Invalsi si' invalsi no

13 maggio 2011 giorgio topa e Stefano Bozza

La valutazione INVALSI estesa a tutte le seconde classi delle scuole superiori è molto contestata dai docenti. E' proprio vero che la scuola è nata per valutare e non per essere valutata?

Martedì 10 maggio e' scattata scatta l’ora X della prima valutazione nazionale delle seconde classi di tutte le scuole superiori italiane, con la somministrazione delle prove preparate dall’INVALSI.

Le prove sono costituite da tre distinti fascicoli: matematica; italiano; e un questionario studente necessario per definire il contesto, ovvero le notizie significative per determinare l’ambiente sociale e culturale di origine dello studente. Le prove si sono svolte in una sola mattina: prima matematica, intervallo, poi italiano, e per ultimo il questionario.

In realtà le prove sono somministrate in due modalità ben distinte:

1) Dall’INVALSI direttamente, attraverso suoi osservatori dislocati nelle scuole campione e con la successiva correzione delle stesse dall’istituto di valutazione.

2) Assegnando il compito alle singole scuole che provvedono alla somministrazione delle prove e alla trascrizione dei risultati nelle schede a lettura ottica da spedire entro il 23 maggio alla sede dell’istituto. In questo secondo caso le prove rimarranno a disposizione delle scuole che, una volta ricevuta la correzione, potranno utilizzarle per le ulteriori valutazioni che riterranno opportuno effettuare. Dovrebbero quindi essere usate come contributo esterno, ma proprio per questo particolarmente significativo, nel percorso di autovalutazione dei risultati e quindi riflessione sulla propria azione e sul possibile miglioramento della stessa che ogni scuola autonoma avrebbe già dovuto istituire.

Si precisa che i fascicoli in entrambi i casi hanno etichette numeriche e solamente i responsabili della privacy avranno a disposizione le chiavi che permettono di identificare la prova stessa. Lo scopo non è chiaramente di valutare il singolo studente ma il sistema scolastico, anche se appare chiaro che aver esteso la somministrazione a tutte le scuole – il campione fornirà comunque il dato nazionale validato e consentirà all’istituto di valutazione le necessarie elaborazioni dei risultati – dovrebbe permettere una valutazione micro, con messa a fuoco sulla singola scuola.

Nel frattempo nelle scuole sono cominciate le reazioni dei docenti, con l’esplicito appoggio di COBAS e anche CGIL. Molti collegi dei docenti di scuole italiane di tutti gli indirizzi e tutte le regioni si sono pronunciati contro la somministrazione delle prove, con le più svariate motivazioni, alcune veramente insensate, tanto da far pensare a una vera e propria reazione lobbistica alla possibilità di essere valutati e quindi messi in discussione. Infine si sono fatti sentire gli studenti con un appello alla non partecipazione o rimanendo assenti o consegnando le prove in bianco, come si può constatare qui.

Perché la valutazione?

Qui entrano in gioco gli economisti. Perché il sistema scolastico italiano – anche quello di altri paesi europei, a dire il vero – non forma un capitale umano o almeno una crescita dello stesso tale da garantire il raggiungimento di quegli obiettivi di crescita più generale dell’economia che tutti auspichiamo. Perché l’Europa lo sta dicendo da più di dieci anni – in particolare da Lisbona, i cui obiettivi relativi alla crescita e in particolare al miglioramento dei sistemi di istruzione e formazione non sono stati raggiunti, mostrando una notevole inerzia da parte dei vari sistemi scolastici. Perché di conseguenza lo scopo esplicito della scuola italiana, anche se in pochi se ne sono accorti, è dal 1999 (DPR 275/99, art. 1), il successo formativo, che significa non accontentarsi delle conoscenze bene o male trasmesse da docenti più o meno bravi, ma di formare giovani adulti abili nell’applicare le stesse, nel trasformarle in nuovi apprendimenti e per quanto possibile competenti.

In effetti le prove standardizzate realizzate dall’INVALSI, in questo non dissimili dalle note rilevazioni PISA, mirano ad accertare non le semplici conoscenze ma la crescita complessiva degli studenti nelle due abilità fondamentali della literacy e numeracy, ovvero la lingua madre e la matematica, anche se ritengo importante usare i termini tecnici per far capire che non viene verificato un apprendimento puramente scolastico.

Ma il sistema è incompleto!

L'estensione della valutazione con le prove standardizzate al secondo anno delle superiori e in particolare a tutte le scuole è quindi un passo nella giusta direzione, soprattutto se sarà seguito dall'introduzione delle stesse prove all'esame di stato conclusivo del ciclo superiore al posto di quel terribile pasticcio che è l'attuale terza prova, ma….

Qui cominciano i problemi. Perché - al momento attuale - una volta ottenuti i risultati della valutazione non succede nulla. Certo, ci saranno articoli sui giornali, resoconti più o meno esatti qui e là, discussioni sui blog, cenere sul capo ecc. Ma nella scuola succede qualcosa? Si prendono ad esempio le scuole che mostrano risultati che si discostano significativamente dalle medie, tanto per intervenire sui casi più eclatanti, e si chiede loro una relazione e un programma di miglioramento? Oppure si manda un ispettore, oppure si chiama il dirigente, oppure si stabilisce (udite, udite) di assegnare un incentivo ai docenti che ottengono i risultati migliori?

No, assolutamente niente. Abbiamo il risultato davanti agli occhi, vediamo chiaramente che quella scuola, sì proprio quella, ottiene dei risultati pessimi mentre altre scuole simili vanno meglio, ma si lascia tutto com’è. In fondo, si dice, hanno delle difficoltà, l’utenza è disagiata e culturalmente deprivata, il dirigente è malato, i docenti cambiano ogni anno, mica vorrai premiare il merito e punire gli altri, e poi… i sindacati chi li sente!

Difatti, la nota della CGIL sulla valutazione, oltre a lamentarsi che il Ministero non puo' chiedere ai docenti di somministrare e correggere le prove INVALSI senza destinare fondi aggiuntivi alla scuola (dopo una lunga disquisizione su attivita' obbligatorie e attivita' aggiuntive dei docenti, ecc. ecc.), espone la sua conclusione:

 

I problemi, di cui il MIUR sembra pervicacemente non volersi render conto, sono altri. Ci limitiamo a indicarne due. Il contesto in cui si colloca [sic]: le scuole, i docenti, il personale ATA sono in grave sofferenza a causa dei tagli e dell’opera di sistematica denigrazione di cui sono oggetto. Per queste ragioni, la FLC CGIL sciopererà, il 6 maggio prossimo.
Il secondo: una vera cultura della valutazione non può essere imposta a suon di circolari, di atteggiamenti gerarchici e autoritari bensì ha bisogno, oltre che di risorse, di coinvolgimento, di consapevolezza, di partecipazione degli attori coinvolti.

 

Una reazione classica: "Problemi? Quali problemi? Dateci piu' soldi, e smettetela di denigrarci. E se proprio vogliamo parlare di valutazione, ebbene parliamone, coinvolgiamoci, consapevolizziamoci, ...disarcivescoviscostantinopolizziamoci."

Insomma: un sistema incompleto. Questa è la principale obiezione che ragionevolmente si può opporre a questa estensione del sistema di valutazione, ma non sufficiente per bloccare tutto. Sarebbe meglio completare quello che manca che distruggere quello che lentamente e faticosamente si sta costruendo!

 

147 commenti (espandi tutti)

Lo scopo non è chiaramente di valutare il singolo studente ma il sistema scolastico,

Ah, si? E allora perchè hanno "somministrato" le prove agli studenti, anzichè al sistema scolastico????

Bisogna essere proprio dei pirla...

RR

 

Renzino, non cominciamo: come fai a valutare le scuole senza valutare gli studenti? Ma sai quanti test fanno ai bambini nelle scuole pubbliche di New York, proprio per valutare le scuole?

Come on.

Però anche per controllare per qualche variabile in più i risultati... magari somministrare i test anche ai docenti? In fin dei conti, non sono banali (trovati e provati - quelli di matematica - sul sito del Sole). In effetti se vuoi valutare "il sistema scolatico" forse sarebbe il caso.

Ci sono miriadi di test che puoi fare. E nessuna valutazione e' perfetta. Certo, occorre controllare per la qualita' del docente, per le diverse abilita' "in entrata" di diversi studenti in scuole diverse, ecc. Difatti in alcuni sistemi di valutazione si cerca di misurare il "valore aggiunto" di una data scuola, proprio per controllare possibili disparita' iniziali degli studenti in scuole diverse.

Ma il punto fondamentale e' che e' importante misurare output (e l'output della scuola e' l'apprendimento degli studenti, Renzino); che occorre valutare scuole e insegnanti sulla base di tale output; e che la retribuzione degli insegnanti e i fondi che vanno alle scuole devono dipendere dai risultati. Ovviamente i sindacati vedono tutto cio' come il fumo negli occhi.

Le valutazioni INVALSI sono un passo in questa direzione - incompleto e imperfetto, ma pur sempre nella direzione giusta.

(e l'output della scuola e' l'apprendimento degli studenti, Renzino)

Noooo, quello è l'outcome...

Ahiahiahi...

RR

 

(e l'output della scuola e' l'apprendimento degli studenti, Renzino)

Noooo, quello è l'outcome...

Non mi sembra utile una diatriba terminologica qui.  Vedo che gli economisti usino il termine "output" per indicare i risultati di un servizio pubblico, sicuramente l'ho visto usare cosi' per indicare i risultati di un sistema sanitario (es vita media) come indicatore diverso rispetto alla valutazione soggettiva degli utenti.

Potremmo sapere la differenza profonda tra output e outcome? So che il primo è il prodotto e l'altro il risultato, ma in che modo significativo differiscono in questo caso? O vuoi solo dire che una variabile importante da considerare è la qualità degli studenti?

Potremmo sapere la differenza profonda tra output e outcome? So che il primo è il prodotto e l'altro il risultato, ma in che modo significativo differiscono in questo caso? O vuoi solo dire che una variabile importante da considerare è la qualità degli studenti?

Grazie della domanda [come si usa dire], così posso chiarire qualche termine e qualche concetto. Naturalmente non intendo affermare che le mie preferenze o il modo in cui io categorizzo, entro quei concetti, sia da ritenersi "ufficiale" o "più ufficiale", ma qualche paletto si può mettere.

Vi è sicuramente un uso ufficiale (in inglese) della locuzione "learning outcomes" per indicare gli apprendimenti (degli studenti). Sul fatto che i learning outcomes siano tutto l'outcome di un processo formativo, dipende appunto dalle scelte "categorizzatrici" di una teoria o un'altra. Parimenti, si dà una definizione ufficiale di learning outcomes in termini adatti all'uso operativo, che è anche quella usata nella teoria dei test PISA, nella forma di "ciò che uno studente sa e/o è in grado di fare al termine di un processo formativo (processo di apprendimento)".

Pertanto io mi rifacevo - de minimis - a questa definizione ufficiale, contrapponendovi un output da vedersi come "mera attività formativa", ad esempio le lezioni (del docente), indipendentemente da quegli esiti, propriamente intesi. Un'altra categorizzazione di output metterebbe dentro le statistiche sugli esami effettuati, et similia, ma sempre e comunque distinguendo questo tipo di risultati dai risultati formativi - i learning outcomes appunto.

Non la faccio troppo lunga e la chiudo qui, per ora, ma spero di avere risposto.

RR

 

 

 

 

Renzino, non cominciamo

giorgio, non cominciare con gli esempi tratti dalle peggiori scuole del mondo.

Stavo "semplicemente" ricordando la differenza fra "responsabilità del docente" e "responsabilità dello studente", perchè se l'"agente" è lo studente, stiamo esaminando gli esiti del lavoro di apprendimento, non il lavoro di insegnamento.

Che i due lavori siano correlati, non è in discussione, ma che siano diversi è pure fuori discussione.

RR 

Con gente come te in giro, oramai è la discussione che è fuori discussione.

Il punto è che è evidente e inquivocabile il fatto che l'unica cosa importante è ciò che gli studenti imparano, valutare le capacità degli insegnanti in sè è assolutamente inutile, se per assurdo insegnanti ignoranti inetti e incapaci potessero far uscire dalle scuole studenti competenti, capaci e praparati grazie a metodi e mezzi tecnici mirabolanti non sarebbe assolutamente un problema.

Faccio solo un esempio:

 

Mia classe al Liceo:

ora di filosofia: si dormiva...anche per gli autori interessanti non c'era lo stimolo per star svegli;

ora di scienze: inguardabile...con entrambi i prof che abbiamo avuto, io non so nulla di scienze-chimica-astronomia e come me tutta la mia classe (quell che poi hanno scelto facoltà con queste materie all'interno hanno o preso ripetizioni oppure si sono fatti il mazzo)...

Ora di Storia: tutti partecipavano attivamente alla lezione, non c'era casino, tutti attenti e il libro potevi anche venderlo perchè il professore insegnava benissimo (imho un liceo, visti i professori nelle università, è troppo poco per lui) e coinvolgeva la classe (la nostra e tutte quelle in cui insegnava).

 

La classe è la stessa, i professori diversi e i risultati estremamente diversi. Che gli studenti ci debbano mettere del loro siam d'accordo, ma se il "maestro" è un cattivo maestro, c'è poco da fare.

 

PS: tanto per, pensiamo anche solo al calcio: soprattutto nelle fasi di crescita, per quanto sia grande il talento di un bambino/ragazzino, se l'allenatore non lavora per migliorarlo, farlo crescere nella maniera giusta, il ragazzino si fermerà in un punto morto e, con un potenziale da Serie A, arriverà solo in Serie C, Serie D...è colpa sua? No, è colpa di chi lo ha allenato male.

 

 

La classe è la stessa, i professori diversi e i risultati estremamente diversi. Che gli studenti ci debbano mettere del loro siam d'accordo, ma se il "maestro" è un cattivo maestro, c'è poco da fare.

Ottimo, il mio punto era basico: (1) cercare di capire in che misura i dibattenti di questo post distinguano fra "valutazione dell'insegnamento (dell'insegnante)" e "valutazione dell'apprendimento (degli studenti)", e (2) in che modo (= sotto quale "teoria") si vedono, interpretano, le correlazioni fra insegnamento e apprendimento.

Il tuo è certamente un contributo in chiave "positiva".

Ammetterai che la valutazione del profitto c'è sempre stata, e si fa ordinariamente, nella scuola italiana. Si potrà discutere, o no, il ruolo di test esterni, ultronei rispetto al processo di valutazione ordinario, interno, in corso nella scuola, che è quello che serve per decidere voti, promozioni, ... , o no?

RR  

 

Ammetterai che la valutazione del profitto c'è sempre stata, e si fa ordinariamente, nella scuola italiana. Si potrà discutere, o no, il ruolo di test esterni, ultronei rispetto al processo di valutazione ordinario, interno, in corso nella scuola, che è quello che serve per decidere voti, promozioni

C'e' evidenza empirica che la valutazione ordinaria interna delle scuole italiane corrisponda solamente ad una valutazione relativa e non assoluta delle competenze degli studenti.  In termini assoluti c'e' addirittura evidenza empirica che votazioni piu' alte corrispondano molto spesso a competenze inferiori, questo e' uno dei tanti recordi di stupidita' ed inefficienza degli apparati statali italiani (e anche delle scuole private, casomai ci fossero dubbi).

Per questi motivi test standardizzati e quanto piu' posssibile esterni sono indispensabili, ripeto indispensabili, per una corretta valutazione anche delle votazioni interne, oltre che degli studenti, delle scuole e degli insegnanti.

Tra parentesi, "ultronei" ha qualche significato tecnico in burocratese?

C'e' evidenza empirica che la valutazione ordinaria interna delle scuole italiane corrisponda solamente ad una valutazione relativa e non assoluta delle competenze degli studenti. In termini assoluti c'e' addirittura evidenza empirica che votazioni piu' alte corrispondano molto spesso a competenze inferiori, questo e' uno dei tanti recordi di stupidita' ed inefficienza degli apparati statali italiani (e anche delle scuole private, casomai ci fossero dubbi).

Per questi motivi test standardizzati e quanto piu' posssibile esterni sono indispensabili, ripeto indispensabili, per una corretta valutazione anche delle votazioni interne, oltre che degli studenti, delle scuole e degli insegnanti.

Voglio considerare questo tuo contributo come positivo, alberto, anche se tu lo intendevi come critica al mio intervento. Voglio infatti cercare di muovermi verso qualche risultato positivo nella discussione.

E allora, perchè fai l'equivalenza "valutazione omogenea" = "test"? Non abbiamo forse l'Esame di Stato, che venne introdotto a bella posta (da Gentile) per fare, evidentemente, delle valutazioni omogenee? Allora perchè non canalizzare risorse per fare vere valutazioni omogenee in quell'esame, che è appunto esame dell'ordinamento scolastico, "interno" ai processi formativi che ognora si svolgono nelle classi (intendo dire, la composizione di italiano, i problemi di matematica, ecc.)? Mi sembrava di avere ottenuto in passato perfino il consenso di G. Federico, usando come terreno di mediazione gli A-level britannici...

Ultroneo significa "eccedente", ed eventualmente dannoso, rispetto ai fini prefissati. Si contrappone, in questo caso, a "idoneo". Insomma puntavo l'attenzione sul fatto che, come è stato detto da vari critici, un test così potrebbe interferire negativamente nelle dinamiche ordinarie di insegnamento-apprendimento-valutazione.

RR

 

 

 

 

Confermo. 

Ho scritto un articolo sul mio blog in cui ho confrontato i numeri dei 110 e lode in Italia della maturità 2009-2010 con i risultati dei test di PISA nel 2006 (quindi sugli studenti proprio di quella maturità, che all'epoca avevano 15 anni).

 

Bene, l'anno scorso oltre la metà delle lodi sono state date al SUD, e proprio gli studenti del sud erano quelli andati peggio nei test PISA 2006, non solo, ma anche in tutti gli altri test di PISA/INVALSI precedenti e successivi.

Questo prova che la maturità (non dico in sè, ma per come è strutturata e valutata) non è un test valido per valutare professori e la formazione degli studenti così come lo sono PISA/INVALSI..

