se ti dessi 800 euro e una promessa di pagarti in futuro, ti andrebbe bene?". "mica tanto, caro governo, in futuro quando?" "facciamo cosi': questa promessa io la stampo su un foglietto, con la mia firma, e un ritratto di socrate, e io (governo) mi impegno ad accettare queste 'promesse', per qualunque pagamento mi sia dovuto (tasse multe biglietti dei treni, etc)". "mi piace poco, se dico di no cosa mi dai?" "il fatto e' che gli euro proprio non ci sono, ti potrei dare 800 euro senza promesse, vedi tu".

Vista l'alternativa, qualcuno scenderebbe in piazza, ma molti accetterebbero, je croix. Questo creerebbe la nuova-dracma, co-esistente con l'euro in grecia. E in sana competizione: il tasso di cambio si determinerebbe endogenamente. All'estero nessuno accetterebbe le nuove-dracme. O quasi nessuno. Magari un imprenditore tedesco, che sa che deve prenotare le vacanze per l'estate, potrebbe accettare nuove dracme come pagamento per un pallett di torni a un'azienda greca. Perche' no, se l'albergo a Santorini richiede l'equivalente di meno torni per la stessa vacanze se pagata in nuove-dracme?

Questo "ripagherebbe" (parte) del debito pubblico greco: quando scade un titolo, non occorre rinnovarlo, ma con gli euro non dati al nostro dipendente pubblico, si paga il possessore del titolo. Creerebbe inflazione/svalutazione, in linea con quanto spiega Alberto, e permetterebbe un'uscita dall'euro in tempi "lunghi", per giunta reversibile in qualunque momento (mercati e Gresham permettendo). 

Le mie domande, cui non ho risposta, sono. Funzionerebbe? Sarebbe accettabile politicamente? 

 

Ho trovato questa paginetta di Seminero dove si racconta intorno alla domanda che volevo fare: il credit crunch è veramente l'opzione più pericolosa, da evitare con qualsiasi misura? E giustificherebbe un intervento diretto della BCE come prestatore di ultima istanza?

http://phastidio.net/2011/11/28/ma-attenti-allinflazione-mi-raccomando/

Mi rendo conto che la risposta è già parzialmente implicita nella Paginetta di appunti, ma siccome anche a me non piace l'idea di inflazionare, volevo capirci qualcosa di più, perchè onestamente per quel che ne sò non mi sento di dire che sia una idea così folle. L'argomentazione principe di chi afferma ciò è che già le altre banche centrali lo fanno da tempo e dell'inflazione non si è vista nemmeno l'ombra.

A me sembra che Seminerio stia dicendo una cosa ben diversa che peraltro condividerebbe con molti altri economisti, cioè che l'inflazione va adeguata all'obiettivo consolidato della BCE (che come noto è di un'inflazione Eurozona "appena sotto il 2% annuo"), cosa che al momento non sembra probabile, almeno secondo le aspettative di mercato.  O tuttalpiù di proporre un'inflazione lievemente più alta, ad esempio fissando la crescita del PIL nominale.

Ma si tratta di livelli molto diversi da quelli paventati a seguito di un intervento come "creditore di ultima istanza" per gli stati in difficoltà.

Accidenti, a me sembrava di aver capito come ho scritto. Allora forse dovevo citare altri che invece affermano proprio quello. Resta la domanda: c'è credit crunch? e se c'è un intervento della BCE in quella direzione farebbe più male che bene? non è quello che stanno facendo le banche centrali inglese, americana e giapponese (da molto tempo, quest'ultima) senza che ciò provochi inflazione?

Il termine "credit crunch" è un po' confuso, ma tutto sommato accettabile.  C'è indubbiamente come fa notare Seminerio un problema di carenza di moneta (come in tutte le recessioni da domanda aggregata) che dovrebbe essere risolto come talvolta hanno fatto le altre banche centrali (e come la Bank of England continua tuttora a fare), cioè abbassando i tassi e se necessario con espansione quantitativa.  Il programma attuale della BCE non ha lo stesso effetto, trattandosi di interventi "sterilizzati" (cioè che lasciano invariato l'orientamento monetario).  Genera invece il rischio di instabilità nella futura politica monetaria, che potrebbe concretizzarsi in diversi modi e sarebbe comunque negativo.