 

Negli altri paesi (es: quelle in cui il sistema funziona e, chissà come mai, gli invalsi vanno bene) fanno tutte queste storia come da noi oppure no??? Giusto per curiosità...io scommetto di no.

 

E' un po' come il PIL, che quando dice che cresci va bene come indicatore, quando invece dice che non vai bene, eh allora è incompleto, non è giusto blablabla...

E' un po' come il PIL, che quando dice che cresci va bene come indicatore, quando invece dice che non vai bene, eh allora è incompleto, non è giusto blablabla...

Quoto. Le motivazioni per non effettuare i test che ho sentito per radio e in tv sono incredibili. Inizialmente si contestava non tanto il test invalsi in sè ma il concetto stesso di valutare i risultati del procedimento pedagogico, poi ci si lamentava dello stress creato agli studenti poi si aggiungevano le fregnacce scuse riportate anche nel post. Invece di loro stessi fossero stati i loro studenti, a giustificarsi così, i docenti non avrebbe avuto dubbi: "non abbiamo studiato eh?"

PS comunque continuando con questa mentalità si risolve il problema dei cervelli in fuga. Eliminando i "cervelli".:-)

Negli ultimi anni un numero sempre più alto di paesi valutano la performance degli studenti. Ci sono differenze da paese a paese nella natura degli strumenti e nel loro impiego, ma la tendenza è questa. Del resto, non si capisce perché l'operato degli insegnanti non debba essere valutato da chi usa i loro servizi. 

Il rapporto PISA (famoso per i test dati agli studenti) dedica un volume intero alla valutazione di quali caratteristiche dei sistemi scolastici servono a farli funzionare. A pag. 46 trovi una discussione delle politiche di valutazione, dove viene riportato (con una certa cautela dovuta alla scarsita' dei dati e alle differenze fra paesi nelle politiche di valutazione) che gli effetti non sono inesistenti. 

Io sono un critico del sistema di valutazione generalizzato tramite test, e mi sembra di non essere il solo. I critici dei sistemi di valutazione sono tanti e combattivi, anche e soprattutto negli USA. Cominciamo da uno facile facile: Luca Ricolfi sulla stampa:

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.as...

Poi, Giorgio Israel:

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2011/4/28/SCUOLA-Israel-i-t...

Andiamo negli USA. Eccone uno:

http://www.alfiekohn.org/index.php

Ce ne sono parecchi altri, ma mi fermo qui. Cosa dicono questi critici? Che bisogna guardare all'effetto sistema nel sistema: se introduci un feedback nel sistema, devi stare molto attento che questo ti diriga verso l'obiettivo corretto, se no rischi di fare la frittata. Se lo stipendio di un insegnante dipende dall'abilità dei propri studenti a passare i test, potete stare sicuri che l'insegnante passerà buona parte del suo tempo ad esercitare i suoi alunni nel passare i test, perché quello diventa il suo obiettivo primario. Ora: se passare i test sia equivalente ad avere una formazione, se non addirittura una "educazione", lo lascio giudicare a voi, ma a me sembra proprio di no. Quello che si rischia è di impoverire la scuola, non di arricchirla. Israel sostiene addirittura che in Finlandia (dove i test sistematici sono in vigore da parecchi anni) si è avuta una vera e propria "mutazione" nell'insegnamento della matematica per poter seguire i test. 

Infine: si hanno dato statistici che possano confermare un miglioramento del sistema educativo americano grazie all'introduzione dei test? Mi piacerebbe vederli.

Ora: se passare i test sia equivalente ad avere una formazione, se non addirittura una "educazione", lo lascio giudicare a voi, ma a me sembra proprio di no. Quello che si rischia è di impoverire la scuola,

Ma la tua proposta alternativa quale sarebbe?  Non fare alcun tipo di test?  Secondo me e' bene meditare sulle possibili conseguenze dei test ma sarei estremamente sorpreso che ci sia evidenza empirica che fare i test peggiora i risultati della Scuola rispetto a non farli.  Certo i test vanno fatti con intelligenza e diligenza, per fortuna l'Italia puo' limitarsi a seguire gli esempi di Paesi piu' civili, ricchi ed avanzati che da decenni fanno delle rilevazioni statistiche sull'efficacia dei propri servizi pubblici.

In realtà io credo che evidenze empiriche non ce né siano ne da una parte né dall'altra. Il miglioramento dei risultati dei test nel corso degli anni significa solo che i ragazzi sono diventati più bravi a passare i test, e cioè che gli insegnanti li preparano meglio nel superare i test. Ad esempio, sembra che l'Italia sia migliorata nei risultati dell'ultimo PISA rispetto alle rilevazione precedente. Merito di una qualche politica? Si scopre che il ministero ha "investito" sul rendere edotti gli insegnanti sui test PISA. Ne avevo scritto qui:

http://scacciamennule.blogspot.com/2010/12/fare-test.html

Quindi gli studenti hanno migliorato la loro performance. E' migliorato anche il loro livello di preparazione media? Permettetemi di dubitarne.

So perfettamente che c'è un'alta correlazione tra risultati positivi nei test e successiva carriera. Ed è anche abbastanza chiaro che sia così, non contesto. Sarei anche favorevole a fare i test a) a campione e b) senza preavviso (come era originariamente strutturata l'INVALSI), naturalmente per fare rilievi statistici, che è esattamente la cosa che questi test sanno fare meglio. Non sto neanche dicendo che i test non misurino niente, o che non misurino le cose giuste. E se un insegnante decide di usare un test tipo INVALSI per misurare la preparazione dei suoi ragazzi e dare i voti, può anche farlo, non voglio entrare nel merito delle scelte didattiche di ognuno.

Ma introdurre il test in maniera generalizzata per fornire un feedback sulla prestazione del singolo insegnante, mi sembra un'azione quantomeno superficiale e frettolosa, almeno fino a quando non si avranno dati più certi.

In quanto ai "paesi più civili del nostro", anche qui vorrei per favore andare a vedere che succede di caso in caso, altrimenti si fanno discussioni da bar e basta. I test sono argomento di discussione in tutto il mondo, con ammiratori (tra cui molti politici) e detrattori (tra cui molti pedagogisti). Possiamo anche dire, se volete, che i secondi sono degli emeriti imbecilli, ma almeno andarsi a leggere quello che hanno da dire prima di emettere un giudizio definitivo ...

non potrebbe essre una buona idea valutare l'output delle scuole?

il successo alle medie per le elementari, alle superiori per le medie, la carriera universitaria per le superiori ed il lavoro per l'università?

che i professori boicottino il test è patetico come dice mb ma anche valutare tramite i test..

comunque, come diceva qualcuno da qualche parte qui su, ci sono profonde differenze tra le classi di uno stesso istituto, spesso le classi vengono formate con criteri classisti.. almeno stando alla mia esperienza aneddotica..

ma anche valutare tramite i test... [è patetico, NdMB]

Perché? 

Qualcuno che abbia il coraggio di dare un argomento teorico e dell'evidenza empirica che, non dico provino, ma, almeno, suggeriscano che fare i test, ossia gli esami, non è una delle maniere più efficienti per misurare l'apprendimento degli studenti?

L'Italia è davvero questo caso unico della pedagogia mondiale?

L'unico paese in cui gli esami non servono? L'unico paese in cui non vale la pena provare di valutare con criteri obiettivi la distribuzione delle performances del sistema scolastico? La distribuzione, capite? Perché ci sono delle distribuzioni e contengono informazione?

Qualcuno avrebbe il tempo di spiegarci perché in Italia no e nel resto del mondo invece sì?

Scusa, ma qui non si sta parlando di abolire gli esami, e neanche i test. Stiamo parlando dell'utilizzo generalizzato dei test per premiare/bocciare i professori, anche con interventi sullo stipendio.

Ora ti chiedo: in USA forse lo stipendio di un insegnante dipende dai risultati dei suoi alunni nei test? (lo chiedo perché davvero non lo so). In qualche altro paese del mondo funziona così? Se sì, ne possiamo ragionare. Se no, allora l'argomento "nei paesi civili sì, in italia no" non funziona.

Propongo un'altro contributo "provocatorio", guardatelo, sono pochi minuti. Magari non sarete d'accordo con lui, ma spero vi faccia pensare.

http://www.youtube.com/watch?v=zDZFcDGpL4U

 

 

Vado di corsa, domani ti do links piu' precisi, ma e' da anni che l'Education Secretary Arne Duncan parla di legare teacher pay a performance degli studenti. Ovviamente con tutte le cautele del caso, ad esempio guardare alla crescita degli studenti in una data scuola, per controllare il fatto che scuole diverse possono avere studenti di background molto diverso, ecc.

Qui si cerca di dire una cosa semplicissima: avere delle misurazioni oggettive ed omogenee su tutto il territorio nazionale aiuta a valutare l'operato delle scuole e quindi a fornire gli incentivi giusti a studenti, insegnanti, presidi, ecc. Con tutte i limiti dei test, dell'insegnare sui test, ecc. E per carita', non devono mica essere l'unica misura ne' l'unico modo di valutare.

Non e' complicato. E non c'e' neanche bisogno di arrampicarsi sugli specchi.

Sono straconvinto che le misurazioni vanno fatte ogni anno, ma fare dalla prima elementare un esame obbligatorio solo con test scritti forniti dal ministero a fine di ogni anno non sarebbe meglio ?

La scuola elementare che ha fatto mio figlio ha avuto notoriamente una pessima maestra di inglese, quando ho chiesto se facevano dei test/esami mi hanno risposto che si sarebbero svolti al termine della quinta, cosa serve fare dei test   in quinta quando ormai ti hanno castrato il figlio?

E' evidente che vanno fatte ogni anno, però dopo quali sono gli incentivi "giusti" che pensate siano attuabili in un contesto dove non sembra possibile licenziare gli insegnanti?

Attualmente, probabilmente causato dal passaggio in ruolo di professori che conoscono il francese, io e tanti altri ci troviamo a cagliari con il problema di non avere scuole con Spagnolo, allo stato attuale nessuno fa sondaggi su quale lingua si desidera richiedere e assumere i professori in base al fabbisogno.

 

Nessuna provocazione: a cosa dovrei pensare?

Soprattutto: cosa c'entra, in questo contesto?

 

Ken Robinson fa parte della schiera di contestatori degli standardized test negli USA. Nella presentazione del video, la sua critica questo è abbastanza evidente e porta benzina al fuoco del dibattito. Sebbene alcune sue idee siano un po', come dire, troppo creative, alcuni dei suoi punti di vista sono interessanti e secondo me corretti. E' vero che le scuole sono modellate sul concetto di catena di montaggio, dai tempi della rivoluzione industriale. Un eccesso di standardizzazione tende ad appiattire, questo è indubbio. E i test in generale (non escluso quello INVALSI) portano verso un livello maggiore di appiattimento. Quello che c'è da chiedersi è se sia questa la direzione giusta da perseguire per educare i propri ragazzi

E che c'entra questo con la misurazione della performance di un insegnante? Perché qualche fautore estremo dei test INVALSI pretende di misurare un singolo insegnante (qui è il punto dirimente: un singolo insegnante, non un sistema) con questi test, e mi sembrava che nel post ci fosse un vago accenno polemico a questo aspetto. A mio parere, come ho spiegato più sotto, ci sono due ordini di problemi: il primo è che la misura è molto imprecisa e affetta da rumore non controllabile (l'ambiente esterno, la situazione di partenza, ecc.). Il secondo, più grave, è che si introduce una tendenza all'appiattimento, come dice Robinson. Quanto sia prevalente questa secondo problema non so dirlo, ma non possiamo neanche negarlo.

Perché qualche fautore estremo dei test INVALSI pretende di misurare un singolo insegnante (qui è il punto dirimente: un singolo insegnante, non un sistema)

Si vede che io sono un estremista, perche' io proprio il singolo insegnate voglio valutare: per aumentargli lo stipendio se fa bene il suo lavoro, o ridurlo (e magari licenziarlo) se lo fa male. Ci trovi qualcosa di riprovevole?

Io no, ma per valutare l'insegnante bisogna che la Commissione Esaminatrice vada a vedere le sue lezioni, e gli esami che fa - e dia un giudizio.

RR

Eddai, questo non e' praticamente fattibile. In tutti gli impieghi c'e' qualche forma di valutazione della qualita' del lavoro svolto, e non vedo perche' gli insegnanti (e piu' in generale i dipendenti pubblici) ne debbano essere esenti.

E che, allora, per fare la valutazione della qualità degli insegnanti dovrei devastare i processi formativi della scuola, senza nemmeno - per giunta - arrivare a fare una valutazione della qualità degli insegnanti?

RR

A mio parere, come ho spiegato più sotto, ci sono due ordini di problemi: il primo è che la misura è molto imprecisa e affetta da rumore non controllabile (l'ambiente esterno, la situazione di partenza, ecc.). Il secondo, più grave, è che si introduce una tendenza all'appiattimento, come dice Robinson. Quanto sia prevalente questa secondo problema non so dirlo, ma non possiamo neanche negarlo.

Sul primo punto, mi pare che Topa si sia affannato più di una volta nel tentativo di spiegarvi che si propone una valutazione basata sul miglioramento o meno dei risultati, non una valutazione assoluta sullo studente. Questo dovrebbe eliminare parte del rumore di cui parli.

Sul secondo punto, allora bisognerebbe abolire anche gli esami del quinto anno. Sono standardizzati e occupano almeno un semestre di preparazione specifica. Più apiattimento di così...eppure non ho mai sentito sollevare simili obiezioni sui suddetti esami.

[...] Topa si sia affannato più di una volta nel tentativo di spiegarvi che si propone una valutazione basata sul miglioramento o meno dei risultati, non una valutazione assoluta sullo studente

Questo ordine di ragionamenti è incredibile - stiamo facendo una prova standardizzata nazionale (ma, devo ripetermi, non ho visto una chiara declaratoria degli obiettivi di questa prova).

RR

la risposta è qui al minuto 3:55.

Basta sostituire siciliani con italiani.

 

Qualcuno avrebbe il tempo di spiegarci perché in Italia no e nel resto del mondo invece sì?

Credo che nel resto del mondo di cui parli le scuole sono libere di liberarsi dei docenti che ritengono poco "performanti" o qualcosa del genere, in Italia questi arrivano negli istituti con un concorso pubblico e ciao. Sono li e te li tieni. 

Ma una volta che verrà certificato che la scuola elementare A a 20km da casa mia forma i bimbi 2 volte meglio della migliore - B - in un raggio di 5km cosa accadrà? Verranno tagliati i finanziamenti a B in favore di A? E quando verrà ricertificato che le scuole sopra la linea gotica sfornano bimbi infinitamente più preparati rispetto a quelli delle scuole del Sud?

Fermo restando che scegliere la scuola elementare non è la stessa cosa che scegliere l'università e che fare un test non uccide nessuno mi chiedo: a che servono i test?

Se la scuola all'italiana va cambiata perché fa schifo serve qualcosa che possa esser definita una riforma, che secondo me tassare i poveri così ci pensano 2 volte prima di essere poveri non funziona..

Ti rendi conto che non hai detto nulla?

Fermati, rileggi quello che hai scritto e cerca di capire perché non hai detto nulla di coerente e, soprattutto, non hai risposto alla domanda a cui intendevi rispondere. Perché, se non volevi rispondere alla mia domanda, perché mai l'avresti citata?

Hai solo scritto tante parole localmente connesse grammatical/sintatticamente e globalmente insignificanti. Non hai detto nulla. Ma son certo che non te ne rendi conto.

Non te ne rendi conto, molto probabilmente, perché hai studiato alla stessa scuola ed appreso dalla stessa gente che scrive i proclami al Mamiani pubblicati sull'Unità.

Pensate che la vuota retorica abbia contenuto alcuno. Non ne ha. Va bene per impressionare i grulli nei bar della provincia italica, un paese in via di sottosviluppo.

Ma qui, fuori dal bar, si rivela per quel che è: aria fritta. Non tanto aria fritta come quella del re della pomposa chiacchera, il mitico RR, ma sei sulla strada giusta.

Mi permetto un altro commento.

L'atto dell'insegnare coinvolge almeno 2 soggetti: l'insegnante e lo studente. Il risultato dipende da entrambi. Se dipendesse solo dall'insegnante, avremmo una classe di studenti tutti uguali. Invece in ogni classe c'è lo studente brillante, il secchione, l'intelligente svogliato, lo stupido. 

Cosa vogliamo misurare con il test? La performance dell'insegnante. Bene, allora dobbiamo essere in grado di separare statisticamente la qualità dell'insegnante da quella dello studente. A mio parere (ma potrei sbagliarmi, se qualcuno fornisce dei dati se ne potrebbe discutere meglio), con una classe di 20/25 individui è molto difficile separare statisticamente la parte dovuta all'insegnante da quella dovuta allo studente. Uno dei problemi è la scarsità del campione, l'altro e la sua disomogeneità. Innanzitutto non è chiaro quale parametro si prende per la valutazione: la media? la lunghezza della coda? Qualcuno dice: si fa la differenza fra inizio anno e fine. Ma anche la differenza dipende in parte dall'insegnante e in parte dalla classe, e siamo punto e a capo. Siamo sicuri che non si misuri rumore?

Come scongiurare il fatto che un insegnante mediocre in una classe proveniente da famiglia "bene" venga premiato, e un insegnante molto bravo che lavora in un contesto degradato venga invece punito? E' questione di equità, è importante. 

C'è un rischio serio che il sistema si adatti: l'insegnante avrà come obiettivo principale che i suoi alunni ben figurino ai test. L'intero obiettivo di intere generazioni sarà passare questi benedetti test. Siamo sicuri che è quello che vogliamo?

La domanda che gira è: "ma allora tu cosa proponi?". Io non ne sono sicuro di quello che sto per dire, ma ci provo. Io dico: va bene i test. Ma integriamoli con le vecchie ispezioni. Cerchiamo di guardare al contesto. I risultati non dovrebbero essere usati per dare un feedback al singolo docente: usiamo i test per scovare i casi gravi e lì mandiamo gli ispettori, che possano erogare punizioni vere. Negli altri casi, vediamo di individuare il problema e proviamo a rimuoverlo. Lo so che si sono mille obiezioni a queste mie proposte. Ma davvero, evitiamo di impiccarci a un metodo che probabilmente non funziona.

è più verosimile che le classi bene godano degli insegnanti con una reputazione migliore.

all'interno degli stessi istituti esistono disparità enormi sia nella composizione delle classi sia nel corpo docente delle stesse. per non dire che esistono classi ghetto.. 

Giuseppe, esiste una letteratura sterminata sull'argomento. Ovviamente il tema è delicato e pensare di usare semplicemente il risultato di un test per valutare un insegnante non è appropriato, in parte per i motivi che dici tu, in parte per altri motivi ancora (la preparazione di uno studente è frutto di team work per esempio). Qualcuno propone di usare misure di "valore aggiunto" che estrapolino il contributo dell'insegnante dato il contesto socio-economico degli studenti (in soldoni: si guarda a quanto gli studenti sono migliorati piuttosto che al loro livello di preparazione assoluta). Anche queste misure hanno i loro problemi, e non c'è consenso in letteratura su quale sia il metodo milgliore di valutazione.

Ma questo non significa che non si debbano fare i test. I test sono utili come minimo a evidenziare i casi più eclatanti, come suggerisci. Non è nemmeno detto che serva legare i test a precise conseguenze sul piano della progressione retributiva e di carriera: se vi fosse un migliore "mercato" delle scuole, almeno i test servirebbero ai genitori per scegliere dove mandare i propri figli.  Quel che deve cambiare però è l'idea che l'insegnante sia libero da ogni valutazione sul proprio risultato. 

se vi fosse un migliore "mercato" delle scuole, almeno i test servirebbero ai genitori per scegliere dove mandare i propri figli.

A mio parere, uno dei motivi che rende ancora più necessario migliorare il livello medio dell'insegnamento è invece dovuto alla problematica logistica, CHE RENDE DIFFICILISSIMO SCEGLIERE DOVE MANDARE I PROPRI FIGLI, specialmente alle elementari e medie inferiori.

http://www.piccolagrandeitalia.it/PGI/chie.php

Il contesto territoriale e la problematica dei trasporti anche nelle grandi città rende il contesto italiano più ostico nella scelta di cambiare la scuola indipendentemente dalla qualità.

 

 

Se la mettiamo questo piano sono d'accordo, e se ne può discutere. Quello che contesto io è che i risultati dell'INVALSI vengano usati per un feedback diretto, come sembra suggerire il post. Senza un'analisi accurata, che potrebbe richiedere anche parecchi anni consecutivi di rilievi statistici, senza un modello dinamico decente, usare i risultati direttamente al primo colpo per modificare i livelli stipendiali mi sembra sbagliato.

L'INVALSI ha la sua logica dal punto di vista statistico, non discuto.

Ma a proposito, rinnovo la domanda per curiosità: qualcuno sa se negli USA lo stipendio di un insegnante dipenda da test simili?

La risposta e' si e no. No nel senso che la professione insegnante negli USA e' altamente sindacalizzata e il salario non dipende da performance (questo non significa che ci sia un unico salario a livello federale, e nemmeno statale). Tuttavia, il No Child Left Behind act (la legge che ha obbligato gli stati ad amministrare test annuali a tutte le scuole come condizione per ricevere finanziamenti federali) stabilisce che in alcuni casi abbastanza gravi (5 anni consecutivi di risultati mediocri, per farla breve) le scuole possano essere chiuse, nel qual caso gli insegnanti perdono il posto (o almeno rischiano di perderlo - ci sono dei distinguo contrattuali che complicano la cosa). 

Quel che deve cambiare però è l'idea che l'insegnante sia libero da ogni valutazione sul proprio risultato.

Questa e' LA frase. O, se preferite, IL problema della scuola italiana.

E' di un'evidenza solare (imho) che questa e' la baseline minima, e che la maggior parte delle obiezioni sono noise per arrampicarsi sugli specchi e aggirare questa ovvieta'.

Poi pero' questi stessi che si stracciano le vesti a ogni pie' sospinto, devi vederli come si danno da fare per "piazzare" i propri figli nelle classi giuste con gli insegnanti migliori (real life, non sto dicendo niente che non abbia vissuto sulla mia pelle di genitore)!

Perche' loro LO SANNO, altroche' se lo sanno, non solo che gli insegnanti migliori e quelli peggiori esistono, ma anche che si possono individuare e MISURARE.

Ma sono cosi' abituati a non dover rendere conto di niente a nessuno, che non appena parli di valutazione se ne escono "cosi' vanno avanti solo quelli che leccano il culo al preside" (scusate il francesismo)

Dall'altra parte metteteci Gelmini & C...

Qualcuno mi puo' indicare l'uscita di emergenza da questo paese, please?

Quel che deve cambiare però è l'idea che l'insegnante sia libero da ogni valutazione sul proprio risultato.

Questa e' LA frase. O, se preferite, IL problema della scuola italiana.

Quel che deve cambiare però è l'idea che i risultati dell'apprendimento dipendano "meccanicamente" dall'attività dell'insegnante, anzichè da quella dello studente.

Questo è il problema, o, se preferite, IL tema della scuola italiana.

RR

   

 

Quel che deve cambiare però è l'idea che l'insegnante sia libero da ogni valutazione sul proprio risultato.

Questa e' LA frase. O, se preferite, IL problema della scuola italiana.

Quel che deve cambiare però è l'idea che i risultati dell'apprendimento dipendano "meccanicamente" dall'attività dell'insegnante, anzichè da quella dello studente.

Be'... io questo non l'ho mai detto, nè mi sembra di averlo letto in questa pur lunga discussione.

Ma non voglio andare oltre in un batti e ribatti nel quale, personalmente, ho ben poco altro da dire, se non che sono un Galileano di ferro (Misura ciò che è misurabile, e rendi misurabile ciò che non lo è).

E' questione metodologica:

1) You can't control what you can't measure.

2) I costi e gli sprechi migrano verso i settori e le attività non misurati.

Mi vergogno un po', e chiedo scusa, a enunciare leggi empiriche come queste (che tuttavia governano la mia quotidiana attività lavorativa) in un forum in cui ben altro rigore dovrebbe caratterizzare i post, ma questo tema personalmente tocca parecchi nervi scoperti del genitore/contribuente.

1) You can't control what you can't measure.

2) I costi e gli sprechi migrano verso i settori e le attività non misurati.

Mi sembra ineccepibile, promuoverei entrambe le affermazioni alla categoria di assiomi.  Vengono da te o stai citando qualcuno? Il 2) andrebbe forse modificato in:

I costi e gli sprechi migrano verso i settori e le attività non misurati e/o non controllati.

A volte le misure esistono ma mancano i controlli... Sto pensando all'evasione fiscale in certe regioni italiane.

1) You can't control what you can't measure.

2) I costi e gli sprechi migrano verso i settori e le attività non misurati.

Mi sembra ineccepibile, promuoverei entrambe le affermazioni alla categoria di assiomi.  Vengono da te o stai citando qualcuno?

La 1) io l'ho incontrata la prima volta in "Controlling Software Projects", di Tom De Marco; e' la primissima frase del libro.

La 2) come formulazione e' mia. Il concetto mi sembra roba da Jacques de La Palice, non penso proprio di essere il primo ad enunciarlo, ma riferimenti non ne ho.

Quanto alla riformulazione della 2), mi va bene a patto di trasformare "e/o" in "e". Senza misure, non c'e' controllo... per la 1).

Ma non voglio andare oltre in un batti e ribatti nel quale, personalmente, ho ben poco altro da dire, se non che sono un Galileano di ferro (Misura ciò che è misurabile, e rendi misurabile ciò che non lo è).

Io sono un Galileiano normale (quindi non so se dde fero). Comunque ho studiato al Liceo Scientifico "G. Galilei" di Verona, e mi sono laureato al Dipartimento di Fisica "G. Galilei" di Padova; forse sono un Galileiano di platino. Come è noto, il il filosofo naturale di Arcetri teorizzò la bipartizione fra qualità primarie e qualità secondarie, quindi non so dove tu abbia letto la massima "rendi misurabile ciò che non lo è".

1) You can't control what you can't measure.

Per mettere sotto controllo Dominique Strauss-Kahn è bastata una telefonata e un intervento della polizia. Quindi vedi bene che si può controllare anche senza misurare. Del resto un sistema giuridico, o di norme qualsiasi, non richiede la presenza di fisici, ma casomai di giuristi e di simili arbitri.

2) I costi e gli sprechi migrano verso i settori e le attività non misurati

Questo è uno degli argomenti che vengono appunto proposti per avere un approccio più olistico alla valutazione e al controllo, considerando evidenze di vario genere e giudizi che colgano tutti gli elementi qualitativi ritenuti rilevanti e significativi.

RR 

 

 

 

 

 

 

 

La domanda che gira è: "ma allora tu cosa proponi?". Io non ne sono sicuro di quello che sto per dire, ma ci provo. Io dico: va bene i test. Ma integriamoli con le vecchie ispezioni. Cerchiamo di guardare al contesto. I risultati non dovrebbero essere usati per dare un feedback al singolo docente: usiamo i test per scovare i casi gravi e lì mandiamo gli ispettori, che possano erogare punizioni vere. Negli altri casi, vediamo di individuare il problema e proviamo a rimuoverlo. Lo so che si sono mille obiezioni a queste mie proposte. Ma davvero, evitiamo di impiccarci a un metodo che probabilmente non funziona.

Questa mi sembra una posizione costruttiva.

Io comunque non so cosa intenda fare il ministero coi risultati dei test.  Sarei stupito se il ministero usasse solo questi test per modulare gli stipendi degli insegnanti, perche' sarebbe necessario almeno avere anche il risultati di test similari presi all'ingresso nella scuola per gli stessi studenti, per tarare il livello culturale di partenza, che puo' essere piuttosto diversificato classe per classe e scuola per scuola.

Come detto sono convinto che fare i test sia molto piu' utile che non farli, come nel bel mondo antico che molti difendono. Non conosco la letteratura sul tema cui altri hanno accennato.  Da quel poco che so misurare i risultati del singolo insegnante richiede probabilmente un accumulo statistico di dati decennale, ritengo non sia possibile farlo con sufficiente attendibilita' con 1-2 test somministrati dagli stessi insegnanti, ma ho letto che e' stato fatto negli USA e con risultati attendibili.  Non so peraltro se poi in quel caso i risultati siano stati usati per modulare i salari.

Per eliminare i casi piu' eclatanti di insegnanti inappropriati comunque le ispezioni (serie) sarebbero molto migliori dei test, basterebbe un minimo di efficienza e buon senso da parte dell'amministrazione pubblica per colpire i casi di pluri-assenteisti che finiscono sui giornali e gli insegnanti che fossero platealmente incompetenti.

Infatti, posso chiedere CHI e DOVE abbia evidenza che la MSG intenda usare QUESTI test per determinare variazioni stipendiali? Intendo dire questi test e SOLO questi test!

Da una come la MSG, visti i precedenti, ci si può aspettare di tutto ma, prima di allargare la lista delle follie a lei attribuibili vorrei vedere uno straccio d'evidenza che tale è l'intenzione!

Beh, l'ha detto a mezza voce a un certo punto, l'anno scorso se non sbaglio. Adesso è un po' che non lo dice più. E' consigliata da questo tipo, che lo dice da anni. Penso (spero) proprio che ormai al ministero abbiano cambiato idea.

Anche se fosse, la risposta logica non dovrebbe essere "protestiamo contro l'eventuatlità di progressioni di carriera basate esclusivamente sui risultati dei test" invece che "boicottiamo i test"? Perché nella pratica è questo che è successo, e da osservatore esterno sembra piu' una difesa corporativa di una categoria che ha paura di una valutazione oggettiva piuttosto che un onesto tentativo di migliorare la valutazione e conseguentemente il sistema scolastico. Io voglio pure credere alla buona fede, ma quando leggo articoli come quello uscito sull'Unità mi pare che per credere alla buona fede sia necessario avere la sveglia al collo.

Eccone uno:

http://www.orizzontescuola.it/node/9604

nel piano non si parla di sostituire la progressione automatica con i risultati dei test, ma ricordo bene che ad un certo punto la Gelmini se lo lasciò sfuggire. Ma ripeto: penso abbiano cambiato idea (da un governo così, questo ed altro)

Insomma, Giuseppe, il fatto non sussiste, suvvia. Mi sembra chiaro.

Punto ed a capo, non ti pare?

http://www.istruzione.it/web/ministero/cs181110bis

no, i test invalsi non sono legati allo stipendio dei docenti ma a premi in denaro alle scuole "migliori".

 

La qual cosa, se fatta tecnicamente bene, è sia buona che giusta che fonte di salvezza (per coloro che la propria vita se la vogliono salvare).

oppure si stabilisce (udite, udite) di assegnare un incentivo ai docenti che ottengono i risultati migliori

Ma se il test è solo per matematica e italiano, come fai a incentivare i docenti di inglese, storia e biologia?

Secondo me, l'unica conseguenza reale, non trascurabile, sarà il fatto che i genitori, opportunamente informati, manderanno i figli nelle scuole che hanno ottenuto il rating migliore. In questo modo le scuole peggiori si spopoleranno e verranno chiuse o assorbite dagli istituti scolastici vicini. O è un sogno? 

Secondo me, l'unica conseguenza reale, non trascurabile, sarà il fatto che i genitori, opportunamente informati, manderanno i figli nelle scuole che hanno ottenuto il rating migliore. In questo modo le scuole peggiori si spopoleranno e verranno chiuse o assorbite dagli istituti scolastici vicini. O è un sogno? 

piuttosto un incubo... La mobilità è limitata:

problema n. 1: ci sono limiti fisici ai tempi che gli allievi possono impiegare per raggiungere la scuola, e variano con l'età. 

problema n. 2: ci sono limiti agli studenti che le scuole possono accogliere;

poi c'è il problema legale che le scuole (specie dell'obbligo) sono tenute a rispettare il bacino d'utenza... facciamo le lotterie come in quel film americano?

Le scuole possono essere assorbite, ma ho dei dubbi sul'efficienza/efficacia: un dirigente scolastico per due/tre istituti fisicamente separati non può controllare e dirigere, ci saranno insegnanti perdenti posto che alimenteranno il carosello dei trasferimenti...

Comunque, parlo per esperienza personale: avevamo scelto per nostro figlio una scuola elementare proprio basandoci su fattori come reputazione ecc. Al terzo anno c'è un trasferimento, arriva una maestra ex comandata che non metteva piede in classe da vent'anni, rovina la classe, insulta mia moglie davanti al bambino in classe, un casino, e l'anno dopo è costretta ad andarsene. Puoi scegliere la scuola migliore nei piazzamenti Invalsi, ma concretamente è la classe che importa, quello specifico gruppo di allievi e docenti e le loro dinamiche.


insulta mia moglie davanti al bambino in classe

Io i genitori non li farei neanche entrare nelle scuole… Va beh, questo non c'entra con l'INVALSI

Comunque, in molte zone delle grandi città c'è spesso molta scelta di scuole superiori piuttosto simili. Alla fine, dovendo scegliere tra un liceo scientifico con il rating INVALSI basso e una ragioneria (o qualcosa di simili) con il rating alto quasi quasi opterei per la seconda

I test di inglese e altre lingue non li fanno probabilmente perchè non conviene neanche farli, alle elementari I MAESTRI DELLE MATERIE SPECIALISTICHE NON SONO SPECIALIZZATI, i laureati in lingue ci sono dalle medie e i nostri figli sono già castrati.

NON SOLO, io a cagliari devo cambiare scuola a mio figlio perchè non sono sufficiente soddisfatto  della scuola privata dove l'ho iscritto in prima media (sempre per problemi le lingue estere), avendo fatto spagnolo come seconda lingua vado a scoprire che ci sono pochissime scuole medie con spagnolo, alcune concluderanno l'hanno prossima con la terza media e non hanno seconde e fanno quasi tutte solo francese e ho problemi su dove scriverlo.

IL MONDO SCOLASTICO NON  SEGUE IL FABBISOGNO DEL MONDO LAVORATIVO GLOBALIZZATO, L'INGLESE è CASTRATO SUL NASCERE E LA LINGUA PIù DIFFUSA AL MONDO QUI IN SARDEGNA è IN ESTINZIONE.

NON SOLO, la maggior parte delle mamme italiane ( e anche dei papà) usano la frase standard "TANTO AVRANNO TEMPO DI IMPARARLO PIù IN Là"

e dopo che fanno i test cosa cambia?

Ovvero,qual'è il processo virtuoso che si attiva dopo aver fatto i test, se ci dobbiamo tenere i maestri/professori già presenti e che molti non gli frega di essere incentivati perchè hanno serissime difficoltà a migliorarsi?

Segnalo un articolo ragionevole di Bruno Tinti sul Fatto di oggi e un post sul blog di Francesca Amabile sulla Stampa, sull'Invalsi.

I problemi del test, o meglio della sua percezione sono purtroppo:

della Gelmini nella scuola non si fida nessuno;

il fatto che

 - una volta ottenuti i risultati della valutazione non succede nulla. Certo, ci saranno articoli sui giornali, resoconti più o meno esatti qui e là, discussioni sui blog, cenere sul capo ecc. Ma nella scuola succede qualcosa? Si prendono ad esempio le scuole che mostrano risultati che si discostano significativamente dalle medie, tanto per intervenire sui casi più eclatanti, e si chiede loro una relazione e un programma di miglioramento? Oppure si manda un ispettore, oppure si chiama il dirigente, oppure si stabilisce (udite, udite) di assegnare un incentivo ai docenti che ottengono i risultati migliori?

cioè che non si capisce che effetti avrà la valutazione e i sospetti vanno dal: "è uno spottone pubblicitario contro la scuola pubblica komunista " al "le scuole che avranno risultati peggiori saranno penalizzate economicamente".

In quanto al fatto se si debba valutare il sistema scolastico, l'impegno dei docenti o l'apprendimento degli studenti, è ovvio che sono tutti interdipendenti, ma si potrebbe valutare il sistema scolastico nel senso di avere dati statistici affidabili su strutture fisiche, disponibilità di laboratori linguistici, PC, biblioteca ecc., sulla percentuale di allievi stranieri, sulle caratteristiche socioculturali del bacino d'utenza. Tuute quelle cose che i docenti devono inventarsi per sentito dire nei Piani per l'Offerta Formativa...

 

Qui a Vicenza alcuni hanno invitato gli studenti a non partecipare alla prove, non essendo obbligatorie.

A me tutto questo sembra un'assoluta follia.

Sia il fatto che dei sindacati possano invitare i propri iscritti a rifiutarsi di cooperare al processo di valutazione, sia la particizzazione del dibattito attorno alla valutazione medesima, sia gli argomenti che vedo apparire qui, assolutamente demenziali.

Paese impazzito. State davvero male forte e non ve ne rendete nemmeno conto. Tutta la mia solidarietà a persone come Stefano, che cercano di fare argine alla valanga di fango e feci che oramai sembra travolgere tutto. Ma mi sembra impresa disperata e tristemente inutile, come questo demenziale dibattito prova. 

I miei figli hanno fatto entrambi le prove Invalsi questa settimana. Nessuno dei due ha riferito di anomalie nelle presenze. Il boicottaggio a Milano mi sa che non ha avuto molto successo.

Alla fin fine, nella mia scuola, le prove Invalsi le abbiamo somministrate e corrette. La discussione in Collegio Docenti non è stata nemmeno accanita: praticamente tutti volevamo essere valutati. Nonostante quello che possa apparire dall'esterno, ci rendiamo ben conto dell'utilità di uno strumento del genere per migliorare il nostro lavoro. I rilievi erano di altro tipo:

  1. La modalità. Visto che le prove erano previste da anni, perché fissare la data a gennaio, quando le attività progettuali vengono decise a giugno dell'anno scolastico precedente, il calendario di istituto a settembre e la nostra programmazione ad ottobre? Di fatto, il 10 maggio, per le nostre seconde era previsto un viaggio di istruzione, con bus e albergo già prenotato. Non potevano comunicare il giorno della prova il primo settembre?

  2. Il nostro compenso. È del tutto opinabile se questo fosse necessario o se l'attività prevista rientrasse nelle nostre normali competenze: nemmeno su questo siamo d'accordo. Ma ci siamo sentiti presi in giro quando una circolare ministeriale del 20 aprile ci ha informato che: “ferma restando l’assoluta pertinenza sotto il profilo giuslavoristico con le mansioni proprie del profilo professionale, il riconoscimento economico per tali attività potrà essere individuato, in sede di contrattazione integrativa di istituto, ai sensi degli artt. 6 e 88 del vigente C.C.N.L..” Peccato che, in molte scuole, la contrattazione integrativa fosse già chiusa.

  3. L'utilizzo dei risultati. "Ai fini della statistica nazionale verranno utilizzati solo i risultati delle scuole campione." Il motivo mi sembra evidente: per elaborare statistiche sensate deve esserci un minimo di accortezza nella rilevazione dei dati. I numeri rilevati nelle mie classi, che non fanno parte del campione, saranno per me utilissimi nella mia programmazione futura, ma non usateli per decidere fondi e stipendi nella mia scuola! In questo caso il mio incentivo non sarebbe nemmeno a preparare gli alunni per i test, ma a passarglieli direttamente (i miei ragazzi mi hanno fatto velatamente capire che questo è successo alle medie inferiori). Il tutto si ridurrebbe ad una farsa. Se lo scopo è quello di differenziare retribuzioni e allocazione di fondi, allora è molto meglio il mercato, come una volta ebbe a dire il prof. Boldrin a proposito delle università.

Tutti e tre i punti sopra elencati erano di poco conto nel momento in cui abbiamo deciso di dare,a larga maggioranza, la nostra disponibilità per le prova: qualche fastidio procurato dalla solita disorganizzazione che regna ovunque nel nostro paese e un timore per qualcosa che non era previsto accadesse. Mi spaventa, ora, vedere che venga proposto proprio l'uso da noi paventato. Se la valutazione non è finalizzata alla didattica, ma alla distribuzione dei soldi, io voto per la competizione nel libero mercato.

Per ultimo, due parole sulla privacy: le etichette sui nostri fascicoli erano numerato con un progressivo che seguiva l'ordine alfabetico del registro di classe: credo che qualcosa non abbia funzionato in questo senso. Chiedo venia se ho scritto troppe stupidaggini, attendo le vostre correzioni.

attendo le vostre correzioni.

Fatte! Alla formattazione: ma che word processor usi? :-)

Posso suggerire di scrivere direttamente nel commento e NON fare mai cut and paste da MS-Word? Viene una cosa semi-illeggibile!

Chiedo venia se ho scritto troppe stupidaggini,

A mio avviso non ne hai detto neanche una, magari il resto del corpo insegnante italiano reagisse come te! Sul compenso non entro, visto che non ho elementi. Su modalità ed utilizzo concordo. Soprattutto, quanto riporti nel punto 3. fa riflettere: in una situazione degenerata come quella italiana la valutazione va fatta purtroppo eseguire da agenzie esterne e va preparata e gestita in modo molto più serio di quanto si faccia. Ma su questo occorre confrontarsi, non sul rigetto ideologico ed aprioristico della valutazione!

Se così si facesse e si avanzassero critiche puntuali e proposte utili, il gioco si rovescierebbero ed uscirebbero allo scoperto le incompetenze ministeriali, del ministro anzitutto! Potremmo, così facendo, SIA avere valutazioni ben fatte (e certo migliori di quelle attuali) SIA liberarsi di politicanti incompetenti, falsi e servili come la signora MSG, attuale ministro della PI.

Ma, finché a fronte della MSG che utilizza strumentalmente valutazione dei docenti e riforme per fare giochi politici in funzione elettorale c'è la follia della CGIL Scuola, dei COBAS ed altra paccottaglia reazionaria di quel tipo, ci terremo MSG (o peggio) e non avremo nessuna valutazione decente.

P.S. Il mercato, poi, neanche sognarselo! Io insisto, comunque: che ogni scuola diventi una cooperativa d'insegnanti e che a ogni studente in età scolare vengano dati gli Euro 5.000 circa che ora spendiamo per capita. E che il ministero della PI diventi un'agenzia indipendente di valutazione, omogenea sul territorio nazionale, delle performances e dei livelli di apprendimento raggiunti.

Volevo ringraziarla per gli interventi sul testo e mi scuso per averle procurato lavoro aggiuntivo.

magari il resto del corpo insegnante italiano reagisse come te!

Ovviamente la mia è una visuale molto limitata, che riguarda appena una decina di istituti superiori della provincia di Roma, ma l'idea della opportunità di una valutazione é largamente condivisa. In parte, negli anni scorsi, abbiamo cercato di organizzarci autonomamente, con verifiche finali comuni per le classi seconde.

Tra gli istituti di mia conoscenza, solo due non hanno portato a termine le prove, uno rifiutando di somministrarle e l'altro rifiutando di correggerle (visto cosa fosse la correzione, non riesco a dargli completamente torto). Entrambi hanno motivato il rifiuto con ragioni contrattuali, sulle quali non mi sento competente. Di fatto, nella nostra scuola, il rappresentante della CGIL era favorevole allo svolgimento dei test mentre i rappresentanti dei Cobas contestavano il modo ed i termini, non la prova in se stessa, ritenendo opportuno rimandarla per poterla organizzare in modo più rigoroso.

Leggo dai giornali e dai commenti posizioni molto diverse da quelle che ho potuto constatare personalmente. Non ho alcun modo per capire quanto siano rappresentative della categoria e quanto funzionali alla lotta politica.

Per quanto riguarda le cooperative, sarebbe una esperienza molto interessante. Temo però che le abilità imprenditoriali non siano molto diffuse, almeno nei licei. Probabilmente sarebbe meglio per noi essere acquistati (sempre che ne valga la pena) da qualcuno che sa fare il mestiere.

 

Bozza, lei si è guadagnato una passerella su nFA. L'articolo però è un insipido pastone alla pigibattista. e Visto che fa le pulci a un comunicato sindacale, perché usa literacy come sinonimo di abilità nella "lingua madre"? Da dove arriva tal portento?

Ma soprattutto, questa scomposta adesione al luogo comune che INVALSI = valutazione del SISTEMA dell'istruzione e formazione lascia sconfortati; è talmente un luogo comune che lei si sente in obbligo di sbertucciare: sindacati comunisti (...una volta!), studenti, dirigenti e insegnanti e tutto il processo:

In fondo, si dice, hanno delle difficoltà, l’utenza è disagiata e culturalmente deprivata, il dirigente è malato, i docenti cambiano ogni anno, mica vorrai premiare il merito e punire gli altri, e poi… i sindacati chi li sente!

Tremendo nel complesso. Soprattutto perché sembra che si salvi solo lei con la sua buona volontà.

Buona fortuna

Canclini, anche lei si è guadagnato una passerella su nFA: contento? 

Peccato che, al contrario di Stefano Bozza, lei altro non abbia da dire che offendere (con un tono di decisamente ingiustificata superiorità) uno degli autori dell'articolo. Oltre a dare aria alla lingua ed al cavo orale, ha anche qualcosa di rilevante da scrivere?

Allora, mi dica lei, Canclini, lei che sa e conosce ed è esperto e saggio ed ovviamente acculturato assai, ecco mi dica lei, mi spieghi COME si valutano in modo non completamente soggettivo i sistemi scolastici, le loro performances, i successi e gli insuccessi, e via andando.

Me lo spieghi, se lo sa. Oppure taccia, che fa molta più bella figura.

A proposito, caro Canclini, ci tengo a precisare che la tirata contro il comunicato CGIL l'ho aggiunta io. Bozza non ne e' colpevole. Quindi, se vuole prendersela con qualcuno, lo faccia con me. Grazie.

Per chi volesse approfondire ciò che dicono cgil e compagnia cantante leggete quello che dicono sull'unità

 

http://www.unita.it/italia/scuola-il-governo-dei-telequiz-br-la-denuncia-dei-prof-del-mamiani-1.276081

Impressionante sequenza di troiate, prodotto del liceo classico gentiliano.

Credono d'essere "progressisti", sono solo dei chiaccheroni provinciali imbevuti d'una cultura profondamente reazionaria. Sarebbero questi gli argomenti "intellettuali" contro i test?

Povera Italia.

La proterva ignoranza di questa gente fa spavento.

Siete proprio ridotti male: da un lato BS, GT e Gelmini, dall'altro costoro!

Anche i post dei cobas nei commenti non sono niente male.

La reazione credo che sia, da una parte, dovuta a una certa diffidenza rispetto ai metodi quantitativi - orrore! - e da un'altra, sia la difesa corporativa di una categoria che rifiuta qualsiasi innovazione in senso meritocratico, che per quelli del Mamiani significa "dividere e gerarchizzare gli insegnanti".

Per loro - che si definiscono sobriamente "l'ultimo baluardo della formazione di coscienza critica", che sono quelli della Cultura con la 'C' maiuscola, quelli che il latino migliora la capacità logiche - l'deale sarebbe venire giudicati da una bella commissione, magari di colleghi, con la quale fare quattro chiacchiere di modo che si possa dare dimostrazione effettiva della loro profondissima Cultura e preparazione, non come pretenderebbero quei grezzi neopositivisti che somministrano i test.

Mi sorprendono anche alcuni commenti sulla efficacia dei test, che tra parentesi non sono solo dei quiz. Si tratta di stabilire la verità o falsità di proposizioni e relazioni attingendo alla propria base di conoscenza o inferendola da essa. Quindi non si capisce per quale motivo non dovrebbero essere un indicatore della comprensione, conoscenza e applicazione della lingua italiana e della matematica.

Sono solo io a notare un'eloquente (apparente) contraddizione in questa lettera?

Prima ci si lamenta perche' non va bene

sparare nel mucchio, senza distinguo, accomunando tutti nella medesima condanna.

Poi ci si lamenta perche' con l'INVALSI

si realizzerà la discriminazione dei docenti. I quiz INVALSI serviranno infatti per pagare di meno quel 25% di Professori i cui studenti “sanno” di meno, e dare una mancia di cento euro al mese in più al 25% di Docenti “più bravi”!

Ovvero non si sparera' piu' nel mucchio e si faranno i distinguo.

La contraddizione e' tale solo in apparenza, ed e' eloquente perche' se uno prima dice che bisogna distinguere (tra insegnanti bravi e meno bravi) e poi dice che "non va bene distinguere tra i migliori 25% e i peggiori 25%", uno sta rivelando a quale 25% appartiene.

Se questa interpretazione vi pare "unfair" usiamone pure una che richieda meno assunzioni. Forse intendevano dire che "non va bene distinguere col sistema INVALSI tra i migliori 25% e i peggiori 25%." Bene, la lettera all'Unita' e' lunga circa mille parole. Non una di queste e' spesa per dire allora quale sistema alternativo bisogna utilizzare, giacche' se non si vuole sparare nel mucchio bisogna usarne uno! Anche questo e' eloquente: dice che non s'ha proprio da fare nessuna valutazione, perche' i risultati del loro lavoro non sono misurabili, non si possono quantificare con numeri, lettere o geroglifici che stabiliscano un qualche ordine. 

Vi faccio una domanda, allora: la scuola di Barbiana era o non era migliore di qualunque altra scuola del comune di Vicchio del Mugello? Ah, lo era, eh? E come fate a dirlo? Ah, sapevano apprendere, ragionare, e scrivere meglio dei loro pari giu' a Vicchio quei figli di condadini con le mani callose e tre dita di pantano sotto agli scarponi, eh? Ed erano nati "imparati" oppure queste capacita' che riuscite a misurare (dimostrando cosi' che sono misurabili) le avevano imparate da un insegnante e in una scuola che proprio per questo giudichiamo migliore delle altre di Vicchio? Prendetevi un giorno libero e tornate su a Barbiana a respirare l'aria buona (che quella cattiva di Roma vi ha confuso le idee). Se respirate abbastanza a fondo vi ricorderete che insegnanti e scuole si possono e si devono valutare. Se non vi piace l'INVALSI diteci come s'ha da fare, ma per favore non diteci che non si puo' fare che fate la parte dei sepolcri imbiancati.

Siamo stanchi dell’ipocrisia ufficiale e del danno che questa ipocrisia infligge a tutta la società italiana

Uh, sapeste noi, cari tre quarti dei Docenti del Liceo Classico Statale “Terenzio Mamiani” di Roma!

Questo me l'ero perso... sono d'accordo su tutta la linea.

Ogni volta che si parla di valutazione il dibattito diventa contorto, ma si polarizza sempre nello stesso modo: da una parte, chi benedice una finalmente valutazione, anche se migliorabile; dall'altra, chi vuole "buttare il bambino con l'acqua calda" e cioè rinunciare a ogni valutazione perché imperfetta.

Dopo un po' che osservo questo balletto, mi sono fatto anch'io l'idea che il partito del non valutiamo sia palesemente e consapevolmente in mala fede. Vale per l'invalsi, e per l'Università all'ennesima potenza.

Beautiful! Grazie, Giulio.

Ho condiviso quest'articolo su facebook prima di leggere i commenti, e devo dire che diversi commenti fanno letteralmente pietà.

Mia figlia ha fatto il test INVALSI nei giorni scorsi, i professori avevano sottolineato l'importanza del test e di essere presenti al test, non mi sembra la fine del mondo fare una sorta di esame/test, serve sicuramente anche alla scuola stessa, perchè al di là delle polemiche (retrograde, come sottolineano gli autori) mi sembra di capire che molti docenti, che fanno il loro dovere, hanno il futile orgoglio di vedere i risultati del loro lavoro, soprattutto laddove il corpo docente è molto unito, e il livello delle sezioni è abbastanza omogeneo.

Io non capisco niente di sistema scolastico, ma se pure in minima parte il test INVALSI serve a fare in modo che chi lavora bene veda i frutti (non economici) del proprio lavoro io penso che i test vadano fatti, e contestarne l'utilità (come se poi gli esami non esistessero) un esercizio futile.

Adesso andate dai vostri figli, che hanno fatto un test con buoni risultati, e ditegli che i test non servono a niente. Oppure andate dall'insegnante che si fa un mazzo tutto l'anno per cercare di far usare la testa ai suoi alunni e ditegli che non sarà mai riconosciuto questo suo impegno. Come si vede che molti di voi non hanno mai fatto attività che richiedono di motivare gli altri, ma aspettano solo di essere motivati, e magari la molla può pure essere quella di dire no.

Ho letto varie cose tipo "a che serve fare i test se poi non cambia niente?" oppure "non è corretto giudicare i professori dal risultato degli alunni" etc.

Mi sembrano delle scuse e di quelle che celano un pò una coda di paglia. Lascio come mancia i miei centesimi

 

  1. Sapere Serve Sempre. Se mia figlia avesse dei risultati molto distanti dalle medie nazionali e internazionali credo che sarebbe molto utile saperlo. Se è scema lei, incapace il prof o fallimentare il sistema Italia in un secondo momento si può approfondire. In prima istanza però è fondamentale avere un dato che sia un pò più oggettivo del solito giudizio sentimentale dei professori.
  2. Chi ha paura di essere giudicato? Una mia prof di greco (eh sì ce ne sono si smart anche tra loro;) diceva che visto che gli alunni non possono essere tutti stupidi, quando un professore boccia tutti è plausibile che sia lui a non essere capace di insegnare. La variazione nella preparazione degli studenti di una classe (incremento rispetto a quanto rilevato a inizio anno) è secondo me una misura attendibile della performance del docente, di cui in qualche modo si dovrebbe tenere conto.
  3. Serie A e B. Di che ci vogliamo lamentare? Del fatto che alcune scuole sono migliori di altre? Sveglia, è il mondo  è fatto così. Non siamo tutti uguali ed bene farcene una ragione. Se vogliamo fare in modo che nelle prestazioni erogate dalle scuole ci sia almeno un "minimo garantito" il primo passo è individuare, con una valutazione obbiettiva chi quel minimo non garantisce. 

 

Ho letto solo adesso il post e i commenti, che sono in Italia a una conferenza. 

E' tarda notte. Non riesco a dormire, mi leggo il corriere di ieri dove c'e' un articolo di Giuseppe Galasso che argomenta contro la valutazione accademica attraverso indici di citazioni etc. L'argomento e' sempre lo stesso:  questo tipo di valutazione non e' perfetto; ergo, lasciamo stare. Penso: che schifo; quanto ignoranti e/o in mala fede e/o di non-esistente QI bisogna essere per scrivere quell'ergo. Sono abbastanza sconvolto, devo dire. Al peggio non c'e mai fine. Allora passo a nFA, che li' e' un mondo diverso, la gente ragiona... e trovo lo stesso fottuto ergo.

Ragazzi, sull'onesta' intellettuale non si scherza. Non riesco a credere che si possa argomentare qui che i test Invalsi o altro non sono perfetti, ergo lasciamo ai sindacati (non) valutare gli insegnanti. Io spero non abbiate figli in eta' scolare.

Il paese non ha speranza. Il sofismo (di pessima qualita') fatto argomentazione pomposa. Che schifo.  

Ragazzi, sull'onesta' intellettuale non si scherza. Non riesco a credere che si possa argomentare qui che i test Invalsi o altro non sono perfetti, ergo lasciamo ai sindacati (non) valutare gli insegnanti

Come non sottoscrivere.

L'evidente disonesta intellettuale è perfettamente evidenziata in questo commento di Giulio Zanella.

sull'onesta' intellettuale non si scherza

Amen.

Sottoscrivo.

Mi aggancio qui perché mi ero perso nella selva dei commenti (nel prossimo restyling la chiarezza degli alberi delle risposte è una priorità, che tra liane, urla e rumori molesti non si capisce nulla :)  )

Insomma questa cosa dei test è davvero un bel test della situazione che viviamo.

Da un lato una lobby, quella degli insegnanti, che si vogliono sottrarre a un controllo del loro lavoro. Le motivazioni sono le più disparate, dall'idea che per somministrare i test ci sia bisogno di risorse aggiuntive, fino all'insinuazione che la forma di controllo proposta non sarebbe "esatta e obbiettiva", fino alla paura che il test possa servire a prendere decisioni relative all'amministrazione e distribuzione delle risorse (cosa che per altro mi pare già esclusa in partenza).

Il primo punto è di metodo. Decisa la pratica della valutazione, e le sue modalità, è scandaloso che istituzioni educative che si prefiggono, fra l'altro, anche finalità di insegnamento del senso civico, si rifiutino di somministrare test, esortino gli studenti a non farli e così via. A tutti questi insegnanti, pubblici e dunque tutelati da un punto di vista giuridico e contrattuale con difese che sono sconosciute agli altri lavoratori, ecco dico: a costoro non salta mai in mente che come complemento di quella loro tutela devono per ciò stesso anche (fingere di) comportarsi da veri pubblici ufficiali che quando riceveno una consegna la mettono in pratica e basta? Invece ancora una volta un semplice test diventa l'occasione per trasformare un luogo pubblico, quindi di tutti, nella solita guerra campale di sindacalismi e politicismi di sorta. Quella stessa scuola alle volte descritta con toni tra il sacro e il retorico come luogo di formazione e non di valutazione viene poi utilizzata per lotte di cortile? A me sembra tutto molto contradditorio. 

Nel merito poi ci sono le solite discussioni. I test di controllo eserciterebbero una pressione sugli studenti "oggettivando" le conoscenze che la scuola stessa dovrebbe diffondere e quantificandole in modi che per la loro parzialità lascerebbero fuori aspetti non meno importanti della formazione degli studenti. E qui, secondo me, viene fuori tutta la visione paternalista dell'insegnamento. Andare a scuola, a parte situazioni particolari e che comunque sono ulteriori rispetto alla funzione formativa di base, non significa trovare l'illuminazione totale o la formazione personale in toto...si ok quella si può anche avere, ma perché cercare di stabilire una connessione logica fra enunciati di un testo da analizzare o comprendere quale tipo di competenze matematiche uno studente abbia acquisito sia di per sè svilire il processo formativo? Tra l'altro, se le funzioni della scuola e gli impegni dei docenti si trasferissero dall'impossibile compito di formare cittadini o persone con sensibilità specialissime, a quella più basilare (che non è poco poi) di rendere accessibili conoscenze tecniche delle quali poi gli studenti faranno l'uso che vorranno e sapranno fare...ecco allora si leverà molto di quella sensazione di frustrazione che i docenti sembrano provare quando, con le parole intrise di paternalismo, si mettono a lanciare anatemi sull'immaturità dei loro discenti. Se un docente deve "solo" spiegare funzioni, grammatica italiana e inglese non ha da assumere questo tono da Atlante corruciato e intristito dall'involgarsi del mondo dei giovani! Nel mondo normale, non quello ideale, l'insegnante fa il suo lavoro e basta, senza avocare a se funzione di guida morale o cose del genere. Invece gli insegnanti italiani sembrano crogiolarsi nel meccanismo perfetto dell'inefficenza. Si boccia sempre meno, la severità latita e i votoni fioccano, epperò a sentire i docenti è sempre ricorrente questo tono da militari negli estremi avamposti del sacrificio, unici baluardi della cultura in un mondo di soli (?) veline e calciatori (in realtà moltissimi di più vogliono fare gli insegnanti delle veline, e molti ci provano sottoponendosi a qualunque prova, ma l'alto numero di chi prova a penetrare le mitiche graduatorie non è mai visto come un motivo per dire che fare gli insegnanti non sia commendevole). Alla fine sembra sempre che l'insegnamento sia una missione, e nell'adempimento di quella è già troppo se, così recita la perfetta apologia del maestro, si semina quà e là qualche tenue interesse fra gli interessi, dovendo in realtà supplire a tutte le mancanze della società in generale. Ecco, secondo me questo atteggiamento deve  finire. La scuola è certamente un'agenzia educativa, ma grazie al cielo di corpi educativi intermedi ne esistono diversi, il lavoro degli insegnanti quindi, sia sul piano della sua esecuzione che della sua valutazione  non dovrebbe essere inteso come latore di funzioni specialissime che non possono sottostare a valutazioni quali quelle alle quali è sottoposto qualunque altro lavoro.

Ps: ma poi lasciatemelo dire. Insegnanti che fanno 18 ore alla settimana (mediamente se ne fanno 40, non so se mi spiego), che non sono sottoposti ad alcun controllo perché sono dipendenti pubblici e c'è la libertà di insegnamento e quindi guai a sindacare contenuti e metodi e che a fronte di un'autonomia gestionale della didattica a loro riconosciuta continuano ancora a pretendere di essere lasciati soli a gestire il processo educativo, senza forme di controllo anche solo debolmente obbiettive e comparabili, ecco a me questi mi fanno sorridere. 

Ps: ma poi lasciatemelo dire. Insegnanti che fanno 18 ore alla settimana (mediamente se ne fanno 40, non so se mi spiego),

Le 18 ore sono le ore di lezione, che diventano credo 24 alle elementari.  Il lavoro dell'insegnante non si riduce a quello, ci sono anche le correzioni dei compiti, che prendono parecchio tempo agli insegnanti di alcune materie che hanno gli scritti, poi specie in diverse materie c'e' bisogno di tempo anche per preparare le lezioni. Poi ci sono anche un numero non trascurabile di riunioni.

Ho visto fare dei confronti con altri Paesi da dove risulta che, come e' prevedibile per uno Stato come l'Italia che funziona peggio degli altri, gli insegnanti italiani fanno meno ore di lezione rispetto alle medie estere, tuttavia le differenze credo che siano dell'ordine del 10% massimo 20%.

C'e' comunque un fatto indicativo della stupidita' dello Stato italiano (e dei sindacati che per quanto so non hanno mai fatto rivendicazioni in merito): alcune materie, come educazione fisica, non hanno compiti scritti da correggere e richiedono tempi ridotti per preparare le "lezioni".  Altre materie sono solo orali e i relativi insegnanti non devono correggere compiti scritti.  Tuttavia il numero di ore di lezione da contratto e' uguale per tutti, penalizzando proprio gli insegnanti delle materie piu' importanti dove ci sono i compiti scritti da correggere, il che specie se fatto bene richiede un tempo non trascurabile.

Posso essere franco? E' un pezzo inferiore ai vostri standard.

Sulle prove Invalsi c'è una letteratura immensa. Tra le altre cose, sono disponibili on line le prove stesse: chiunque sia veramente interessato può scaricarle e fare considerazioni sul campo.

Qui invece si parla delle prove Invalsi 'come dovrebbero essere': ad esempio, rispettose della privacy (ma quando mai: nella scuola dell'obbligo c'è un codice meccanografico che qualsiasi insegnante è in grado di decifrare all'impronta - anche perché è lui a dover riempire i questionari). 

Qui abbiamo un Ministero che invece di mettere in piedi un istituto serio, preferisce precettare gli insegnanti (tra l'altro la cosa ha un aspetto umiliante, si tratta di crocettare dei pallini per un paio di pomeriggi: una cosa che un lettore ottico farebbe in pochi minuti, ma l'insegnante costa meno). Posso capire che risulti fastidiosa la mentalità collegiale degli insegnanti italiani (nel bene e nel male è la cultura della categoria: la scuola è stata collegiale e in linea teorica lo è ancora), però ponetevi il problema da economisti: ci bloccano gli scatti salariali; promettono un fantomatico aumento a una fantomatica percentuale che otterrà migliori risultati; poi ci precettano a costo zero per controllare gli stessi esami che dovrebbero verificare i nostri risultati. Può saltarne fuori una cosa decente? A me sembra abbastanza ovvio che no. 

Basta guardare la cosa per com'è concretamente, e non per come dovrebbe essere in linea teorica, per rendersi conto che a boicottare i test Invalsi, più che la CGIL o i Cobas, è lo stesso Ministero. La CGIL protesta? I Cobas si infuriano? Ma pensate a quegli insegnanti che invece di protestare e infuriarsi sbaglieranno semplicemente a crocettare i pallini nella matrice, o a un certo punto si stancheranno e li piazzeranno a caso (tanto chi li controlla? il problema è sempre lì: pretendono di controllarci, ma più o meno a costo zero, quindi alla fine pretendono che ci controlliamo da soli: è un sistema sensato?)

Chiedo scusa per l'autopromozione (al limite cancellate), ma qui ho sviluppato un discorso un po' più lungo: http://leonardo.blog.unita.it/cosa-mi-piace-e-cosa-mi-dispiace-dei-test-invalsi-1.293046 

Il tuo post mi e' piaciuto. Il tema della valutazione dell'insegmento e' piuttosto ostico, come dici tu c'e' una letteratura enorme, credo ci torneremo visto l'interesse. 

Infatti, anche a me sarebbe piaciuto discutere, invece pare che non sia possibile, perchè parte il solito fuoco di interdizione del tipo "chi fa un po' di argomentazione è un disfattista, è contro la valutazione, contro il merito, contro il Paese...".

Che i test standardizzati abbiano una loro funzione, una loro posizione (nel panorama della valutazione) è un fatto - ma stiamo cercando di capire come erano stati intesi, posti, in questo caso. Del resto ho trattato anch'io dell'interesse, perfino in ambito di istruzione universitaria, a metter su delle prove simil-PISA

Se è certamente criticabile - per dire - il "boicottaggio" e comportamenti peggiori "anti-legalitari" di cui si è letto, meno sensato appare deridere la CGIL se scrive

[...] una vera cultura della valutazione non può essere imposta a suon di circolari, di atteggiamenti gerarchici e autoritari bensì ha bisogno, oltre che di risorse, di coinvolgimento, di consapevolezza, di partecipazione degli attori coinvolti. 

Questo è un assunto standard, fa parte della teoria della valutazione - si dovrebbe applaudire la CGIL se da quelle parti leggono la letteratura...

RR

 

 

 

Questo è un assunto standard, fa parte della teoria della valutazione - si dovrebbe applaudire la CGIL se da quelle parti leggono la letteratura...

 

E' l'assunto standard dei pedagogisti, dei professionisti della valutazione (che stanno iniziando a proliferare anche in Italia, almeno nelle università) e di quelli che non vogliono essere valutati

Questo è un assunto standard, fa parte della teoria della valutazione - si dovrebbe applaudire la CGIL se da quelle parti leggono la letteratura...

 

E' l'assunto standard dei pedagogisti, dei professionisti della valutazione (che stanno iniziando a proliferare anche in Italia, almeno nelle università) e di quelli che non vogliono essere valutati

Solito calderone che corrisponde al ritrito schema "chi non è con me è contro di me". Non sorprendentemente, le critiche a "pedagogisti e professionisti della valutazione" sono comuni a quelle di Giorgio Israel, uno dei critici dei test (e della numerologia bibliometrica). Gli opposti estremismi, come spesso accade, si toccano. RR  

 

Grazie Leonardo! Molto bello il tuo post. Non avevo letto le idiozie (snob, arroganti e "clueless") scritte dai Professori Ricolfi e Israel.

Mi pare che siamo d'accordo sulla sostanza, via. Non mi stupisce che il ministero abbia organizzato la cosa in modo cosi' dilettantesco (sarebbe stata un'idea troppo sensata usare gli scanner, no?). Ma argomenti anche tu che non e' una cattiva idea avere dei test di comprensione dei testi (non i testi sacri della letteratura italiana, semplicemente i testi che un quindicenne deve affrontare nella vita quotidiana). A te interessano per capire meglio cosa effettivamente apprendano e capiscano gli studenti. Stiamo semplicemente argomentando che possono anche aiutare a valutare scuole e insegnanti. Se uno non ha idea di cosa funzioni e cosa no, come si puo' pretendere di migliorare le cose?

Posso fare quello che rovina la serata romantica cercando di arrivare al punto?

Anche io, a dire il vero, trovo ragionevole quanto scrivi nel post che qui ci proponi.

Infatti, mi sembra che (linguaggio a parte) sostieni ESATTAMENTE quanto scritto nel post di nFA e poi nei successivi commenti. Almeno nella sostanza e tralasciando la retorica.

Quindi non capisco l'incipit e l'invito a leggersi la letteratura. Cosa manca nel post che qui stiamo discutendo?

L'osservazione che magari con uno scanner si possono fare le cose più in fretta? O che la MSG è un'incompetente? Suvvia, quante volte dobbiamo ripeterci? Quale aspetto sostanziale della questione viene eluso? Che il mercato sarebbe più adeguato per determinare quanto pagare i docenti? Che non si può chiedere al valutato di cooperare alla propria valutazione? Effettivamente, in Italia sembra impossibile chiederlo ma, oltre ad averlo già discusso varie volte, si rischia di andare fuori tema ...

L'unica novità, per così dire, e, di certo, l'unico aspetto che conta politicamente dell'intera questione INVALSI del Maggio 2011 è che grossa parte della sinistra italiana che lavora nella scuola è insorta contro il principio dei test in se e per se e che CGIL e compagnia hanno lavorato attivamente per boicottarli! Questo, non altro, mi sembra l'aspetto rilevante.

Francamente, argomentare che siccome vi hanno bloccato gli scatti salariali ALLORA voi (i "docenti de sinistra") vi rifiutate di fare i test non è che non mi sembri "profondo", mi sembra intellettualmente incoerente e politicamente suicida. Hai un datore di lavoro che ti dà degli ordini che rientrano nei suoi diritti contrattuali: se non ti piacciono ti licenzi, ma "boicottare" è inaudito. Immaginati se il dipendente del privato si mette a "boicottare" gli ordini di produzione che non gli sfagiolano! Così facendo, non solo i "docenti de sinistra" perdono l'ennesima occasione per mostrare che hanno a cuore il buon funzionamento della scuola e gli interessi concreti dei cittadini, ma offrono alla controparte una perfetta opportunità per ribattere, ancora una volta, "Visto? Questi non han voglia di lavorare e si rifiutano di cooperare alla valutazione degli studenti e del loro operato."

Nella campagna elettorale permanente in cui l'Italia vive mi sembra una scelta per la quale non trovo aggettivo appropriato. E questo, francamente, mi sembra il punto che vale la pena sottolineare. Peccato che, sull'Unità, ancora una volta abbiano perso l'occasione per farlo facendo sospettare (alcuni, dando conferma ad altri) che, effettivamente, alla sinistra non freghi nulla né della scuola, né del merito, né delle valutazioni comparative, né del premiare chi lavora e penalizzare chi non.

Questo il punto.

Ma no, Boldrin, non è il punto. A meno il senso della discussione sia dare addosso ai sindacati sempre e comunque, come purtroppo mi era parso di leggere nel post.

In generale si continua a pensare a CGIL e compagni come un Moloch che può boicottare qualsiasi cosa. Nei fatti i sindacati non riescono più nemmeno a organizzare uno sciopero decente; il boicottaggio non è stato un'iniziativa dei sindacati, ed è rimasto un fenomeno abbastanza circoscritto - soprattutto se si confronta con l'enorme opera di boicottaggio che il Ministero sta mettendo in atto, assegnando agli insegnanti quello le mansioni che dovrebbero competere agli ispettori.

Quello dello scanner non è un semplice dettaglio. Se al posto di uno scanner, che è uno strumento, ci metti l'insegnante - che è quello che dovresti valutare - tu commetti l'errore fondamentale di confondere controllore e controllato. Il risultato sarà che il controllato, non appena avrà chiaro che dall'esito della prova dipende il suo reddito, truccherà gli esiti della prova: credo che un economista non dovrebbe trovare niente da eccepire (magari un moralista no, ma il moralismo lasciamolo a casa). Succede ovviamente anche negli USA: http://www.nytimes.com/2010/06/11/education/11cheat.html?_r=2.

Di fronte a questa cosa, i sindacati cosa fanno? Suggeriscono ai tesserati di truccarsi i test? Dicono che qualsiasi test sarà sempre sbagliato? No: chiedono "coinvolgimento, consapevolezza, partecipazione degli attori coinvolti". Mi sembra il minimo ragionevole. Però su NfA diventa la dimostrazione che se le prove Invalsi falliscono è colpa dei sindacati. Senza neanche la pazienza di andarsi a leggere queste prove - e on line ci sono - e verificare se sono fatte bene o no, se possono funzionare o no. 

La discussione nel thread poi contiene numerosi equivoci: si parla di valutare lo studente, l'insegnante, o la scuola? Mi sembra di capire che molti vorrebbero sapere quali sono le scuole migliori. Per fare questo, io suggerisco sempre di tirare un dado ogni vent'anni: la scuola col punteggio più alto sarà la migliore. Dopo qualche anno lo diventerà davvero, non appena la voce correrà, i genitori e gli insegnanti più motivati faranno la fila per accedere là, mentre i meno motivati finiranno nelle altre scuole. In fondo succede già, e a suo modo funziona. Ma siete sicuri che sia lo scopo della scuola pubblica (soprattutto nella fase dell'obbligo)? A parte quel dettaglio per cui nella Costituzione c'è scritto che è compito della Repubblica rimuovere ostacoli sociali piuttosto che crearne; conviene davvero alla società isolare qualche scuola d'eccellenza dai ghetti? Non equivale a creare tensione sociale? 

La scuola serve per dare pari opportunità, questo dovrebbero dire i Sindacati. Il fatto che non lo dicano indica che se ne sono dimenticati - a loro interessa solo la Scuola come Stipendificio. 

Per poter dare pari opportunità, come diceva Calamandrei, il Popolo vuole una scuola della Repubblica, perchè l'istruzione è fortemente legata al concetto di cittadinanza. Che l'istruzione sia un servizio diverso da un servizio erogato in regime di mercato concorrenziale è chiaro a tutti al di là di Chiasso, per questo le procedure di valutazione servono per garantire e promuovere la qualità, al di là di inutili e dannose "comparazioni" con significato tendente a zero.

RR

 

"coinvolgimento, consapevolezza, partecipazione degli attori coinvolti". Mi sembra il minimo ragionevole.

A me sembra vuota retorica. In pratica cosa vuol dire? Farebbero dei test? Di che tipo? Controllati da chi? Con quali effetti in termini di finanziamento deglii istituti e/o di premi o punizioni di singoli docenti?

 

 

qui ho sviluppato un discorso un po' più lungo: http://leonardo.blog.unita.it/cosa-mi-piace-e-cosa-mi-dispiace-dei-test-invalsi-1.293046

Sono d'accordo con quello che e' scritto la'.  Vorrei sottolineare alcuni punti.

I test mi dispiacciono perché mi umiliano; non è tanto il fatto che non mi paghino due pomeriggi della mia vita (in cui probabilmente sarei a casa a correggere altre cose); è il fatto che quei due pomeriggi io li passi mettendo crocette nei cerchietti con la bic nera. Non dico che sarebbe capace qualsiasi scimmia, però uno scanner di sicuro sì, uno scanner lo farebbe più rapidamente e meglio di me

Questo e' un vizio connaturato con l'Italia almeno dalla sua unificazione.  In guerra i soldati sono sempre stati mandati con armamenti ridicoli, sul Grappa come in Russia con le suole di cartone, sempre compensando col numero le deficienze di equipaggiamento e di organizzazione. Nella prima guerra mondiale gli italiani hanno avuto tre volte piu' morti degli austriaci sullo stesso fronte, a dimostrazione che hanno valutato il loro capitale umano tre volte di meno.

Questa costante culturale italiana e' sempre presente, sempre, chi va all'ospedale pubblico viene spesso convocato ad aspettare anche per ore senza informazioni su quando sara' chiamato per la visita o l'esame, negli aereoporti italiani si aspetta senza sapere nulla in caso di ritardi, in Svezia se fai la fila per tagare le tasse ti portano il caffe', in Italia l'impiegato ti chiude lo sportello in faccia quando finisce l'orario di lavoro. Il tempo e il valore stesso dell'individuo viene valutato praticamente zero, in Italia, e' un vizio culturale difffuso ovunque, anche nei professori universitari che convocano masse di studenti agli esami senza fare una scaletta dei tempi ai quali i singoli verranno chiamati all'orale.

Nel caso specifico il vizio culturale italiano della sottovalutazione del capitale umano si combina con l'altro difetto capitale sempre italiano di aver usato tradizionalmente la spesa pubblica per comperare consenso e quindi nel caso della Scuola per assumere piu' insegnanti e spendere meno in strutture ed equipaggiamento.  Per aver cercato di invertire questa tendenza riducendo le assunzioni a parita' di servizi erogati io farei un monumento a questo ministro, ma vedo da questo esempio che la cultura rimane la stessa e il tempo degli insegnanti viene valutato meno di uno scanner.

Dunque: ben vengano i test di comprensione.

Non potrei essere piu' d'accordo con quanto scritto.  Aggiungo che i test di comprensione sono essenziali anche per contrastare altri dannosi vizi culturali italiani che danno piu' importanza all'idealismo, alla retorica, all'erudizione rispetto alla comprensione scientifica, empirica e razionale della realta'.

Qui invece si parla delle prove Invalsi 'come dovrebbero essere': ad esempio, rispettose della privacy (ma quando mai: nella scuola dell'obbligo c'è un codice meccanografico che qualsiasi insegnante è in grado di decifrare all'impronta - anche perché è lui a dover riempire i questionari)

Qui non c'é nessun "dover essere" se le scuole sono sciatte riguardo alla protezione dei dati personali e dei dati sensibili se ne assumono tutta la responsabilità e questa non è certo colpa dell'INVALSI o di qualcun'altro. Osservo che all'esterno della scuola vengono comunicati dati contraddistinti da un codice numerico che consente di risalire alla scuola stessa e alla classe. Chi siano i singoli alunni ed eventualmente i docenti di quella classe è a conoscenza esclusivamente dell'istituto scolastico.

I dati protetti sono distinti dalla normativa in personali e sensibili. In questa seconda categoria rientrano chiaramente quelli della terza scheda, il questionario, che serve a definire il "contesto", questi sono detenuti dal responsabile della privacy e devono essere trattati nel rigoroso rispetto delle norme. Le prove, a mio parere, potrebbero essere considerati come "dati personali". Ciò non significa che il docente che trascrive le risposte sulla scheda a lettura ottica si debba divertire a individuare i singoli alunni (assegnate i codici random e non per ordine alfabetico, tanto per cominciare), ma consentire di farlo ad esempio al docente di italiano o matematica di quella specifica classe, al solo scopo di effettuare una valutazione diagnostica (cosa sa fare, cosa non ha ancora capito ecc) e non amministrativa (voto).

Qui abbiamo un Ministero che invece di mettere in piedi un istituto serio, preferisce precettare gli insegnanti (tra l'altro la cosa ha un aspetto umiliante, si tratta di crocettare dei pallini per un paio di pomeriggi: una cosa che un lettore ottico farebbe in pochi minuti, ma l'insegnante costa meno). Posso capire che risulti fastidiosa la mentalità collegiale degli insegnanti italiani (nel bene e nel male è la cultura della categoria: la scuola è stata collegiale e in linea teorica lo è ancora), però ponetevi il problema da economisti: ci bloccano gli scatti salariali; promettono un fantomatico aumento a una fantomatica percentuale che otterrà migliori risultati; poi ci precettano a costo zero per controllare gli stessi esami che dovrebbero verificare i nostri risultati. Può saltarne fuori una cosa decente? A me sembra abbastanza ovvio che no.

Capisco lo sfogo ma purtroppo la realtà è proprio un'altra cosa. Su quali basi può sostenere che l'INVALSI non sia un'istituto serio? A me non risulta e dispiace veder trattato il lavoro di persone serie come Piero Cipollone (che purtroppo ha lasciato recentemente in quanto già chiamato a Washington presso la Banca Mondiale) e Roberto Ricci (responsabile del servizio nazionale di valutazione) in questo modo.

Lo scanner. Qui le cose sono due: o la scheda a lettura ottica (quella coi famigerati pallini da 10 micron) la riempiono direttamente gli studenti o la riempe qualcun'altro sulla base delle loro risposte. La prima ipotesi mi pare impraticabile, altro che errori da presbite; la seconda è l'unica praticabile. Qui indubbiamente ha ragione è un lavoro lungo e noioso e ha un costo e i soldi non ci sono o sono pochi, sia per l'INVALSI che per i docenti delle scuole impegnati. Qui però ci dobbiamo intendere se questo tipo di rilevazioni sono ritenute utili si può fare uno sforzo e trovare un accordo che compensi, almeno in parte il lavoro. Volendo si può risolvere nell'ambito della contrattazione d'Istituto. Il problema è che quest'aspetto viene preso a pretesto per un boicottaggio che è chiaramente a prescindere e che non è comunque interessato a trovare una soluzione pratica.

Gli scatti stipendiali sono stati ripristinati a seguito dell'accordo tra Voltremont e CISL UIL SNALS e Gilda (no CGIL e Cobas, ma i soldi li accettano ugualmente). Al momento è stato sbloccato il 2011 e il meccanismo individuato promette (assicura, secono i sindacati) di sbloccare anche il 2012 e il 2013. Ma questa è una cosa alla Voltremont e meriterebbe un post a parte!

Sui premi e gli incentivi non c'é al momento attuale nulla di reale, anche quanto previsto dal Decreto Brunetta è congelato sine die. Dire che queste prove saranno usate per premiare o punire i docenti e le scuole è pura disinformazione al ben preciso scopo di convincere i docenti a boicottarle.

In sostanza il problema rimane in questi termini: hanno i docenti interesse a utilizzare uno strumento di rilevazione degli apprendimenti fondato su dati trasparenti e comparabili per aprire un processo di autovalutazione e comunque di riflessione sul proprio operare e sui risultati ottenuti con lo scopo di migliorare la qualità degli apprendimenti dei propri allievi?

Se la risposta fosse stata sì molti problemi si sarebbero affrontatti diversamente, purtroppo mi sembra che esplicitamente e implicitamente sia prevalso il no.

Per me un'occasione persa. Pazienza. Buon lavoro comunque!

Scusate, non voglio fare un OT ma...cos'è questa ossessione per la privacy?

Cosa succede se si risale a chi ha fatto il test? Gli studenti si suicideranno in preda all'onta? Lo shock emotivo impedirà loro di completare lo sviluppo e rimarrano adolescenti tipo Hobbit? Le aziende si segneranno il loro nome e li bandiranno per sempre? La comunità europea impedirà loro di circolare liberamente? Youtube impedirà loro di pubblicare i filmati dove palpano la prof o dove si fanno praticare sesso orale in classe (non metto il link ma lo trovate subito con google)?

Ok se si deve rispettare la privacy la si rispetti ma mi sembra stia diventato una paranoia inutile.

Scusate, non voglio fare un OT ma...cos'è questa ossessione per la privacy?
Cosa succede se si risale a chi ha fatto il test?

 

Ma infatti non è una questione essenziale, anche se le leggi vanno rispettate. Ho voluto rispondere con precisione perché è stato uno degli argomenti presi a pretesto per contestare la validità delle prove e l'operato dell'INVALSI. In particolare fra gli studenti dove è stata fatta circolare la voce, falsa, che le prove sarebbero state utilizzate per mettere voti.

Sì certo, non mi riferivo a te ma ai "contestatori" dell'INVALSI :-)

Vado controcorrente: ma se il test non fa voto per lo studente, non c'è il rischio che i ragazzi diano risposte a caso per finire il prima possibile? A 15 anni, il pensiero di "velocizzare" la procedura io l'avrei avuto; magari poi il test l'avrei fatto, però ... 

Vado controcorrente: ma se il test non fa voto per lo studente, non c'è il rischio che i ragazzi diano risposte a caso per finire il prima possibile?

Corretto! Se a questo sommi che diversi docenti hanno esplicitamente dichiarato in classe la propria contrarietà all'effettuazione degli stessi e che non li avrebbero mai presi in mano.....

E' probabilmente un limite. Ti saprò dire meglio quando avrò studiato quelli che ho a disposizione a scuola, anche se la prima impressione è stata, per matematica, che quello che hanno sbagliato è soprattutto perché non sono abituati a ragionare e a trovare le soluzioni che non sono immediatamente riconoscibili.

Es. La metà di (1/2)50: hanno scelto (1/2)25 o peggio ancora (1/4)50 invece di (1/2)51

Ho già accennato in altro commento, perchè non si fanno test di esame obbligatori di fine anno a partire dalle elementari che incidono parzialmente sui voti finali della pagella?

Le carenze in certe materie si trascinano a lungo e incidono pesantemente sul successivo livello scolastico, è assurdo fare dei test che prendono solamente atto di lacune difficilmente rimediadili o a prezzo di enorme dispendio di energie negli anni successivi da tutti gli attori coinvolti.

Lo scanner. Qui le cose sono due: o la scheda a lettura ottica (quella coi famigerati pallini da 10 micron) la riempiono direttamente gli studenti o la riempe qualcun'altro sulla base delle loro risposte. La prima ipotesi mi pare impraticabile...

Domanda stupida: perchè è impraticabile? Posso capirlo per i test nelle elementari, ma nelle scuole medie? O nelle superiori? A 18 anni fai i test della patente (per non parlare dei mitici test psicologici dela visita di leva...), e non credo che un 15 enne o un 12 enne non sia in grado di riempire pallini. Cosa mi sfugge?

Domanda stupida: perchè è impraticabile?

Perché si devono concentrare sulle prove che sono impegnative anche in termini di tempo a disposizione. Dovresti vederle, così come sono ti assicuro che non è possibile. Andrebbe completamente riprogettato il sistema, ma francamente non essendo un esperto di questi sistemi di correzione automatica non ho idea. Inoltre erano presenti diverse risposte aperte per le quali serve necessariamente un correttore terzo (per queste INVALSI ha spedito successivamente le risposte ritenute accettabili per registrare l'esito positivo).

Grazie mille della risposta.

Non sono particolarmente competente, ma il tema mi pare interessante perché riguarda un aspetto della società che dovrebbe essere considerato fondamentale per il futuro. La mia opinione generale rimane che dovrebbe essere il mercato a stabilire la qualità del servizio e, di conseguenza, il successo od il fallimento delle singole strutture che lo forniscono: l'idea di "aziende" cooperative - ma anche no - che ha citato Michele Boldrin mi sembra una soluzione efficacissima. Però, realisticamente, dubito assai che da queste parti potrebbe affermarsi - chissà perché ..... - e, dunque, direi almeno che ogni tentativo di valutazione che non sia solo soggettivo meriterebbe di essere portato avanti, con tutti gli inevitabili difetti e con la disponibilità a modifiche in corso d'opera. Perciò, mi sarei aspettato che chi esprime contrarietà ai test di valutazione rispondesse alla domanda posta più volte - per primo da Giorgio Topa - relativa a che cosa ci sia di sbagliato nel premiare (penalizzare) i singoli insegnanti che conseguono (falliscono) l'obiettivo di PRODURRE UN MIGLIORAMENTO rispetto alle condizioni di partenza. Anche perché una simile impostazione valorizzarebbe proprio chi è più capace - per abilità e/o impegno - minimizzando l'influenza dell'ambiente. Inoltre è ragionevole pensare che ciò spingerebbe un certo numero di insegnanti a migliorare le proprie prestazioni e forse qualcuno a cambiare mestiere. Già questi sarebbero risultati positivi, no?

[...] premiare (penalizzare) i singoli insegnanti che conseguono (falliscono) l'obiettivo di PRODURRE UN MIGLIORAMENTO rispetto alle condizioni di partenza

Abbiamo già risposto, ricordando che l'azione formativa dell'insegnante non è un lavorazione di materie prime [raw materials] passive, ma attivazione di un lavoro di apprendimento da parte dello studente su sè stesso.

RR

 

Scusa la franchezza, Renzino, ma questa mi pare la consueta aria fritta. Il compito del docente è accrescere il livello di conoscenze e la capacità di comprensione dell'allievo, ed è ovvio che quest'ultimo ci debba metter del suo. Così come è lapalissiano che la bravura dell'insegnante non stia solo nell'essere preparato, ma anche nel saper coinvolgere e stimolare chi a lui viene affidato. Dunque la valutazione non può che dipendere anche da ciò.

Il compito del docente è accrescere il livello di conoscenze e la capacità di comprensione dell'allievo, ed è ovvio che quest'ultimo ci debba metter del suo. Così come è lapalissiano che la bravura dell'insegnante non stia solo nell'essere preparato, ma anche nel saper coinvolgere e stimolare chi a lui viene affidato.

Dunque siamo d'accordo: valutare un docente significa valutarne la preparazione, e la capacità di coinvolgere e stimolare chi a lui viene affidato.

RR

No, significa valutare i risultati del suo lavoro. I quali dipendono dalle sue capacità (quelle citate) e dal suo impegno. Dipendono anche da circostanze esterne: a parte il fatto che ciò vale per qualunque mestiere - pensa un po', life is unfair .... - il fatto di valutare in modo incrementale servirebbe proprio a minimizzare tale componente. Pensa che a me, nel mio lavoro, non è data una simile possibilità ...... ah, già, ma io faccio l'imprenditore e sono cattivo per definzione .....

Ottima vignetta. Chiunque conosca un pochino la scuola italiana sa benissimo quanto questa vignetta, quantomeno al nord, descriva bene la situazione.

A proposito di misura (con metodi statistici raffinati) del valore aggiunto dell'insegnamento, segnalo l'articolo "Mathematical intimidation: driven by the data" di John Ewing pubblicato su Notices of the American Mathematical Society vol. 58, n. 5, May 2011, pag.667-673. Non ci sono dubbi tuttavia che se i test debbono servire a premiare il merito dei docenti, è proprio il valore aggiunto che si dovrebbe misurare. Si tratta di una misura complessa e costosa, se fatta direttamente, che dovrebbe essere resa possibile senza riferimento a precedenti test sulla stessa popolazione attraverso questi metodi statistici raffinati. Vorrei anche dire che trovo ragionevole obiettare ai "test" perché generano comportamenti potenzialmente negativi come quello di prepararsi esclusivamente a superare i test. Debbo dire però che la mia impressione (che si riferisce solo alla matematica) è che l'inseguimento dei test del tipo di quelli somministrati da PISA, migliorerebe l'apprendimento della matematica, anche ai fini di successivi studi universitari. Insomma a mio parere un programma basato su potenziali domande dei test PISA sarebbe forse meglio degli attuali programmi e metodi di insegnamento.

Infine un aneddoto: un mio amico e collega israeliano molti anni fa mi raccontava come durante una sua visita di un anno in GB diverse scuole si litigassero per ottenere l'iscrizione di uno dei suoi numerosi figli ( immagino quello che nel 2010 è stato premiato con la medaglia Fields). Mi spiegava che le scuole che avevano gli studenti migliori ricevevano maggiori finanziamenti. Riteneva questo un assurdo: secondo lui dovevano essere finanziate maggiormente le scuole con gli studenti peggiori, che dovevano faticare di più con studenti scarsi. Ma si era allora agli albori della valutazione e non si era ancora inventato il concetto di valore aggiunto.

Faccio alcune considerazioni sparse. 

1. Sulla valutazione degli insegnanti. Qualcuno parla di una commissione esaminatrice. Io preferirei usare diversi strumenti, come (a) test standardizzati, (b) semplici valutazioni degli studenti. Entrambi gli strumenti hanno controindicazioni e vanno usati con cautela e buon senso, ma in media possono dare delle indicazioni utili sulla qualita' dell'operato del'insegnante. Si', anche le valutazioni degli studenti stessi. Certo che possono scrivere male di un insegnante ai loro occhi troppo esigente e severo, ma in media c'azzeccano.

2. Alla valutazione dev'essere collegata la possibilita' di premiare/punire. E qui torno al tema dei sindacati. Conosco meglio la realta' di New York. Qui i sindacati degli insegnanti hanno ingaggiato delle lotte furibonde contro (i) qualsiasi valutazione degli insegnanti/scuole, (ii) l'idea che stipendi e promozioni possano dipendere dalla performance degli insegnanti, (iii) l'idea che se un professore non e' bravo possa essere licenziato.

Una nostra amica, vice-preside in un liceo (e con solidissime credenziali "Democrat"!), si lamentava con noi tempo fa perche' dovendo licenziare due professori per via dei tagli al bilancio, non poteva licenziare due capre che sono stati insegnanti per anni facendo danni inenarrabili; doveva invece licenziare quelli assunti piu' di recente, anche se erano i migliori insegnanti della scuola. Perche'? Perche' le regole sindacali impongono che se si deve licenziare si licenziano gli ultimi assunti. Ma ti sembra ragionevole?? Queste "conquiste sindacali", nel tempo, hanno portato allo stato deplorevole delle scuole di New York che Renzino menziona in uno dei suoi 374 sproloqui (si Renzino, conosciamo anche noi il metodo socratico e la maieutica). [E per favore non ditemi che ci sono altri fattori: ad esempio, la forte immigrazione da paesi con alti livelli di poverta' e analfabetismo, ecc. Lo so]

I test standardizzati hanno portato alla chiusura di alcune scuole della citta' di New York che oggettivamente erano un insulto alla ragione da quanto schifo facevano. Senza la scusa dei dati "oggettivi" prodotti dai test (che lo sappiamo, sono riduttivi, imperfetti, eccetera) non si sarebbe mai riusciti a chiuderle e a mettere gli studenti in scuole meno schifose. 

si lamentava con noi tempo fa perche' dovendo licenziare due professori per via dei tagli al bilancio, non poteva licenziare due capre che sono stati insegnanti per anni facendo danni inenarrabili; doveva invece licenziare quelli assunti piu' di recente, anche se erano i migliori insegnanti della scuola. Perche'? Perche' le regole sindacali impongono che se si deve licenziare si licenziano gli ultimi assunti. Ma ti sembra ragionevole??

Spero che tu non arrivi ad attribuirmi questo tipo di ragionamento/giustificazione. Io ho invece detto che la valutazione degli insegnanti va fatta, e nel caso in questione il Preside, con con il supporto di una Commissione Giudicatrice, e nel contesto di una cornice di regole orientate al contenuto della valutazione dei docenti e non all'anzianità, può prendere la decisione di licenziare gli incapaci/inadeguati (all'insegnamento).

Per il resto, sorvolo, e lascio sproloquiare gli altri.

RR

[...] e lascio sproloquiare gli altri

che io, oramai, ho dato in abbondanza.

Le scuole saranno valutate prendendo in considerazione:

  • http://www.istruzione.it/miur-theme/images/content_li.gif); background-repeat: no-repeat no-repeat; margin: 0px;">il livello di miglioramento degli apprendimenti degli studenti, individuato attraverso i test INVALSI;
  • http://www.istruzione.it/miur-theme/images/content_li.gif); background-repeat: no-repeat no-repeat; margin: 0px;">una serie di indicatori (rapporto scuola-famiglia, rapporto scuola-territorio, gestione delle risorse, livelli di abbandono…) verificati da un team di osservatori esterni composto da un ispettore e da due esperti indipendenti che, al termine delle attività, proporranno una relazione complessiva.
Non è scritto quanto peserà il miglioramento degli Invalsi e quanto la serie di indicatori. Che, generalizzando all'estremo, nel centro città avranno valori altissimi che scenderanno via via andando verso la periferia (o verso il sud). Resta il fatto che poi è scritto: 

Alle scuole che si collocheranno nella fascia più alta sarà assegnato un premio (fino ad un massimo di 70mila euro) da destinare esclusivamente al personale effettivamente impiegato nell’istituto durante il periodo di sperimentazione.

Quindi pare di capire che che test invalsi "buoni" daranno a tutti gli insegnanti aumenti generalizzati, o qualcosa del genere.

Ho letto chi i professori potrebbero trasformarsi in "allenatori per test" e che i "test appiattiscono" e che si fornisce agli studenti "qualcosa di diverso" da quello che tutti desideriamo, che i sistemi scolastici addirittura si piegano per soddisfare i requisiti dei test.

Mi domando dal basso della mia ignoranza: che male c'è? Non è sufficiente articolare i test in modo opportuno per  essere tutti felici e contenti? Un test non deve necessarimente essere un set di domande a tranello che non misurano  un piffero, ma può ben essere concepito in modo da testare efficacemente la preparazione, il senso critico, la capacità di ragionamento e tutto quanto il resto.

Le scuole si piegano in direzone dei test? Bene, basta che i test vadano nella direzione giusta e anche le scuole ci andranno, con il non trascurabile vantaggio della valutazione obbiettiva e omogeneamente  confrontabile sia nello spazio che nel tempo. No?

Forse c'è una qualche cultura con la C maiuscola che i test non riescono a catturare, quello stesso impalpabile fluido che certi prof trasmettono e rende il loro operato non valutabile in modo quantitativo è così?

Ammesso e non concesso che sia così credete che uno studente che non sa leggere un manuale di istruzioni o calcolare una percentuale sia capace di assorbirla questa "Cultura"? Io dico intanto accertiamoci che tutti sappiano leggere e far di conto, poi la cultura (io lo scrivo piccolo) di ognuno, dipenderà (è sempre dipesa) dalla curiosità, dall'impegno e dalla capacità di ragionare, non certo dalle buone scuole che, se mai sono esistite, quando le ho finte io 15 anni addietro, già non c'erano più.  

Nessuno mi può giudicare sembra il motto nazionale e dovremmo scriverlo nella costituzione. D'altronde se i parlamentari non fi fanno processare per reati comuni (senza andare nelle leggi ad personam) perchè un professore dovrebbe accettare il giudizio? Poi c'è questa cultura impalpabile questa fluido che non si può misurare...

Scherzi a parte secondo me i test non li dovrebbero fare solo gli alunni ma anche i professori. Scommettete che viene fuori che qualcuno che ha vinto il concorso 20 o 30 anni fa non si è preso nel frattempo la briga di fare la manutenzione ordinaria?

Ci sono,imho, almeno 3 profili in base ai quali è possibile valutare un docente:

 

  1. preparazione nella materia
  2. impegno profuso nell'insegnamento 
  3. variazione nella preparazione degli studenti

 

Sul punto 1 qualcuno dirà che è umiliante e griderà allo scandalo.Io dico che ogni n anni (direi da 3 a 5) un bel ripasso generale non fa male e niente è meglio di un bel test per incentivarlo. Poi, se uno fa il suo dovere con coscienza non dovrebbe temere nulla

Sul punto 2 mettere qualche crocetta sulle cose fatte.N.di ore dedicate all'insegnamento, N. di  verifiche effettuate (meglio se test standard per tutti) N.di ore dedidcate a compilare giudizi etc. Giusto per evitare che qualcuno batta la fiacca.

Sul punto 3 se a inizio dell'anno i tuoi studenti sanno contare fino a 5 e alla fine arrivano a 10 questo mi dice qualcosa sulle tue capacità di docente (anche se siete al liceo scientifico).Poi perchè non chiederlo agli studenti stessi? Se un prof è incomprensibile per 10 classi diverse all'anno per 10 anni di fila qualche domanda sulle sue capacità comunicative vogliamo porcela?

Magari poi i test dell'INVALSI non verranno utilizzati per questo e amen però mi premeva dire che non è vero che nessuno vi può giudicare: da sempre vi giudicano tutti, i colleghi, gli studenti, i genitori e il resto della popolazione.

Fatevene una ragione 

Premetto che commento molto raramente perché non penso di poter dare contibuti illuminanti alla discussione. Provo lo stesso a risponderle, anche perché vorrei porle qualche domanda.

3. variazione nella preparazione degli studenti

Completamente d'accordo. Dovrebbe essere già una pratica condivisa (test d'ingresso -> programmazione -> verifica finale), comunque organizzare una procedura a livello nazionale può essere sicuramente utile.

2. impegno profuso nell'insegnamento 

...N.di ore dedicate all'insegnamento, N. di  verifiche effettuate (meglio se test standard per tutti) N.di ore dedidcate a compilare giudizi etc. Giusto per evitare che qualcuno batta la fiacca.

Questa  è una proposta irritante :-). Non perché non sia giusta, ma perché lo facciamo gìà in triplice copia! Nella programmazione è riportato il numero previsto di prove; nel registro di classe vengono indicati i giorni in cui vengono effettuate; nel registro personale ci sono le ore svolte e, nuovamente, date e risultati delle prove. Una scheda ulteriore mi sembra proprio una inutile e burocratica moltiplicazione di carte, molto italiana. I giudizi non li compiliamo durante le ore di servizio: le interessa veramente sapere quanto tempo dedichiamo loro? Propongo un accordo: aboliamo tutto il cartaceo, documentiamo tutto in forma elettronica in modo che una informazione vada inserita una sola volta e possa essere utilizzata da chiunque voglia: utenti, dirigenza, USP, MIUR, semplici cittadini e anche da noi docenti. Può essere una soluzione?

1. preparazione nella materia

Sul punto 1 qualcuno dirà che è umiliante...

Perché umiliante? Non so se ricorda il livello delle cose che insegnamo: mi resta difficile credere che qualche collega non abbia queste competenze. Diverso è riuscire a spiegarle, ma questo è un altro problema. Comunque verifichiamole pure, nulla in contrario. Vorrei capire se propone di verificare le conoscenze riguardo agli argomenti che trattiamo oppure alla materia in generale. Dobbiamo essere in grado di svolgere il problema di maturità o passare l'esame di Istituzioni di analisi? O produrre un lavoro originale a livello di una tesi di laurea o dottorato o di un paper scientifico? (Non sto ironizzando, essere obbligati a produrre una ricerca originale ogni tot anni, magari in inglese, potrebbe essere stimolante). 

non è vero che nessuno vi può giudicare: da sempre vi giudicano tutti, i colleghi, gli studenti, i genitori e il resto della popolazione.

Scusi ma non capisco. Mi sembra una ovvietà. Certo che ci giudicano e vengono o non vengono nella nostra scuola in base a questo giudizio  ( a proposito, per distribuire fondi e premi, può essere utile come criterio l'andamento delle iscrizioni, almeno per le superiori?). Diamo sul serio l'impressione di essere così staccati dalla realta?

Premetto che non credo di fornire contributi illuminanti, ma quando ho qualcosa da dire che credo non sia già stata detta e a me non pare un'idiozia la dico. Qualche volta mi correggono, qualcuno è d'accordo qualcuno meno, oppure mi ignorano. Inoltre direi che darci del tu è più comodo. 

Il mio punto nel commento precende era: ok alcune cose sono più facili da valutare di altre. Ad es avvitare bulloni in una data unità di tempo è facile da quantificare. Valutare come è stato impartito un insegnamento, scritta una sentenza, curato dei pazienti è cosa molto più complicata. Qualcuno sembra voler dire che visto che è complesso, non si può fare. Io penso che sia possibile ed ho pensato, cosa dovrebbe avere un buon professore? Mi sono risposto:

 

  1. Dovrebbe sapere le cose che insegna (sarà banale,ma io non lo darei per scontato)
  2. Dovrebbe essere capace di spiegarle in modo efficace
  3. Dovrebbe darsi da fare per spiegarle

 

Dai 3 punti ho ipotizzato le 3 misure. 

In merito alla misura dell'impegno, so che ci sono una serie di adempimenti formali e lungi da me l'idea di aggravare la burocrazia. Semplicemente dico che ci vogliono delle misure efficaci e obbiettive: ad es mia madre insegnava lettere alle medie ed io avevo la percezione che facesse un lavoro di backoffice superiore agli altri colleghi (senza contare che altre materie non hanno prove scritte etc.). La mia percezione è che oggi a parità di insegnamento ci possono essere sensibili differenze nell'impegno profuso dai docenti che non vengono adeguatamente misurate. Es tra un docente che ha 15 alunni e fa 2 prove l'anno e uno che ne ha 20 e fa 4 prove l'anno credo ci sia uno sforzo differente senza contare che non c'è modo di capire se le prove vengono svolte in modo omogeneo:il tema "cosa hai fatto durante le vancanze?" è più facile da correggere e necessita di minore aggiornamento rispetto a "cosa hai capito di quello che è successo di recente in Nordafrica?" La proposta sull'abolizione del cartaceo sfonda una porta aperta io aggiungerei che il sistema, che inizialmente potrebbe essere un portale web, oltre a tracciare quello che il docente fa può fungere da luogo di scambio per materiale didattico, dibattito sulle tematiche inerenti la formazione, etc.  

Sul punto della valutazione dei prof ragiono come segue: esiste al momento un incentivo che spinga i docenti ad aggiornarsi e manutenere le proprie competenze? Che io sappia gli unici sono amor proprio, dedizione al proprio lavoro e simili, aspetti nobili, ma sui quali non mi sembra opportuno basare un sistema di incentivi. Poi questa misura va letta nel complesso: se uno ha solide competenze, ma non si fa capire, ha un problema di comunicazione e si deve lavorare su quello. Se uno non è chiaro e ha competenze ai limiti della sufficienza, forse spiega male perchè certe cose non le sa o non le ha capite bene. Si tratta in ogni caso di spunti generali, se vogliamo discuterne più in dettaglio sono disponibile

Diamo sul serio l'impressione di essere così staccati dalla realta?

In qualche caso sì, ma non più di quelli che pretendono di risolvere tutti i problemi aumentando la spesa pubblica. Mi rendo conto che il tono della frase in grassetto era un po' polemico, forse dovuto ad un'insofferenza verso un sistema in cui sembra non si possa  toccare nessuno (dai taxisti ai farmacisti etc)

Cmq, proprio per essere più costruttivi, se qualcuno ha voglia di farlo il portale che abbiamo detto prima  io una o due ore gratis a settimana al progetto posso devolverle. Secondo me non ci vuole tanto per farlo (intendo la piattaforma, i contenuti poi devono metterli i prof e gli studenti) e poi lo regaliamo al ministero della pubblica istruzione. Vedessi mai che dalla mass collaboration viene fuori uno strumentino per migliorare la qualità delle nostre scuole...

Premetto...

Scusami, non intendevo insinuare che il tuo contributo non fosse illuminante, mi riferivo proprio al mio. Solitamente, quando tento di commentare e rifletto un po' più attentamente, mi accorgo o di aver frainteso il senso dello scritto precedente o che quello vorrei aggiungere non è pertinente o non ha valenza generale ecc... In questo caso non ho riflettuto abbastanza, altrimenti qualcuna delle domande me la sarei risparmiata.

La mia percezione è che oggi a parità di insegnamento ci possono essere sensibili differenze nell'impegno profuso dai docenti che non vengono adeguatamente misurate.

Sicuramente sì. Ho solo due tipi di rilievi da fare: il primo è che nessuno ci ha obbligato a firmare il contratto. Eravamo ben consapevoli di queste differenze e le abbiamo accettate. Sto scrivendo tra un pacco di compiti e l'altro. Il secondo è che temo che questo ci porterebbe in ginepraio di rivendicazioni contrattuali da cui sarebbe difficilissimo uscire. A mio avviso è meglio misurare i risultati: è probabile che l'insegnante che somministra il tema sulle vacanze ottenga risultati peggiori di quello che chiede di parlare del Nord Africa.

...esiste al momento un incentivo che spinga i docenti ad aggiornarsi e manutenere le proprie competenze? Che io sappia gli unici sono amor proprio, dedizione al proprio lavoro e simili, aspetti nobili, ma sui quali non mi sembra opportuno basare un sistema di incentivi.

Ne esiste uno, anche se forse rientra nella categoria dell'amor proprio: non essere sbranati da una classe di adolescenti che ti valuta e giudica molto accuratamente per quello che dai. Se questo non è sufficiente, va benissimo introdurne altri.