Io non so quale sia il modo migliore di ridurre il debito oggi in Italia. So pero' che tutti coloro che tirano la giacca (o i pomodori) alla Merkel perche' permetta di inflazionare il tutto e via, senza minimamente nominare la questione aspettative e spirali ne' gli effetti distributivi di questa strategia, sono dei banditi.

Sarebbe bello un dibattito tra voi e Seminerio su quest'argomento, dato che le vostre posizioni mi sembrano agli "antilopi". In parte si è già avuto tra lui e Boldrin ma mi piacerebbe un approfondimento ulteriore.

Why not?

chemist 9/12/2011 - 10:52

Una opzione che non mi pare venga presa in considerazione da nessuno potrebbe essere quella di "congelare" il debito esistente, non rimborsandolo cioè alla scadenza ma estendendo unilateralmente la scadenza stessa (e continuando a pagare gli interessi). Why not?

E' sempre un tipo di default, quindi rientra nei casi di default.

Re(1): Why not?

chemist 9/12/2011 - 11:02

Si, ma con la differenza che non dovrebbe essere contabilizzata la perdita nei bilanci dei creditori. O no?

Una cosa è prestare un milione, sapendo che alla scadenza del prestito sarà rimborsato, e sapendo che questa operazione comporta un reddito. Altro è un debito senza scadenza (ci sono in giro obbligazioni senza scadenza, perpetue) dove quindi i soldi non li rivedrai mai e l'unica rimunerazione è l'interesse. In questo caso l'interesse che uno chiede è piu' alto ed il valore sul mercato secondario (quando ne avevo visto una mi pare Olivetti) era sul 60%. Corrisponde quindi ad un default, rispetto ad un titolo che normalmente ha il 100% del valore.

Re(1): Why not?

chemist 9/12/2011 - 11:29

si si, questo è chiaro, io confrontavo un default "secco" (ripudio del debito in toto o in parte) con un prolungamento forzato della scadenza. Chiaramente un creditore non vuole nessuna di queste cose.

È la stessa cosa perchè in entrambi i casi si ha una riduzione del NPV. Non ci sono scorciatoie indolori.

Non vorrei dire una sciocchezza, ma questo diventa molto pericoloso se nel frattempo accumuli altro debito. Finisce che l'ammontare crescente degli interessi si succhia gran parte del bilancio, minando ogni sicurezza circa il rimborso futuro.

Mi pare questa sia stata la pratica usata per la Grecia per guadagnare tempo e pensare al piano B.

Non c'è perdita per i creditori ? Certo che c'è, perdono gli interessi sul capitale, oltre al costo/oportunità dell'immobilizzo.

Scusa, proprio cerco di capire per mia curiosità. OK per l'immobilizzo, è chiaro che se la scadenza viene prolungata unilateralmente i titoli emessi diventano immobilizzati (a meno di non rivenderli sul mercato ad una frazione del loro valore nominale). Ma se gli interessi continuano ad essere pagati non vedo la perdita sul capitale.

 

Beh, ma se continui a pagare gli interessi emetti BTP che sostituiscono quelli vecchi, li vendi sul mercato, e non hai bisogno di far prenedere uno spavento, oltre che rischiare di pagare più interessi.

Oppure lo fai apposta per non aggiornare l'interesse a quello di mercato, in quel caso il valore a prezzo di mercato dei titoli in questione calerebbe di conseguenza (con relativo effetto sul bilancio del creditore, direi).

... a quel punto il debitore si ricompra il proprio debito per quattro spiccioli ed il problema è risolto :-)

 

(scherzo)

Sarebbe bello leggere anche una paginOna sulle cause di questa crisi.

A me (da ignorante) mi sembrano cause industriali (produciamo sempre meno da decenni) e legate al fatto che abbiamo (=soprattutto in USA) speso più di quanto avevamo.

E ora non abbiamo i soldi per pagare i debiti.

Più che il modo di come ripagare questo debito (su cui la paginetta qui sopra è un doveroso e serio avvertimento), mi pare che il problema sia che, se non spendiamo di meno o produciamo di più, di debito ne continueremo a fare sempre ed il problema del suo pagamento si ripresenterà ogni anno sempre più grave.