Mi rendo conto che il tono della frase in grassetto era un po' polemico, forse dovuto ad un'insofferenza verso un sistema in cui sembra non si possa  toccare nessuno (dai taxisti ai farmacisti etc)

Ti capisco perfettamente e capita anche a me, quando incontro reazioni di chiusura ingiustificate. Se ti riferisci al merito o alle retribuzioni non ho nulla da aggiungere al tuo commento. Per il resto, forse siamo la categoria statale che è stata più toccata in questi anni: tre riforme dal '96, nessuna portata ancora completamente a termine o valutata nei risultati; esami di maturità cambiati due volte; studenti rimandati, poi con debito, infine con sospensione di giudizio; adempimenti che cambiano di volta in volta; quadri orari modificati di anno in anno con conseguente variazione di cattedre che viene comunicata all'ultimo momento; blocchi stipendiali o di anzianità che vanno e vengono (ma non sarebbe più sensato onorare un contratto firmato per poi rivederlo al ribasso al momento del rinnovo successivo?). Per carità, nulla di così tragico rispetto a quello che deve affrontare in Italia un privato: solo che la confusione non ci aiuta ad assumere posizioni sensate. Per farle un esempio, non condivido la sperimentazione sul merito avviata dal MIUR perché la valutazione del docente viene affidata alla dirigenza senza aver previsto, per quanto ne so, alcun incentivo affinché venga effettuata in modo corretto: credo che proposte ben fatte incontrerebbero molta meno opposizione, fermo restando che il mercato, probabilmente, funzionerebbe meglio. Un imprenditore che decidesse di aumentare lo stipendio a tutti gli impiegati dai capelli rossi, non durerebbe molto. A quanto ho capito, un DS che si comportasse allo stesso modo, non perderebbe nulla.

se qualcuno ha voglia di farlo il portale che abbiamo detto prima  io una o due ore gratis a settimana al progetto posso devolverle. 

Grazie per la disponibilità! Ovviamente esistono già applicazioni, sia proprietarie che open source, che potrebbero funzionare. Probabilmente basterebbe che il MIUR scegliesse quale set di api utilizzare per le interfacce e che rendesse chiaro che il cartaceo non è più indispensabile.

Meritocrazia

Olivier 16/5/2011 - 11:23

Anche da me (in senso: nella scuola delle mie figlie) è giunta la discussione tra genitori sull'opportunità o meno di far partecipare i prori figli alla prova Invalsi. (?!?!?)

Leggete bene, e io di primo acchito sono rimasto alibito che i genitori potessero portare la discussione su questo filo.

Ad un certo punto, tra le mail che ci scambiamo (abbiamo un gruppo di discussione su google), una mamma arriva a contestare la prova in questione perchè si farebbe "un favore agli insegnanti" aiutandoli a poter valutare i bambini. Naturalmente, è libera di sparare le sue idee, perchè in democrazia si sa, chiunque abbia da sparare...

il filo risaliva ad una discussione aperta da un comitato padovano: http://comitatoscuolapubblica.wordpress.com/2011/05/10/perche-non-mander...

Però, mi dispiace che da certi aspetti sacrosanti e sopratutto criticabili come mancate informazioni ai genitori, costituzione di un database personalissimo e riservatissimo,  si arrivano a confusioni. Per esempio, come giustammente lo dice Michele, è insopportabile sta storia sulla privacy perchè spesso viene invocata nell'ambito sbagliato. In questo caso, per le prove invalsi, il fatto di nascondere il nome (all'atto della correzione) dovrebbe servire a creare un distacco tra i nomi dei bimbi ed il loro risultato quantitativo.

Non ha nessun senso invocarla perchè si può risalire all'identità del bambino che ha compilato il questionnario: ci mancherebbe ben altro!!! Certo che il bambino che va a scuola deve prepararsi alle prove di valutazione. Un test, una prova, un esercizio, sono momenti stressanti per tutti i ragazzi e non c'è nessun'altra possibilità che allenarsi ad affrontarle per poterle superare al meglio.

Anzi, vi direi di più. L'anonimato delle prove scritte, in Francia per esempio, per gli esami fondamentali (Maturità, concorsi Università, Grandi Scuole ecc...) è il modo in cui lo stato garantisce l'imparzialità delle correzioni. Bisogna anche aggiungere che i prof che corregono non possono avere in classe gli studenti che poi sarannò passati in correzione, perchè chiaramente potrebbero riconoscere i propri studenti e favorirli o, peggio, regolare i conti.... Questo vale anche per le prove orali quindi.

 Questi test devono essere impiegati per valutare lo stato delle cose. Cominciare subito con le grande idee di allocazione dei fondi mi sembra veramente pericoloso da subito: scusate, ma un test fra tutti rimane la maturità. E quel test sta proprio a dare una fotografia del percorso scolastico compiuto di ogni ragazzo/a.  Però prima di arrivare a far variare l'allocazione di fondi pubblici in base alla bravura di una scuola mi sembra un passo troppo veloce. Cominciamo a valutare i programmi (ore+contenuti), i prof, le condizioni (uno che segue i corsi in una classe di 15 ha un bel vantaggio rispetto ad una classe di 29 ...) e cosi via: esistenza di mezzi aggiuntivi nella scuola stessa, corsi di ricupero ecc...

Come spesso accade ultimamente, ne attesta la vignetta che ci presenta Renzino (azzeccatissima!!) sembra che qualsiasi tentativo di valutare i propri bimbi sia un atto di offesa insostenibile da parte della scuola nei confronti dei ns figli.

 è ora di smetterla con le paranoie e se si vuole costruire un sistema sul merito, si deve cominciare sul serio: dalla scuola quindi!

Dopo, è chiaro che il modo in cui vengono portati gli aspetti di valutazione del sistema nel suo insieme da parte del MIUR è a dir poco orripilante. Gli insegnanti sono presi in ostaggio due volte: da una parte il loro Ministero di tutela che non li tutela affatto e dall'altra dei sindacati che fanno politica.

Sarebbe veramente una cosa rassicurante se il Ministero sapesse di che si tratta e come organizzarlo. Invece, mi sa che, come tante cose, si sono attaccati ad un'attività che funziona bene nel resto del mondo (Europa) e che viene usata in italia per altri scopi. Non sto neanche a parlare di chi organizza il tutto, sapendo da dove proviene la sua Laurea, e mi sa che non riuscirà mai ad ottenere l'autorevolezza che si sogna. Sarebbe la fine del sistemna se la sua gente cominciasse a darle retta, perchè paradossale.

Vedete, il MIUR che pretende  portare avanti il sistema meritocratico nella scuola non può esser rappresentato da chi, il merito lo ha calpestato con i piedi.

 

 

 

Perché umiliante? Non so se ricorda il livello delle cose che insegnamo: mi resta difficile credere che qualche collega non abbia queste competenze.

Si ricreda, ho avuto esperienza quasi diretta (insegnava a mia sorella) di insegnanti di matematica che non sanno traslare le curve, e su quelli di informatica ne ho sentite di tutti i colori (cosa non sorprendente, visto che se non ho capito male si puo qualificarsi ad insegnarla con un corsetto di pochi mesi).

 

Pronto a ricredermi e a sostenere tutte le prove che possono sembrarle necessarie. Ma è sicuro della sua esperienza quasi diretta? Mio figlio frequenta la prima media e l'insegnante di tecnica ha spiegato la costruzione del triangolo isoscele. Poi ha aggiunto che per tracciare la bisettrice dell'angolo al vertice basta unire il vertice stesso con il punto medio della base. Probabilmente non ha posto l'accento sul fatto che questo metodo funziona solo per l'angolo compreso tra i due congruenti e mio figlio è tornato a casa convinto che potesse essere applicato ad ogni triangolo. Per fortuna Geogebra gli ha fatto toccare con mano che così non è.

Storie di vita vissuta:

- Papa', oggi a scuola (equivalente 2nda media italiana) ci hanno spiegato la massa!

- Bene figliolo. Cosa e' la massa?

- La massa e' il peso...

 

Ed e' toccato a me cercare di spiegare come stanno le cose, sperando che il "danno" fosse ancora riparabile.

Comunque a discolpa dell'insegnante si puo' dire che il concetto suddetto non e' proprio uno dei piu' semplici.

Purtroppo non tutti hanno a casa il papà che sa la differenza o che chiede: "cosa avete imparato a scuola".
Se può consolarti: un mio compagno di classe si trovò a spiegare, all' esaminatore della maturità, come funzionavano gli amplificatori operazionali perchè costui non lo sapeva!!!

Inizialmente non venne creduto. Così il membro interno della commissione andò a prendere "il Millman" (cioè il libro scritto da J.Millman considerato al tempo la bibbia dell'elettronica) e spiegò al suo collega di commissione quel che noi sapevamo gia da un anno.

Mi risulta che il membro interno ed il suo collega della commissione prendessero lo stesso stipendio a fine mese. Penso di sapere chi dei due è a favore dell'Invalsi e chi no :-)

No, la prof in questione ha insegnato a diversi conoscenti ed amici, era famosa per gli 'artifici matematici' che le consentevano di ottenere il risultato corretto negli esercizi del libro di testo, tipo dividere tutto per 3 o aggiungere 2, senza una motivazione plausibile.

Esercizi che immancabilmente tornavano al fratello ingegnere :)

Si puo' discutere della quantita' e diffusione, ma gli insegnanti semplicemente incompetenti esistono, se ne faccia una ragione.

Non voglio in nessun modo difendere la categoria, soprattutto senza uno straccio di evidenza a favore. In tutti i casi, se la percezione dell'utenza è questa, ben vengano strumenti che permettano di quantificare il problema ed eventualmente sanzionare determinate situazioni. Mi chiedo come alcuni personaggi abbiano fatto ad arrivare alla laurea, ma il fatto che l'abbiano raggiunta non è un buon motivo per tenerli. Solo che mi sembra che questi commenti mescolino tra loro problemi differenti: quella che aggiusta i risultati senza sfruttare l'occasione che un errore produce per mostrare come ci si auto corregge (e questa è incompetenza a prescindere dall'errore); quello che, magari, afferma che la massa è "responsabile della forza" peso e non si preoccupa di verificare che il messaggio passato non sia che la massa "è" il peso; quello a cui sono state affidate per dieci anni classi del biennio e ha bisogno di riprendere la mano quando esamina una quinta. Un operaio che per dieci anni è stato al tornio, si trova subito a suo agio con una fresa? Vorrei sia chiaro che, anche nella interpretazione più favorevole, quelli riportati sono casi di incompetenza, anche quando si dovesse dimostrare che gli insegnanti in questione padroneggiano la materia, visto che il nostro lavoro è quello di trasmetterle queste conoscenze.

 

P.S. Per quanto riguarda l'informatica, la situazione è anche peggiore. La maggior parte di noi, almeno nei licei, è autodidatta e non ha mai fatto nessun tipo di corso. Semplicemente il MIUR ha deciso che la nostra classe di concorso avrebbe insegnato anche informatica.

Appena registrato anche se seguo NFA da anni.

Trovo molto interessante l'argomento ed i commenti dei lettori, complimenti.

Confesso la mia impreparazione sull'argomento specifico, anche se potrei riportare le mie esperienze di contatti con centinaia di colleghi e clienti stranieri nei 35 anni di lavoro in gruppi internazionali svizzeri, tedeschi ed americani. Ultimi 15 anni come Amministratore delegato di una filiale in Italia. Confesso che l'utilizzo di sistemi standardizzati di valutazione sulla scuola o su altri sistemi complessi, mi crea molti dubbi, alcuni dei quali ben spiegati dai vari commentatori. Alla maturita' scientifica eravamo in 15, tutti usciti dall'esame di stato effettuato in un'altra scuola, con ottimi risultati. Siamo ancora in contatto fra di noi (due sono purtroppo mancati) e tutti abbiamo avuto un ragionevole successo nella vita professionale e familiare. Alle medie ed al liceo in particolare, la didattica era organizzata cosi': TUTTE le settimane compito in classe di latino (una settimana dal latino all'italiano e la seguente dall'italiano al latino,(!?)), compito di matematica e di inglese. Tutte le interrogazioni erano senza preavviso, in qualunque giorno della settimana e tramite numeri della tombola: uno poteva essere interrogato 10 e piu' volte in un trimestre nella stessa materia; ogni tanto, il professore interrogava a sorpresa chi non era uscito ancora. Secondo me siamo stati molto ben indirizzati e probabilmente avremmo potuto ben figurare in un test.

Fondamentale era comunque l'atteggiamento/passione dei docenti e l'accordo dei genitori a questo tipo di scuola che era si' nozionistica, ma richiedeva anche comprensione/elaborazione/discussione durante l'interrogazione. Sapere tutta le pagine a memoria al massimo riceveva un 6,5 come votazione.

Saluti a tutti

Ho appena ricevuto questo dalla scuola media di mio figlio maggiore. Fanno un test "di prova", per testare nuove domande che verranno inserite in test futuri. Una cosa assolutamente di ordinaria amministrazione, senza drammi ne' proteste...

Good Afternoon [XYZ] Parents!!

Just wanted to inform you that [XYZ] Middle School will be administering a New York State Field Test on Tuesday, May 17th periods 7th and 8th (12:45 pm to 2:10 pm). This is mandated/required by the State.  This exam is to test out new questions and will NOT be included on students academic records. ALL NEW YORK CITY SCHOOLS are administering this test.

This is mandated/required by the State.

e dice tutto! Mi fa venire in mente che durante una delle tante discussioni di questi giorni con i colleghi, uno di questi, un caro amico se ne esce fuori dicendo "non li voglio fare.... calano dall'alto." Mi è venuta spontanea la battuta: "anche lo stipendio cala dall'alto e per giunta tutti i mesi..."

Segnalo questo articolo di Norberto Bottani, il [per chi non lo sapesse] maggiore esperto italiano in materia di istruzione scolastica - benchè (come altri italiani di talento) emigrato, in Svizzera.

RR

Mah, questo signore sarà sicuramente il più grande esperto d'Europa, ma dice delle ovvietà, oltretutto chiaramente in linea con l'interpretazione riduttiva e screditante delle procedure Invalsi o analoghe.

Non mi pare che si stia elaborando una nuova e diversa visuale della scuola italiana in base ai risultati dei test. I test sono unicamente una tecnica di verifica dell'efficienza del sistema così come attualmente organizzato. In qualsiasi attività e campo viene prima il progetto, che nasce da una concezione e da una visuale degli obbiettivi, poi ci sono le tecniche e i calcoli di verifica. E' ovvio (anche se non tutti ne hanno consapevolezza) che i calcoli non sostituiscono il progetto, sono appunto strumenti di verifica. Ma indispensabili, ancorchè ovviamente calibrabili e perfettibili, come del resto un intervento precedente in questa discussione ha riferito che altrove tranquillamente avviene.

Combatterne o delegittimarne l'introduzione, come si sta facendo (consiglio ad es. il lucido articolo di Ferrera che ho indicato ieri) è unicamente una manovra corporativa intesa alla conservazione tal quale dell'attuale sistema, che fa essenzialmente gli interessi di una enorme sacca assistenziale il cui ultimo obbiettivo sembra essere quello dell'effettiva trasmissione di strumenti di conoscenza agli allievi.

GD

 

Bottani fa delle riflessioni generali e di contesto, per questo ho segnalato il suo intervento. Non dà giudizi specifici sulle prove INVALSI somministrate, che afferma esplicitamente di non aver analizzato.

E' un tentativo di rimettere un ordine alle discussioni, ritornando ad un quadro d'insieme, a ruoli, e strumenti. Mi rendo conto che, nel concreto dello scontro fra Guelfi e Ghibellini, non venga facilmente apprezzato.

RR

A me piace vedere le cose con la dimensione culturale di un popolo...

A questo punto bisognerebbe chiedere a quelli che sono contrari al sistema dei test, del rilevatore delle performance in generale, cosa temono?

Non serve a nessuno credere alla favola dell'appiattimento delle competenze. Tutti i paesi che vincono la crisi ci riescono con la performance di tutti i settori del paese, cioè privati, pubblico e industriale.

Quindi la nozione di performance non può essere solo una questione di utili generati dalle le aziende. Si tratta di una mentalità estesa a tutti i settori a tutti i livelli di collaborazione. Sembra una cosa fuori dal mondo, ma come ce lo insegna Massimiliano, esistono tantissimi collaboratori del pubblico che ci tengono alla nozione di performance del loro proprio contributo personale. Aggiungerei: meno male, perchè sarebbe la fine senza!

Oltre ai tantissimi interventi ho letto ieri sul Corriere (giornale che non gode di grande stima in questo forum, ma tant'è) un articolo di Maurizio Ferrera sulla questione Invalsi, articolo che mi è sembrato perfetto, e dice quello che avrei voluto esser capace di dire. Soprattutto ho trovato impeccabile la descrizione del metodo degli anti-invalsi. Questo è l'articolo.

GD

 

 

1) You can't control what you can't measure.

Per mettere sotto controllo Dominique Strauss-Kahn è bastata una telefonata e un intervento della polizia.

Ma si parlava di controllare l'efficacia della spesa in istruzione ... Piu' in generale di controllare l'efficacia della spesa pubblica per servizi pubblici.

1) You can't control what you can't measure.

Ma si parlava di controllare l'efficacia della spesa in istruzione ... Piu' in generale di controllare l'efficacia della spesa pubblica per servizi pubblici.

E vabbè, e lo devo fare ragionando con i piedi? Io sono del tutto favorevole alla valutazione, di ogni tipo, sempre e dovunque, e per questo ci faccio pure un blog a bella posta per Università e ricerca. Per la scuola sono pure, ovviamente, favorevole a tutte le buone pratiche internazionali, ma qui cercavo più modestamente di capire quali fossero i fondamenti del ragionamento di chi si sta scannando attorno a questi test INVALSI...

RR 

 

 

cercavo più modestamente di capire quali fossero i fondamenti del ragionamento di chi si sta scannando attorno a questi test INVALSI...

Come scritto in altri commenti, io penso che 1) sia meglio fare i test INVALSI piuttosto che non farli 2) i risultati dei test si debbano usare, con tutte le cautele determinate dal buon senso, per esempio tenendo conto del resto dell'ambiente familiare e sociale degli alunni, tenendo conto delle competenze possedute all'ingresso della scuola, e cosi' via 3) non e' realistico usare i testi per arrivare ad una valutazione del singolo insegnante senza accumulare statistiche decennali che dovrebbero poi essere analizzate con intelligenza.

L'Economist riporta: "Powerful teachers’ unions are part of the problem. They often see jobs as hereditary sinecures, the state education budget as a revenue stream to be milked and any attempt to monitor the quality of education as an intrusion. The unions can be fearsome enemies, so governments leave them to run schools in the interests of teachers rather than pupils."

Grazie per la citazione che mi sembra contenere molto di vero. In un episodio dei Simpson Bart doveva scrivere 100 volte sulla lavagna "Non e' vero che gli USA sono comandati dai sindacati degli insegnanti".

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