Questa domanda vorrei fare al professore: se quanto penso sul declino industriale dell'occidente non è una cavolata (e sarei felice che qualcuno mi dicesse che lo è), perché nessuno dice agli italiani che di questo passo ci impoveriremo sempre più e non ci saranno i soldi per garantire sempre più diritti?

Se non guardiamo in faccia il problema vero, non possiamo impegnarci per risolverlo; e a me pare che un'intera nazione (a cominciare dalla classe politica, che è vigliaccamente fuggita) stia mettendo la testa sotto la sabbia.

Dovessi analizzare il problema di come ridurre il debito della mia azienda, oltre ad intervenire sulle voci di conto economico e prima di ipotizzare azioni sul passivo di bilancio lavorerei sull'attivo dello stato patrimoniale, in particolare 1) liquiderei le eventuali disponibilità liquide, 2) dismetterei il patrimonio immobiliare non strumentale, 3) effettuerei un lease-back sul patrimonio immobiliare strumentale, 4) deconsoliderei le partecipazioni ad alta leva.

Trasferendo le considerazioni appena fatte alla questione relativa al debito pubblico, si potrebbe ipotizzare di liquidare le riserve auree e di deconsolidare la Cassa Depositi e Prestiti; gli importi di questi due ipotesi sono nell’ordine di €120-140 mld.

Gli effetti di quanto ipotizzato al punto 2) sono ben noti, come sono ben note le resistenze e le difficoltà ad attuare un serio piano di dismissioni.

Quanto ipotizzato al punto 4) è sicuramente una “deprecabile azione di ingegneria finanziaria”, ma potrebbe avere effetti positivi sia sul costo, che sulla durata del debito. Più di un dubbio permane sul fatto che questa operazione venga considerata fuori dal perimetro del debito pubblico.

 

francamente in questo momento non vedo alternative valide ad un acquisto da parte della bce di debito italiano e spagnolo. Magari la sola promessa di farlo se il rendimento supera un certo livello, potrebbe bastare a clamierare la situazione e quindi il famoso bazooka potrebbe non dover sparare un colpo. Ovviamente il tutto va accoppiato ad un monitoraggio  continuo dell'azione di governo di italia e spagna affinchè non si ripeta il desolante spettacolo di agosto.

Vista la situazione di recessione e credit crunch, non credo si avrebbero effetti inflattivi. sono conoscio che l'obiezione a questa misura ha più che una ragione valida, ma ad oggi non vedo come sia possibile per l'Italia, equindi per l'euro, superare lo scoglio della mega emissione di febbraio. 

Ovviamente sono considerazioni fatte da un dilettante che spera di sbagliarsi.

 

Ps: di nuovo lo stesso problema.paginetta II è accessibile solo tramite i commenti

paginetta II verra' pubblicata stanotte. Il "bug" cui ti riferisci verra' risolto nella versione del sito nFA 2.0

Ma perché Giovanni Federico ha accesso ai pezzi in preparazione? Qua si discrimina in modo inaccettabile.

Nessun accesso privilegiato. Ho semplicemente cliccato sul link articoli collegati nella paginetta di appunti (I), che stamani funzionava

svalutazione: si esce dall'Euro e si svaluta la valuta; cioe', anche in questo caso, si ripaga il debito ma con una una moneta dal minore potere d'acquisto (beni esteri sono presenti nel paniere di italiani e non).

A me sembra che non ci siamo. Se ho un debito denominato in euro e offro di pagarlo con un'altra moneta, a maggior ragione se ha un minore potere d'acquisto, si tratta di un default molto evidente, altro che mascherato, allo stesso modo della ristruttirazione. Mascherato sarebbe se il paese fosse già fuori dall'euro o da qualsivoglia unione monetaria e svaluti la propria moneta, nel caso che i debiti siano denominati in questa, più o meno come hanno fatto gli USA tre o quattro volte nel XX secolo.

L'inflazone invece è ben mascherata: pensate che ho dei titoli di Stato indicizzati, e lo Stato mi chiede di pagare le tasse anche sulla rivalutazione determinata dall'inflazione, come se fosse un reddito mentre invece si tratta di un risarcimento di un danno (quello causato dallo svilimento del valore della moneta) che per definizione non deve essere considerato reddito.

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti